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Il cervello del Megantereon: predatore visivo a metà fra puma e tigre
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Il cervello del Megantereon: predatore visivo a metà fra puma e tigre

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Tre crani fossili, una TAC e l'Università di Firenze: ecco il cervello del Megantereon italiano e perché ricorda più il puma che il leone.

Tre crani fossili passati al CT scan, sei ricercatori e un risultato che mancava da quasi duecento anni: il primo ritratto neuroanatomico della Megantereon cultridens, la tigre dai denti a sciabola vissuta in Europa fra 3,6 e 0,4 milioni di anni fa, con esemplari ritrovati anche nei depositi italiani.

Tre crani, una TAC e un team italiano

Lo studio è uscito il 29 aprile 2026 su The Anatomical Record ed è firmato dal gruppo del Paleo[Fab]Lab dell'Università di Firenze (Ilaria Meli, Joan Madurell-Malapeira, Lorenzo Rook, Saverio Bartolini-Lucenti) con la collaborazione di Margot Michaud fra Università di Liegi e Institut Polytechnique UniLaSalle.

Il team ha analizzato tre crani provenienti da Spagna, Italia e Francia, scelti perché abbastanza ben conservati da permettere la ricostruzione dell'endocranio, un calco digitale che riproduce gli spazi interni del cranio e quindi la forma del cervello. La specie ha un legame antico con la penisola: la descrisse Georges Cuvier nel 1824 su due denti raccolti nei sedimenti pliocenici del Valdarno toscano.

Identikit cerebrale: visione potente, olfatto ridotto, cervelletto sviluppato

Le scansioni mostrano un cervello compresso lungo l'asse antero-posteriore, con lobi frontali più sviluppati rispetto ai felini attuali e tratti olfattivi corti. La conformazione del sulcus ectosylvius e l'assenza del gyrus intersylvius indicano una corteccia uditiva ridotta, mentre la corteccia occipitale espansa suggerisce una caccia guidata in prevalenza dalla vista. Il cervelletto, più voluminoso del previsto, è coerente con una buona destrezza motoria e con il movimento in ambienti chiusi e arboricoli.

Mappare un cervello fossile dal calco endocranico è la versione paleontologica delle tecniche con cui oggi gli istituti di neuroscienza ricostruiscono i circuiti dei mammiferi viventi, come la mappa completa del cervello di un topo. Cambia il livello di risoluzione (zero neuroni, solo i volumi degli spazi interni), ma il principio è lo stesso: si parte dall'anatomia per dedurre la funzione, e si confrontano le proporzioni delle aree fra specie diverse per costruire l'identikit comportamentale.

Più puma che leone: 100 kg, caccia visiva, arrampicate

Nello spazio morfologico costruito dagli autori, Megantereon cultridens si colloca a metà fra Felinae e Pantherinae, con le affinità più strette verso Puma concolor e Panthera onca, cioè puma e giaguaro. È un confronto che ha senso anche dimensionale: l'esemplare di Senéze (Francia) pesava 100-110 kg per circa 160 cm di lunghezza, contro i 180-250 kg di un leone attuale e i circa 100 kg di un giaguaro adulto. Non un apex predator solitario di savana aperta, quindi, ma un cacciatore agile delle foreste pleistoceniche europee.

L'identikit comportamentale che ne deriva è coerente con i siti italiani in cui i fossili compaiono. Il Valdarno toscano resta il sito tipo storico; più a sud, nella cava di Pirro Nord (Apricena, FG) datata fra 1,7 e 1,3 milioni di anni fa, compaiono altri felidi dai denti a sciabola accanto a iene giganti (Pachycrocuta brevirostris), licaoni, linci e ghepardi. Un ecosistema con altissima competizione fra carnivori medio-grandi, in cui la flessibilità ecologica della tigre dai denti a sciabola (visione fine, capacità di arrampicarsi, repertorio motorio articolato) era plausibilmente l'asso nella manica.

La specializzazione delle aree corticali ricalca un principio che le neuroscienze stanno chiarendo anche nei mammiferi viventi, dalle ricerche sulla decodifica del tono del discorso nel cervello umano alle mappe sensoriali ottenute con elettrofisiologia. Il cervello si modella sul mestiere dell'animale, e la firma anatomica di quel mestiere resta leggibile nelle ossa anche due milioni di anni dopo, se il cranio è abbastanza integro.

I dati grezzi delle scansioni sono pubblici su Morphosource (riferimento 000846820): chiunque può scaricare i file e ripetere le misure. Per la paleoneuroanatomia italiana è un benchmark, e si aggiunge alla lunga lista di iniziative pubbliche della comunità scientifica del paese, come l'appello dell'Accademia dei Lincei sui vaccini, che ricordano quanto la ricerca di base abbia bisogno di essere comunicata. Il prossimo passo annunciato è estendere l'analisi ad altri macairodontini europei per mappare la geografia delle specializzazioni cerebrali.

Domande frequenti

Quali sono le principali caratteristiche del cervello del Megantereon cultridens emerse dallo studio?

Lo studio ha rivelato un cervello compresso, con lobi frontali più sviluppati rispetto ai felini attuali, corteccia uditiva ridotta e una corteccia occipitale espansa che indica una caccia guidata prevalentemente dalla vista. Il cervelletto era più voluminoso, suggerendo una buona destrezza motoria e adattamento ad ambienti chiusi e arboricoli.

In che modo il Megantereon cultridens si differenziava dagli altri grandi felini del suo tempo?

Megantereon cultridens si collocava morfologicamente tra i Felinae e i Pantherinae, ma era più vicino a puma e giaguaro che a leoni e tigri. Era più piccolo del leone attuale e adattato a cacciare nelle foreste, non nelle savane aperte, grazie alla sua agilità e alla vista sviluppata.

Come è stata realizzata la ricostruzione del cervello fossile del Megantereon?

La ricostruzione è stata effettuata tramite scansioni CT su tre crani fossili ben conservati provenienti da Spagna, Italia e Francia, permettendo di ottenere calchi digitali degli spazi interni del cranio. Questa tecnica consente di dedurre la forma e le proporzioni delle aree cerebrali anche in assenza di tessuto nervoso.

Qual è l'importanza di rendere pubblici i dati delle scansioni del Megantereon?

La pubblicazione dei dati su Morphosource consente a chiunque di scaricare i file e ripetere le misure, favorendo la trasparenza e la riproducibilità scientifica. Questo rappresenta un benchmark per la paleoneuroanatomia italiana e rafforza l'importanza della condivisione dei risultati nella ricerca di base.

Quali sono le prospettive future della ricerca sulla paleoneuroanatomia dei felidi preistorici?

Il prossimo passo annunciato è estendere l'analisi ad altri macairodontini europei per mappare la geografia delle specializzazioni cerebrali. Questo permetterà di comprendere meglio l'evoluzione delle strategie di caccia e adattamento nei grandi predatori preistorici.

Pubblicato il: 29 maggio 2026 alle ore 07:44

Redazione EduNews24

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