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Laboratori robotici e AI: il Robotics Innovation Center di Tokyo a supporto della ricerca
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Laboratori robotici e AI: il Robotics Innovation Center di Tokyo a supporto della ricerca

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Dieci robot a Tokyo conducono esperimenti autonomi: come funzionano i laboratori robot con AI, cosa cambia per i ricercatori e quali sono i limiti.

Indice: In breve | Cos'è un laboratorio robotizzato con AI | Come l'AI guida un esperimento, passo per passo | Cosa cambia per i ricercatori | I limiti attuali dei laboratori robot | Domande frequenti

In breve

  • Il Robotics Innovation Center dell'Institute of Science Tokyo, aperto nell'aprile 2026, ospita dieci robot a due braccia che gestiscono esperimenti biologici.
  • Un software di intelligenza artificiale ha testato 144 condizioni in 111 giorni per ottimizzare la coltura di cellule staminali umane.
  • L'obiettivo dichiarato è arrivare a un laboratorio factory-scale con migliaia di robot fra il 2040 e il 2050.
  • I ricercatori restano indispensabili per preparare reagenti, riparare guasti e gestire gli errori non standard.
  • I laboratori completamente autonomi sono ancora in fase di proof-of-concept secondo i chimici del settore.

Cos'è un laboratorio robotizzato con AI

Il Robotics Innovation Center dell'Institute of Science Tokyo (Sci-Tokyo) ha aperto nell'aprile 2026 una struttura in cui dieci robot a due braccia eseguono compiti di base nella ricerca biologica: manipolare liquidi, coltivare cellule su piastre e operare strumenti scientifici. Il coordinamento è affidato a Genki Kanda, ricercatore in automazione, che descrive l'impianto come la prima tappa verso una struttura factory-scale condivisa fra più gruppi di ricerca.

A differenza dei sistemi a un braccio già diffusi da almeno un decennio nelle scienze della vita, i bracci doppi gestiscono operazioni più complesse, spiega Yan Zeng, materials scientist alla Vanderbilt University di Nashville. L'elemento nuovo è il software di intelligenza artificiale integrato: i bracci robotici non si limitano ad automatizzare i protocolli, ma scelgono come migliorarli ciclo dopo ciclo. La definizione operativa, in letteratura, è quella di self-driving lab.

Come l'AI guida un esperimento, passo per passo

Il flusso di lavoro nel centro di Tokyo segue uno schema iterativo, in cui il ricercatore definisce l'obiettivo e l'algoritmo gestisce la maggior parte delle decisioni operative. I cinque passaggi descritti da Kanda e dal suo team possono essere ricostruiti così.

  1. Definizione dell'obiettivo: i ricercatori indicano il risultato atteso, per esempio la coltura ottimale di cellule staminali umane.
  2. Generazione delle ipotesi sperimentali: l'algoritmo propone combinazioni di parametri da testare. Nel caso di Tokyo, sono state esplorate 144 condizioni in 111 giorni.
  3. Esecuzione automatica: i bracci robotici manipolano reagenti, piastre e strumenti, lavorando anche di notte e nei giorni festivi.
  4. Imaging e predizione: un secondo programma analizza le immagini delle cellule, predice la curva di crescita e individua il momento ottimale per il raccolto.
  5. Aggiustamento iterativo: i dati raccolti vengono reimmessi nel modello, che affina il protocollo per il ciclo successivo, riducendo il numero di tentativi necessari.

Cosa cambia per i ricercatori

L'effetto principale, secondo Kanda, è la riduzione del tempo speso in compiti ripetitivi. Il personale dedica più ore alla progettazione degli esperimenti, all'interpretazione dei dati e alla generazione di nuove ipotesi. Nel laboratorio di Tokyo i robot hanno curato colture cellulari per otto giorni consecutivi mentre il team era in ferie, senza interruzioni del ciclo di osservazione.

