Il nuovo rapporto di Cambridge University Press & Assessment sulla didattica dell'inglese e l'intelligenza artificiale, pubblicato il 1 ottobre 2026, raccomanda di dare voce ai docenti nelle politiche AI delle scuole. In Italia quel ponte è particolarmente stretto: solo il 44% dei maturandi raggiunge il livello B2 di listening e il piano da 100 milioni per gli hub formativi sull'AI non tocca le lingue straniere.
Cosa dice il rapporto Cambridge
Il documento, intitolato Shaping AI Policy and Practice in English Language Teaching, raccoglie le pratiche di 15 insegnanti di inglese di 13 paesi diversi che hanno iniziato a usare la GenAI in classe. Si rivolge a scuola primaria, secondaria, università ed educazione degli adulti, pubbliche e private.
Dalle interviste gli autori ricavano otto principi per integrare l'AI nelle scuole. Il primo riguarda la governance: insegnanti e studenti devono contribuire alle decisioni su quali strumenti adottare, perché le politiche siano ancorate alla realtà delle aule. Gli altri principi insistono sulla formazione continua dei docenti, sull'alfabetizzazione critica degli studenti, sulla riforma dei sistemi di valutazione, sulla tutela della privacy e dell'autonomia professionale, sull'accesso equo in contesti con risorse limitate.
La peculiarità del lavoro, rispetto a buona parte della letteratura, è il punto di partenza: non le opinioni dei docenti sull'AI, ma il modo in cui la stanno davvero usando per insegnare la lingua inglese.
I numeri italiani che pesano sull'inglese
Il rapporto arriva in un paese che sulla lingua inglese resta fragile. Nelle prove INVALSI 2025, al termine del secondo ciclo, solo il 55% degli studenti raggiunge il traguardo B2 nel reading (B1+ per i professionali) e appena il 44% nel listening. Il divario territoriale è ampio: al Grado 13 i livelli B1/B2 vengono raggiunti dal 28,6% dei ragazzi del Sud e dal 27,3% delle Isole, contro oltre il 60% del Nord Est.
I dati completi delle prove INVALSI 2025 di inglese mostrano anche il tallone d'Achille: cresce la comprensione, resta debole la produzione. L'indicatore internazionale conferma. Nell'EF English Proficiency Index 2025 l'Italia scende al 59° posto nel mondo e al 35° su 37 in Europa, con un punteggio di 513 (contro i 528 del 2024). Il valore più basso è proprio sullo speaking, 417 punti, cioè la competenza che un'AI conversazionale potrebbe esercitare in modo capillare.
È il contesto in cui si innesta il principio Cambridge dell'alfabetizzazione critica all'AI: se gli studenti italiani incontrano la GenAI prima in inglese che in italiano, e con un livello di partenza che per metà classe non arriva al B2, il rischio di delegare il compito, invece di usarlo come supporto, è concreto.
Il piano MIM da 100 milioni e la casella vuota delle lingue
Il governo è intervenuto con un pacchetto normativo che intreccia PNRR e il disegno di legge sull'intelligenza artificiale, atteso al Consiglio dei Ministri con 100 milioni dedicati alla scuola. Sul fronte attuativo il Ministero dell'istruzione e del merito ha pubblicato l'avviso Snodi formativi per la transizione digitale sull'uso dell'AI nella scuola: 99,96 milioni di euro, fino a 50.000 euro per scuola, 2.100 istituti finanziati con il DM 219 del 11 novembre 2025.
L'avviso finanzia hub territoriali di formazione per docenti, personale ATA e dirigenti sull'uso trasversale dell'AI, non su discipline specifiche. In concreto significa che la didattica delle lingue, dove la GenAI ha un impatto più immediato (correzione, conversazione, personalizzazione del livello), non ha una traccia dedicata, né un budget separato, né obiettivi di competenza misurabili sul lessico, sulla pronuncia o sulla produzione orale.
Il rapporto Cambridge spinge nella direzione opposta: integrare l'AI nel curriculum della lingua straniera a partire da indicatori concreti e da scelte dei docenti. Il piano italiano, oggi, lascia quelle scelte alle singole scuole senza criteri di qualità specifici per l'inglese, in un contesto in cui il rapporto CISF 2026 segnala la fatica delle famiglie a seguire la scuola sulle tecnologie.
Il prossimo passaggio utile sarebbe un addendum ministeriale che leghi gli snodi formativi ai livelli QCER e colmi il gap tra i principi Cambridge e la pratica delle aule italiane: senza questo tassello, i 100 milioni rischiano di sostenere corsi generici su strumenti che gli studenti già usano, senza spostare il livello di inglese che le prove misurano ogni anno.
Domande frequenti
Quali sono i principali principi raccomandati dal rapporto Cambridge per integrare l'AI nella didattica dell'inglese?
Il rapporto Cambridge individua otto principi, tra cui la governance condivisa con docenti e studenti, formazione continua degli insegnanti, alfabetizzazione critica degli studenti, riforma della valutazione, tutela della privacy e autonomia professionale, e accesso equo agli strumenti in contesti con risorse limitate.
Qual è la situazione dell'apprendimento della lingua inglese in Italia secondo i dati recenti?
In Italia, solo il 55% degli studenti raggiunge il livello B2 nel reading e il 44% nel listening alle prove INVALSI 2025, con forti divari territoriali e debolezze soprattutto nella produzione orale. L'Italia occupa inoltre una posizione bassa negli indici internazionali di competenza linguistica.
Come viene utilizzato il finanziamento di 100 milioni di euro per l'AI nella scuola italiana?
Il finanziamento è destinato a hub territoriali di formazione su AI per docenti, personale ATA e dirigenti, ma non prevede percorsi specifici o obiettivi dedicati alle lingue straniere come l'inglese. Le scelte didattiche restano quindi a discrezione delle singole scuole, senza criteri nazionali mirati all'apprendimento linguistico.
In che modo l'AI può supportare l'apprendimento dell'inglese, secondo il rapporto Cambridge?
La GenAI può essere utile per esercitare la conversazione, correggere errori e personalizzare il livello di apprendimento, agendo soprattutto sulle competenze di produzione orale e lessicale che risultano carenti in Italia.
Quali criticità evidenzia il rapporto tra le politiche italiane sull'AI a scuola e la didattica dell'inglese?
Il rapporto Cambridge sottolinea che il piano italiano non collega in maniera strutturata la formazione sull'AI agli obiettivi specifici di apprendimento della lingua inglese, rischiando così di attuare interventi generici che non migliorano i risultati misurati annualmente dalle prove ufficiali.