Le grandi valli di Venere si stanno ancora allargando a 3-10 centimetri all'anno, un ritmo superiore a quello della dorsale medio-atlantica sulla Terra. Il modello 3D dell'ETH di Zurigo pubblicato su Nature Geoscience il 24 luglio 2026 dice che Venere resta geologicamente attivo, con tre chasmata identificati come recenti o ancora in espansione.
Il modello 3D che ribalta l'ipotesi del pianeta fossile
Il team di Xi Yang, Taras Gerya e Anna Gülcher ha costruito la prima simulazione tridimensionale termomeccanica ad alta risoluzione delle rift valley venusiane, con reologia visco-elasto-plastica compressibile. Sostituisce i vecchi modelli 2D semplificati e prevede che i fianchi rialzati siano ampi e prominenti solo finché il sistema è giovane e attivo: nel tempo, il rilassamento crostale li smussa.
Il confronto con le immagini radar della sonda Magellan della NASA, raccolte nei primi anni Novanta, mostra proprio quel profilo: fianchi rialzati e imponenti, non appiattiti. Le grandi rift valley si sarebbero quindi formate negli ultimi decine di milioni di anni, o sono ancora in fase di espansione. L'ipotesi prevalente le collocava oltre cento milioni di anni fa, come cicatrici di un'attività tettonica ormai spenta.
Le rift zone di Venere non sono un dettaglio locale: coprono circa l'8% della superficie del pianeta e superano complessivamente i 40.000 chilometri di lunghezza. Alcune singole depressioni raggiungono i 10.000 km.
3-10 cm all'anno, più veloce della dorsale medio-atlantica
Il dato di rottura è il ritmo. Secondo il modello ETH, i chasmata attivi si espandono a 3-10 centimetri all'anno. La dorsale medio-atlantica sulla Terra, per confronto, si allarga in media di circa 2,5 centimetri all'anno secondo le stime USGS. Le valli di Venere si stanno quindi aprendo a un ritmo pari o superiore a quello della principale dorsale oceanica terrestre.
Il paragone conta perché Venere non ha una tettonica a placche globale. Non ci sono zolle rigide che scivolano l'una sull'altra: l'estensione crostale nasce da un'unica litosfera continua, spinta dai movimenti profondi del mantello. Gli autori associano l'accelerazione a un'attività recente e vigorosa di plume di mantello, colonne di roccia calda che risalgono dall'interno del pianeta.
Le tre aree indicate come attive o attive fino a tempi geologicamente recenti sono Ganis Chasma, Dali Chasma e Devana Chasma. Sono le stesse dove Magellan aveva già registrato i fianchi più imponenti. Il team le indica come i bersagli prioritari per verificare se l'estensione è ancora in corso oggi o si è fermata pochi milioni di anni fa. Un ritmo di 3-10 cm all'anno implica un mantello caldo e attivo, lontano dalla condizione di pianeta congelato che parte della comunità scientifica assumeva.
Cosa cambia per EnVision, VERITAS e Venus Orbiter Mission
La missione EnVision dell'Agenzia spaziale europea è prevista per i primi anni 2030, affiancata dalla VERITAS della NASA e dalla Venus Orbiter Mission dell'ISRO indiana. Tutte porteranno strumenti capaci di misurare, con risoluzione molto maggiore di Magellan, l'ampiezza e la topografia dei fianchi dei rift. EnVision e Venus Orbiter monteranno inoltre radar in grado di penetrare nel sottosuolo, per ricostruire la struttura sepolta dei chasmata e i rapporti fra deformazione tettonica e vulcanismo.
Con il modello ETH le tre missioni hanno ora una lista di priorità osservative: Ganis, Dali e Devana. Il valore scientifico va oltre il singolo pianeta, perché la dinamica interna di un mondo geologicamente attivo senza tettonica a placche aiuta a interpretare i tanti esopianeti rocciosi scoperti nella cosiddetta Venus Zone. Un tema affine è emerso di recente per la Luna, dove i campioni della missione Chang'e-6 hanno mostrato che la magnetosfera terrestre dimezza il vento solare sulla faccia visibile.
Le prime immagini ad alta risoluzione dei fianchi di Ganis Chasma arriveranno con la fase scientifica di EnVision, attesa entro il 2035: il modello ETH sarà messo alla prova numero per numero.
Domande frequenti
Perché lo studio delle valli di Venere è importante per la geologia planetaria?
Lo studio dimostra che Venere è ancora geologicamente attivo, smentendo l'idea che fosse un pianeta ormai 'fossile'. Capire la dinamica interna di un pianeta senza tettonica a placche aiuta anche a interpretare la struttura di altri pianeti rocciosi, inclusi gli esopianeti nella 'Venus Zone'.
Quanto velocemente si stanno allargando le rift valley su Venere rispetto alla Terra?
Le rift valley di Venere si stanno espandendo a un ritmo di 3-10 centimetri all'anno, superiore a quello della dorsale medio-atlantica terrestre che si allarga a circa 2,5 centimetri all'anno. Questo indica una notevole attività interna nel pianeta.
Quali sono le principali aree attive individuate dallo studio su Venere?
Le aree considerate attive o attive fino a tempi geologicamente recenti sono Ganis Chasma, Dali Chasma e Devana Chasma. Queste zone sono prioritarie per le future osservazioni delle missioni spaziali.
Che ruolo avranno le prossime missioni EnVision, VERITAS e Venus Orbiter nello studio delle valli di Venere?
Queste missioni utilizzeranno strumenti avanzati per misurare la topografia e la struttura interna delle rift valley, con una risoluzione superiore rispetto alle precedenti osservazioni di Magellan. I dati raccolti permetteranno di verificare se l'espansione delle valli è ancora in corso e di approfondire la relazione tra deformazione tettonica e vulcanismo.
In che modo il nuovo modello 3D dell’ETH di Zurigo ha cambiato la comprensione delle rift valley venusiane?
Il modello 3D ad alta risoluzione ha sostituito i precedenti modelli 2D, mostrando che i fianchi rialzati delle valli sono segno di attività recente. Questo suggerisce che le rift valley sono molto più giovani di quanto si pensasse e potrebbero essere ancora in espansione.
Cosa suggerisce la presenza di plume di mantello su Venere?
La presenza di plume di mantello, ovvero colonne di roccia calda che risalgono dall’interno del pianeta, è associata all’attività recente e vigorosa delle rift valley. Questo fenomeno contribuisce all’allargamento rapido delle valli e indica un mantello venusiano caldo e attivo.