Yan Zeng accosta il modello al CERN, il laboratorio europeo di fisica delle particelle: una struttura condivisa che ricercatori di paesi diversi possono usare a rotazione. Sci-Tokyo ha dichiarato di voler aprire l'accesso ad altri ricercatori dell'istituto entro la fine del 2026, con un orizzonte di lungo periodo che prevede un impianto factory-scale e migliaia di robot fra il 2040 e il 2050.

L'altro fronte di cambiamento riguarda la riproducibilità degli esperimenti. Quando l'esecuzione è demandata a un robot, ogni passaggio viene registrato con tempi e dosaggi precisi, e i protocolli possono essere replicati altrove con minime variazioni. La promessa, ancora da verificare su larga scala, è che la ricerca biotech diventi meno dipendente dalla manualità del singolo operatore e più confrontabile fra centri diversi.

I limiti attuali dei laboratori robot

Supervisione umana ancora indispensabile: il team di Kanda continua a preparare reagenti e materiali, a fare troubleshooting e a ripulire dopo gli esperimenti. Quando i consumabili si esauriscono a metà ciclo, qualcuno deve intervenire fisicamente per ricaricarli, e lo stesso vale per la manutenzione ordinaria della strumentazione.

Errori non sempre auto-correggibili: Andrew Cooper, chimico dell'Università di Liverpool, segnala che la correzione automatica di errori come la caduta di una provetta è ancora in fase di proof-of-concept. I robot riconoscono molti problemi, ma non tutti, e quando il guasto è meccanico la diagnosi resta affidata all'occhio umano.

Integrazione software-hardware complessa: far dialogare l'intelligenza artificiale con sistemi fisici richiede competenze di programmazione avanzate, non sempre disponibili nei gruppi di ricerca biologica. È una delle ragioni per cui i laboratori pienamente autonomi restano un orizzonte di medio-lungo periodo, sostiene Cooper.

Accesso ancora limitato a pochi centri: queste strutture esistono in un numero ristretto di poli di eccellenza. La prospettiva di un accesso globale paragonabile a quello del CERN è dichiarata, ma resta da costruire come governance, calendario di accesso e modello di costi sostenibili nel tempo.

Domande frequenti

Quanti robot ci sono nel laboratorio di Tokyo?

Il Robotics Innovation Center dell'Institute of Science Tokyo ha dieci robot a due braccia operativi dall'apertura ad aprile 2026, dedicati a esperimenti di biologia cellulare e alla gestione di colture.

I robot possono lavorare senza ricercatori umani?

Possono gestire colture cellulari per più giorni in autonomia, come dimostrato dagli otto giorni di operatività durante un periodo di ferie del personale. Restano necessari interventi umani per riparazioni, preparazione dei reagenti e gestione di errori non standard.

Cosa fa esattamente l'intelligenza artificiale integrata?

L'AI propone protocolli sperimentali, analizza immagini delle colture, predice la crescita cellulare e ottimizza i parametri tra un ciclo e l'altro. A Tokyo ha esplorato 144 condizioni di coltura in 111 giorni per cellule staminali umane.

Esistono altri laboratori robot simili nel mondo?

Sistemi con bracci robotici singoli sono diffusi da almeno un decennio in molti centri di ricerca biologica. La novità di Sci-Tokyo è la combinazione di robot a due braccia con software AI capace di prendere decisioni sperimentali iterative.

Quando saranno pronti laboratori pienamente autonomi?

Secondo Andrew Cooper la piena autonomia è ancora una prospettiva di proof-of-concept. Il piano del centro di Tokyo prevede una struttura factory-scale con migliaia di robot fra il 2040 e il 2050, accessibile anche a gruppi esterni all'istituto. Il modello di Tokyo apre un capitolo nuovo per la ricerca biotecnologica: l'idea che un laboratorio possa funzionare in modo continuo, con cicli sperimentali decisi dall'algoritmo, non è più solo una proiezione. Il prossimo banco di prova è la scalabilità, e con essa la governance: chi gestirà l'accesso, chi pagherà l'infrastruttura, quali discipline sapranno integrare i nuovi protocolli nella propria pratica quotidiana di ricerca.

Pubblicato il: 5 giugno 2026 alle ore 06:57

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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