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Elefanti preistorici e Neanderthal: lo studio Unimore su Science Advances svela i segreti nascosti nei denti fossili
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Elefanti preistorici e Neanderthal: lo studio Unimore su Science Advances svela i segreti nascosti nei denti fossili

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Analisi isotopiche e paleoproteomica ricostruiscono spostamenti fino a 300 chilometri, dieta e sesso degli elefanti a zanne dritte vissuti 125.000 anni fa nel sito tedesco di Neumark-Nord

Un giacimento eccezionale nel cuore della Germania

Neumark-Nord, nella Sassonia-Anhalt tedesca, non è un nome che dice molto al grande pubblico. Eppure per i paleontologi rappresenta uno dei siti più straordinari d'Europa: qui, in un'area lacustre risalente all'ultimo periodo interglaciale — circa 125.000 anni fa — sono stati rinvenuti i resti di oltre 70 elefanti a zanne dritte (Palaeoloxodon antiquus), insieme a tracce inequivocabili della presenza di gruppi di Neanderthal.

Un giacimento di questa portata è raro. Ancora più raro è riuscire a far parlare quei fossili, a ricostruire non solo l'anatomia ma la biografia degli animali che li hanno lasciati. È esattamente quello che ha fatto un team internazionale di ricercatori, con un contributo determinante dell'Università di Modena e Reggio Emilia, in uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances.

Il ruolo di Unimore: competenze italiane su una rivista di primo piano

Protagonista della ricerca è il Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche di Unimore, che ha messo a disposizione le proprie competenze in geochimica isotopica e analisi dei materiali fossili. La partecipazione italiana a uno studio di questa levatura conferma come la paleontologia e le geoscienze del nostro Paese mantengano un ruolo di primo piano nel panorama internazionale, nonostante le croniche difficoltà di finanziamento che affliggono il sistema della ricerca universitaria.

Stando a quanto emerge dalla pubblicazione, il lavoro si è concentrato sull'analisi dei denti fossili degli elefanti — vere e proprie capsule del tempo in grado di registrare, strato dopo strato, le condizioni ambientali e fisiologiche dell'animale durante la sua vita. Non è la prima volta che la ricerca italiana si distingue su riviste scientifiche di massimo livello: basti pensare al recente Rinvenimento di Elementi Fondamentali per la Vita su Bennu, un altro caso in cui competenze accademiche nostrane hanno contribuito a risultati di portata globale.

Cosa raccontano i denti: isotopi, dieta e migrazioni

Il cuore metodologico dello studio risiede nelle analisi isotopiche condotte sullo smalto dentale. Gli isotopi dello stronzio, dell'ossigeno e del carbonio intrappolati nei tessuti mineralizzati funzionano come un diario chimico: registrano il tipo di acqua bevuta, la vegetazione consumata e, soprattutto, la geologia del territorio attraversato dall'animale.

I risultati sono notevoli. Le firme isotopiche dello stronzio indicano che alcuni esemplari compivano spostamenti fino a 300 chilometri rispetto al sito di Neumark-Nord. Trecento chilometri: una distanza che racconta di animali in costante movimento attraverso le pianure dell'Europa centrale, probabilmente seguendo corridoi fluviali e aree boschive stagionalmente ricche di risorse.

Quanto alla dieta degli elefanti preistorici, i dati sul carbonio-13 suggeriscono un regime alimentare basato prevalentemente su piante C3 — alberi, arbusti, erbe di ambiente temperato — coerente con il paesaggio interglaciale dell'epoca, caratterizzato da foreste decidue miste e radure.

Non si tratta di informazioni puramente accademiche. Capire come si muovevano e cosa mangiavano questi giganti significa ricostruire l'ecosistema nel suo complesso, comprese le opportunità e i vincoli che esso offriva ai gruppi umani che lo abitavano.

Paleoproteomica: identificare il sesso a distanza di millenni

Una delle novità più affascinanti dello studio riguarda l'impiego della paleoproteomica — l'analisi delle proteine antiche conservate nei fossili — per determinare il sesso degli esemplari. Là dove il DNA antico si degrada, le proteine possono resistere molto più a lungo. Applicata allo smalto dentale, la tecnica ha permesso di identificare con ragionevole certezza tre maschi e una probabile femmina tra gli individui analizzati.

Il dato non è secondario. La predominanza di maschi nel campione potrebbe riflettere un comportamento sociale già documentato negli elefanti moderni: i maschi adulti, una volta allontanatisi dal branco matriarcale, tendono a muoversi da soli o in piccoli gruppi, esponendosi a rischi maggiori — compresi i terreni fangosi e paludosi intorno ai laghi, dove potevano restare intrappolati. Le femmine, al contrario, si muovono in gruppi più coesi e prudenti.

