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I neutroni di Oak Ridge rivelano la costola in guarigione di Scotty
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I neutroni di Oak Ridge rivelano la costola in guarigione di Scotty

Scotty, il più grande T-rex, si ruppe una costola che iniziò a guarire prima della morte. Un team di Regina la osserva intatta con i neutroni.

Scotty, il più grande scheletro di Tyrannosaurus rex mai portato alla luce (12,8 metri, 8.870 chili, il 65% delle ossa recuperate), si è rotto una costola e ha cominciato a farla guarire. Poi è morto in una palude salmastra e la guarigione si è fermata lì, cristallizzata in una rete di vasi sanguigni mineralizzati che 66 milioni di anni dopo un dottorando in fisica ha imparato a leggere con i neutroni.

Dalla scoperta del 2020 all'imaging di Oak Ridge

La costola di Scotty è arrivata sotto lo sguardo di Jerit Mitchell nel 2020, quando era ancora studente undergraduate all'Università di Regina, in Saskatchewan. Al Canadian Light Source, il sincrotrone canadese, Mitchell provò una micro-CT non invasiva e nelle fette del reperto vide qualcosa che i suoi supervisori confermarono: strutture compatibili con vasi sanguigni fossilizzati. Da lì il progetto si è allargato con altre tecniche di sincrotrone e microscopia, fino alla svolta di aprile 2026.

In quella finestra il gruppo guidato dal professor Mauricio Barbi ha portato la costola all'Oak Ridge National Laboratory, comunicato ufficiale sulla scoperta del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti. Qui due strumenti hanno completato il quadro: MARS, all'High Flux Isotope Reactor, che con neutroni freddi restituisce contrasti fini e traccia idrogeno; VENUS, alla Spallation Neutron Source, che con neutroni ad alta energia ricostruisce l'interno di ossa grandi in 3D senza tagliarle.

Perché è così raro (e perché conta per la ricerca)

Nei vent'anni successivi al 2005, quando Mary Schweitzer descrisse per la prima volta materiale organico dentro un femore di T-rex, i casi di tessuti molli riconosciuti in fossili di dinosauro si contano su meno di due mani. La costola di Scotty entra in quel club piccolissimo, ma con un dettaglio in più: non frammenti isolati, ma un'intera rete di vasi sanguigni cresciuta attorno a una frattura in via di guarigione. "Come vincere alla lotteria", ha commentato Barbi.

La rarità si spiega con la chimica del reperto (sangue ricco di ferro che agisce da conservante) e con l'ambiente in cui l'animale è morto: una palude salata del Cretaceo terminale che ha rallentato la decomposizione delle strutture più delicate. Sono gli stessi meccanismi neurochimici e ambientali che spiegano tante scoperte recenti sul confine tra biologia e memoria del corpo, dalla risposta cerebrale del neonato all'odore del padre alle riletture del cervello in menopausa: dettagli fisiologici che si vedono solo quando lo strumento giusto arriva sul campione giusto.

Il metodo che riscrive le collezioni museali

Il valore di questa storia va oltre Scotty. L'imaging a neutroni non taglia il campione, non lo scioglie, non lo altera: guarda dentro e restituisce un modello tridimensionale. Vuol dire che ossa già catalogate nei cassetti dei musei di Regina, di Ottawa o di Torino possono essere rilette con questi strumenti senza sacrificare il reperto. "Ci sono più fossili di quanto pensiate seduti nelle collezioni, che nascondono segreti di milioni di anni fa", ha detto Mitchell.

Per la didattica universitaria di paleontologia significa poter mostrare agli studenti la storia clinica di un dinosauro; per un ateneo, poter pubblicare senza dover finanziare nuove campagne di scavo. È lo stesso principio di economia della ricerca che vediamo in altri campi, dai modelli di intelligenza artificiale che imparano più in fretta quando sono curiosi agli studi che rileggono fenomeni fisiologici, come il cervello femminile in menopausa, con strumenti nati per altri scopi. Il gruppo di Regina sta già passando al setaccio ambra fossile, squame di Edmontosauro e ossa di altri esemplari con la stessa combinazione MARS + VENUS.

Il prossimo passo dichiarato è capire se la stessa firma chimica, ferro nel sangue più sepoltura in ambiente salato, permetta di prevedere quali reperti già in collezione custodiscono ancora tessuti molli. Se la risposta è sì, la mappa dei fossili "vivi" diventa più grande di quanto la paleontologia abbia scritto finora.

Domande frequenti

Perché è così importante la scoperta della costola in guarigione di Scotty?

La scoperta è rilevante perché mostra una rete completa di vasi sanguigni mineralizzati in una frattura in via di guarigione, un caso estremamente raro nei fossili di dinosauro. Questo offre nuove informazioni sui processi di guarigione e sulla fisiologia dei dinosauri.

Quali tecniche sono state utilizzate per analizzare la costola di Scotty?

Sono state impiegate tecniche avanzate come la micro-CT al Canadian Light Source, l'imaging a neutroni MARS e VENUS all'Oak Ridge National Laboratory, che permettono di osservare l'interno delle ossa in 3D senza danneggiarle.

Cosa rende possibile la conservazione di tessuti molli nei fossili di dinosauro come Scotty?

La conservazione è resa possibile dal sangue ricco di ferro, che agisce da conservante, e dall'ambiente di sepoltura, una palude salmastra che ha rallentato la decomposizione delle strutture delicate.

Quali sono le implicazioni di questa scoperta per i musei e la ricerca paleontologica?

L'imaging a neutroni permette di analizzare fossili già presenti nelle collezioni museali senza danneggiarli, rivelando dettagli nascosti e riducendo la necessità di nuovi scavi. Questo metodo può rivoluzionare lo studio dei reperti esistenti.

In che modo questa ricerca può essere utile per la didattica universitaria?

La possibilità di mostrare agli studenti la storia clinica di un dinosauro attraverso immagini tridimensionali migliora la qualità della didattica in paleontologia. Inoltre, consente agli atenei di pubblicare nuovi studi senza dover finanziare costose campagne di scavo.

Quali sono i prossimi passi della ricerca sul riconoscimento dei tessuti molli nei fossili?

Il prossimo obiettivo è verificare se la combinazione di ferro nel sangue e sepoltura in ambiente salato possa aiutare a prevedere quali fossili conservano ancora tessuti molli. Se confermato, ciò amplierebbe notevolmente il numero di fossili 'vivi' da studiare.

Pubblicato il: 9 settembre 2026 alle ore 13:40

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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