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Muscoli che invecchiano: individuato l'interruttore molecolare
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Muscoli che invecchiano: individuato l'interruttore molecolare

Studio su Nature Aging: nel muscolo che invecchia la cardiolipina attiva un recettore che sacrifica potenza per protezione. Apre a terapie.

Il muscolo che invecchia non cede, sceglie di proteggersi. Uno studio sull'invecchiamento muscolare pubblicato su Nature Aging dal gruppo dell'Università di Copenhagen guidato da Fabian Finger e Zachary Gerhart-Hines individua l'interruttore molecolare della transizione: la cardiolipina, un lipide che vive esclusivamente nella membrana interna dei mitocondri, il cui calo attiva un recettore nucleare che riprogramma le fibre muscolari.

La cardiolipina e il recettore ERRγ

I ricercatori danesi hanno mostrato che i livelli di cardiolipina calano con l'età sia nei topi sia nell'uomo. Quando la molecola scarseggia, i mitocondri sotto stress producono più radicali liberi e la fibra muscolare risponde attivando ERRγ, un recettore nucleare che ordina la conversione dalle fibre di tipo II, glicolitiche, veloci e potenti, alle fibre di tipo I, ossidative, lente ma più protette perché sfruttano gli zuccheri per generare antiossidanti.

Per dimostrare il nesso causale il team ha eliminato in modo tessuto-specifico il gene Crls1 in topi giovani, riproducendo lo stesso calo di cardiolipina che si osserva nell'invecchiamento muscolare naturale: gli animali hanno sviluppato la stessa transizione di fibre degli anziani. Ripristinando anche solo in parte la molecola, l'atrofia muscolare ha iniziato a regredire; bloccando invece ERRγ in colture cellulari, la transizione si è fermata del tutto. Il paper originale su Nature Aging indica quindi due bersagli distinti sulla stessa via: il lipide che sta a monte e il recettore che ne esegue l'ordine.

Perché conta per il 30-50% degli over 80 in Italia

La sarcopenia, cioè la perdita progressiva di massa e forza muscolare, colpisce in Italia il 12-13% degli anziani sotto i 70 anni che vivono a casa, il 24% tra i 70 e gli 80 anni e tra il 30% e il 50% degli over 80, secondo i dati raccolti dalle società scientifiche di riferimento. Il progetto italiano Longevity Check-up 7+, che ha coinvolto oltre 11.000 adulti, spinge il dato ancora più in alto negli ultraottantenni: 54% delle donne e 42% degli uomini.

Fino a oggi la transizione delle fibre veniva letta come un cedimento inevitabile, il preludio alle cadute, alla perdita di autonomia e all'aumento dei ricoveri. La sarcopenia raddoppia il rischio di fratture da caduta negli anziani ed è associata a un peggioramento della prognosi in quasi tutte le patologie croniche, dai tumori allo scompenso cardiaco. La scoperta di Copenhagen ribalta la cornice: la conversione delle fibre è una strategia di sopravvivenza cellulare, non un guasto, e ha un bersaglio molecolare che si può colpire dall'esterno.

Una molecola già in clinica e una linea di ricerca aperta

Sul primo bersaglio esiste già un farmaco: l'elamipretide, che stabilizza la cardiolipina e ha ottenuto dalla FDA statunitense l'approvazione accelerata per la sindrome di Barth, una malattia genetica rara del metabolismo mitocondriale. Il secondo bersaglio, ERRγ, è un recettore druggable e attivatori specifici sono già in sviluppo preclinico per altre indicazioni. La distanza tra queste due leve terapeutiche e l'anziano sarcopenico resta importante, ma per la prima volta la strada da percorrere è esplicita e sperimentalmente definita.

"La transizione delle fibre non rappresenta un cedimento del muscolo, bensì una scelta del muscolo di sacrificare la potenza in favore della protezione", ha commentato Finger. La ricerca si inserisce nella scia dei lavori che stanno riscrivendo come funzionano davvero le cellule invecchiate, dagli studi sui farmaci per il peso che preservano la massa muscolare nei topi fino ai nanotubi piezoelettrici dell'Istituto Italiano di Tecnologia pensati per stimolare le cellule dall'interno, o alle scoperte italiane sulla dinamica ultrarapida degli elettroni caldi che ridefiniscono la fisica dei materiali.

Il prossimo passo, indicato dal gruppo di Copenhagen, è verificare se aumentare la cardiolipina nel muscolo anziano o modulare ERRγ mantenga le fibre veloci senza esporre la cellula ai radicali liberi. Se la strategia regge nell'uomo, la sarcopenia entra nel gruppo delle condizioni con un bersaglio farmacologico definito, non più soltanto un destino biologico.

Domande frequenti

Che cos'è la cardiolipina e qual è il suo ruolo nell'invecchiamento muscolare?

La cardiolipina è un lipide presente esclusivamente nella membrana interna dei mitocondri. Il suo calo con l'età attiva un recettore nucleare che induce la transizione delle fibre muscolari, contribuendo alla protezione delle cellule muscolari durante l'invecchiamento.

In che modo la scoperta della transizione delle fibre muscolari cambia la comprensione della sarcopenia?

La ricerca mostra che la transizione delle fibre non è un segno di cedimento muscolare, ma una strategia di sopravvivenza cellulare. Questa nuova prospettiva suggerisce che la sarcopenia può essere affrontata intervenendo sui meccanismi molecolari responsabili della transizione.

Quali sono i potenziali bersagli terapeutici individuati dallo studio per contrastare la sarcopenia?

I due bersagli principali sono la cardiolipina, il cui livello può essere stabilizzato con farmaci come l'elamipretide, e il recettore ERRγ, per il quale sono in sviluppo attivatori specifici. Entrambi rappresentano nuove strade per interventi mirati contro la perdita muscolare.

Qual è l'impatto della sarcopenia tra la popolazione anziana in Italia?

La sarcopenia colpisce il 12-13% degli anziani sotto i 70 anni, il 24% tra i 70 e gli 80 anni e tra il 30% e il 50% degli over 80, con percentuali ancora più alte nelle donne ultraottantenni secondo recenti studi italiani.

Quali sono i prossimi passi suggeriti dalla ricerca per combattere l'invecchiamento muscolare?

Il gruppo di Copenhagen suggerisce di verificare se aumentare la cardiolipina o modulare ERRγ possa mantenere la funzionalità delle fibre muscolari senza aumentare lo stress ossidativo. Se questa strategia si dimostrerà efficace sull'uomo, la sarcopenia potrà essere trattata come una condizione con bersaglio farmacologico definito.

Esistono già farmaci approvati che agiscono su questi nuovi bersagli molecolari?

Sì, l'elamipretide, che stabilizza la cardiolipina, è già approvato negli Stati Uniti per una malattia genetica rara. Inoltre, sono in fase di sviluppo preclinico attivatori specifici per ERRγ, anche se non sono ancora disponibili per la sarcopenia.

Pubblicato il: 30 settembre 2026 alle ore 13:04

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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