Se questa interpretazione è corretta, Neumark-Nord potrebbe essere stata una sorta di trappola naturale per maschi solitari — e forse anche un sito dove i Neanderthal sfruttavano sistematicamente le carcasse.

Neanderthal e megafauna: un rapporto più complesso del previsto

È proprio il legame tra Neanderthal ed elefanti a rendere questo studio particolarmente significativo. Da anni il dibattito scientifico si interroga sulla capacità dei Neanderthal di cacciare attivamente la megafauna o se, piuttosto, si limitassero a sfruttare animali già morti per cause naturali.

Le evidenze di Neumark-Nord, incrociate con i dati isotopici e paleoproteomici, aggiungono un tassello importante. Se i Neanderthal tornavano ripetutamente in questo sito, sapendo di trovarvi elefanti — maschi solitari, magari debilitati — il loro comportamento andrebbe riletto in termini di pianificazione territoriale molto più sofisticata di quanto a lungo si sia ritenuto.

La capacità di comprendere il rapporto tra esseri viventi e ambiente nel passato profondo è del resto uno dei filoni più dinamici della ricerca contemporanea. Anche in ambiti apparentemente lontani — come lo studio della relazione tra umani e altre specie — emerge con sempre maggiore chiarezza quanto le nostre conoscenze siano ancora parziali e in continua evoluzione.

Perché questa ricerca conta

Lo studio pubblicato su Science Advances non è solo un esercizio di ricostruzione paleontologica. È la dimostrazione che le tecniche analitiche più avanzate — dalla geochimica isotopica alla paleoproteomica — possono trasformare un dente fossile in un archivio biografico, restituendo informazioni che fino a pochi decenni fa sarebbero state impensabili.

Per l'Università di Modena e Reggio Emilia, la pubblicazione rappresenta un'ulteriore conferma della qualità della ricerca prodotta nei propri laboratori, in un settore — quello delle scienze della Terra e della paleontologia — dove l'Italia vanta una tradizione secolare. La sfida, come sempre, sarà tradurre questi risultati in visibilità e finanziamenti stabili per i gruppi di ricerca coinvolti.

Resta un dato di fondo: 125.000 anni fa, lungo le rive di un lago nella Germania centrale, elefanti alti quattro metri percorrevano centinaia di chilometri tra foreste e pianure, e piccoli gruppi di Neanderthal li osservavano, li seguivano, ne sfruttavano le risorse. Oggi, grazie a un frammento di smalto dentale e a tecnologie che avrebbero stupito i paleontologi di appena una generazione fa, possiamo ricostruire quei mondi con una precisione senza precedenti. La scienza, quando funziona, sa essere anche questo: una macchina del tempo.

Pubblicato il: 18 marzo 2026 alle ore 11:47

Domande frequenti

Qual è l'importanza del sito di Neumark-Nord nella ricerca paleontologica?

Neumark-Nord è uno dei giacimenti più straordinari d'Europa per lo studio della megafauna e dei Neanderthal, grazie ai numerosi resti di elefanti preistorici e alle tracce della presenza umana risalenti a circa 125.000 anni fa. La sua eccezionalità permette di ricostruire dettagliatamente l'ecosistema e le interazioni tra specie.

In che modo le analisi isotopiche dei denti fossili hanno contribuito allo studio?

Le analisi isotopiche sullo smalto dentale hanno permesso di ricostruire la dieta, i movimenti e l'ambiente vissuto dagli elefanti preistorici. Queste analisi mostrano che alcuni esemplari compivano lunghi spostamenti e si nutrivano prevalentemente di piante tipiche degli ambienti temperati.

Cosa ha rivelato la paleoproteomica sui resti degli elefanti?

La paleoproteomica ha consentito di identificare il sesso degli elefanti analizzati tramite lo studio delle proteine conservate nei denti, anche quando il DNA non era più disponibile. È emersa una predominanza di maschi, suggerendo dinamiche sociali simili a quelle osservate negli elefanti moderni.

Qual è il rapporto tra Neanderthal ed elefanti secondo i dati di questa ricerca?

I dati suggeriscono che i Neanderthal frequentavano il sito di Neumark-Nord per sfruttare le carcasse di elefanti, probabilmente con una pianificazione territoriale più sofisticata di quanto si pensasse. Questo indica un rapporto complesso e attivo tra i gruppi umani e la megafauna dell'epoca.

Perché la partecipazione di Unimore a questo studio è significativa?

Il contributo di Unimore, tramite competenze avanzate in geochimica isotopica e paleoproteomica, conferma l'eccellenza della ricerca italiana nel panorama internazionale. La pubblicazione su una rivista di rilievo come Science Advances valorizza ulteriormente il ruolo della scienza italiana nel settore.

Redazione EduNews24

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