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La ricerca sul leopardo delle nevi: da 3mila esemplari ai 7.446 di PAWS
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La ricerca sul leopardo delle nevi: da 3mila esemplari ai 7.446 di PAWS

Il libro di Suryawanshi parla di 3mila esemplari. Il programma PAWS e la scuola di Sandro Lovari a Siena raccontano una stima diversa: ecco i dati.

Solferino porta in libreria Il fantasma delle montagne di Kulbhushansingh Suryawanshi, direttore del programma India dello Snow Leopard Trust e da vent'anni sul campo negli undici Stati dell'areale del felino. Il libro parla di circa 3mila esemplari in natura, ma la stima ufficiale della Scheda IUCN sul leopardo delle nevi del Cat Specialist Group oggi è più che doppia: 7.446-7.996 individui, 2.710-3.386 dei quali adulti riproduttivi.

Chi è Suryawanshi e cosa studia davvero

Suryawanshi non è solo un divulgatore. È India Program Director dello Snow Leopard Trust, Fellow della British Ecological Society, National Geographic Explorer e ricercatore del Nature Conservation Foundation. Il suo lavoro non si concentra sull'avvistamento romantico raccontato da Peter Matthiessen e Sylvain Tesson, ma su un problema molto più tecnico: quantificare le densità di *Panthera uncia*, misurare la disponibilità di prede selvatiche (ibex, blue sheep) e capire quando il felino attacca il bestiame delle comunità pastorali dell'alta quota.

In vent'anni il metodo è cambiato completamente. Le fototrappole hanno sostituito gli appostamenti, i radiocollari hanno reso possibile la stima delle aree vitali, l'analisi genetica del pelo permette di riconoscere il singolo animale. Sono questi strumenti, non i taccuini di viaggio, ad aver spostato la conoscenza della specie dal terreno letterario a quello quantitativo.

I numeri veri: dal declassamento 2017 al programma PAWS

Il 14 settembre 2017 l'IUCN ha declassato il leopardo delle nevi da *Endangered* a *Vulnerable*, categoria in cui era rimasto dal 1986. La decisione, contestata dallo stesso Snow Leopard Trust, si basa proprio sulle nuove stime: la popolazione totale è passata dai 4mila-6mila degli anni Duemila ai 7.446-7.996 attuali. Non perché siano nati più esemplari, ma perché per la prima volta i ricercatori li hanno contati con metodi comparabili.

A rendere possibile il salto di qualità è il Programma PAWS del Global Snow Leopard and Ecosystem Protection Program, lanciato al forum di Bishkek nel 2017 e adottato da tutti i dodici Stati dell'areale. Tra 2015 e 2021 sono state realizzate 159 survey coordinate con protocolli di spatial capture-recapture, che coprono circa il 10% dell'habitat globale. I primi risultati nazionali sono arrivati nel 2024-2025: il Nepal ha stimato 397 individui, la sola provincia cinese del Qinghai ne conta 1.002 nella regione di Sanjiangyuan, densità di 0,9 esemplari ogni cento chilometri quadrati.

La scuola italiana che pochi conoscono

Il libro di Suryawanshi cita di sfuggita Sandro Lovari come autore di un altro classico, *Il leopardo dagli occhi di ghiaccio*. In realtà Lovari, professore emerito dell'Università di Siena e già ordinario di zoologia, presiede lo Steering Committee dello Snow Leopard Network, il consorzio internazionale che riunisce chi studia la specie sul campo. Dal 2002 il suo gruppo di ricerca coordina i monitoraggi nel Parco Nazionale dell'Everest (Sagarmatha) che hanno documentato il ritorno stabile del felino sul versante nepalese.

È una posizione internazionale che di rado fa notizia nel dibattito interno sulla ricerca. Eppure si inserisce in un flusso più ampio di eccellenze italiane spesso poco visibili, dai 50 giovani ricercatori italiani premiati dal Consiglio europeo della ricerca fino ai progetti di mobilità scientifica bilaterale tra Kenya e Italia e agli studi ecologici applicati come la ricerca UniPD sul Mose e le barene della laguna di Venezia.

Cosa dice il libro che i numeri non dicono

Restano due nodi che neanche PAWS chiude. Il primo è la coabitazione con l'economia locale: una pashmina in cashmere di capra a vello sottile, la stessa razza che diventa preda del felino quando mancano gli stambecchi, arriva a costare 17mila dollari sui mercati asiatici, e questo pesa più di ogni bando di conservazione. Il secondo è la pressione delle infrastrutture, dagli scavi minerari ai grandi parchi solari fotovoltaici in progetto sugli altipiani, che nel prossimo decennio potrebbero sottrarre habitat più velocemente di quanto le survey lo censiscano.

Suryawanshi chiude il suo libro portando la figlia di nove anni a cercare il fantasma maculato: un gesto personale che dice quanto la conservazione, oggi, si misuri più con la generazione successiva che con i censimenti dell'anno in corso.

Domande frequenti

Chi è Kulbhushansingh Suryawanshi e qual è il suo ruolo nella ricerca sul leopardo delle nevi?

Kulbhushansingh Suryawanshi è il direttore del programma India dello Snow Leopard Trust ed è attivo da vent'anni nella ricerca sul campo. Il suo lavoro si concentra sulla quantificazione delle densità del leopardo delle nevi, la disponibilità di prede e le interazioni con le comunità pastorali.

Perché le stime della popolazione del leopardo delle nevi sono cambiate negli ultimi anni?

Le stime sono cambiate grazie all’introduzione di nuove tecniche scientifiche come fototrappole, radiocollari e analisi genetiche, che hanno permesso conteggi più precisi e confrontabili a livello internazionale. Non sono aumentati gli esemplari, ma è migliorato il metodo di rilevamento.

Cos’è il programma PAWS e quale impatto ha avuto sulla conoscenza del leopardo delle nevi?

Il programma PAWS è un'iniziativa lanciata nel 2017 per coordinare survey scientifiche con protocolli standardizzati in tutti i Paesi dell’areale del leopardo delle nevi. Ha permesso di coprire circa il 10% dell’habitat globale e fornire le prime stime affidabili su base nazionale.

Qual è il contributo italiano alla ricerca sul leopardo delle nevi?

L’Italia è rappresentata da Sandro Lovari, professore emerito dell’Università di Siena, che coordina monitoraggi nel Parco Nazionale dell’Everest e presiede lo Steering Committee dello Snow Leopard Network. Il suo gruppo ha documentato il ritorno stabile del felino sul versante nepalese.

Quali sono le principali minacce attuali per il leopardo delle nevi secondo l’articolo?

Le principali minacce sono la pressione economica delle comunità locali, come il valore della pashmina di capra, e la perdita di habitat dovuta a infrastrutture come miniere e parchi solari. Questi fattori potrebbero ridurre l’habitat più rapidamente di quanto i censimenti riescano a monitorare.

Pubblicato il: 6 settembre 2026 alle ore 11:38

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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