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Coralli fossili delle Galápagos: 1000 anni di El Niño, il picco è ora
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Coralli fossili delle Galápagos: 1000 anni di El Niño, il picco è ora

Il registro dei coralli mostra che l'ampiezza di El Niño è passata da 1-2°C a 3-4°C. Modelli climatici escludono cause naturali con confidenza 99%.

L'ampiezza termica di El Niño alle Galápagos è passata dai 1-2°C dell'era preindustriale ai 3-4°C attuali. Lo dice il registro fossile di coralli scavati in cinque isole dell'arcipelago, ricostruito in uno studio pubblicato su Science che copre mille anni di temperature del Pacifico orientale.

Un archivio termico lungo mille anni

Il gruppo guidato da Julia Cole, dell'Università del Michigan, ha misurato i rapporti stronzio-calcio e gli isotopi dell'ossigeno nei coralli fossili delle Galápagos, ottenendo 28 serie annuali di temperature superficiali dell'oceano. Il record parte dall'anno 1100 CE e arriva agli scavi più recenti. Le formazioni coralline, come gli anelli degli alberi, depositano strati di carbonato di calcio anno dopo anno: le variazioni chimiche rispecchiano la temperatura dell'acqua al momento della crescita del polipo.

Con questo termometro naturale i ricercatori hanno confrontato tre epoche: preindustriale (1000-1850 CE), industriale intermedia (1851-1982) e contemporanea (dal 1984 in poi). L'arcipelago è l'unica area del Pacifico dove il segnale climatico è abbastanza netto da lasciare tracce leggibili nei coralli sottomarini. Il principio è lo stesso che permette all'archeologia di leggere il passato remoto attraverso reperti come il martello in osso di elefante di Boxgrove: un archivio materiale sopravvissuto ai millenni.

Da 1-2 a 3-4 gradi: il salto che i coralli non avevano mai visto

La variabilità termica dell'ultimo quarantennio è superiore del 36,5% rispetto all'era preindustriale e del 16,2% rispetto al periodo 1851-1982. Tradotto in gradi, gli eventi di El Niño che in passato scaldavano le acque delle Galápagos di uno o due gradi oggi arrivano regolarmente a tre o quattro: un raddoppio dell'ampiezza, non un semplice aumento incrementale.

I coralli mostrano anche un cambio di forma della distribuzione: la skewness positiva registrata negli ultimi decenni indica che a rafforzarsi sono soprattutto gli eventi di riscaldamento, non le fasi di raffreddamento (La Niña). Il segnale è asimmetrico e spinge verso il picco caldo.

Per attribuire il salto all'attività umana, il team ha alimentato i dati dei coralli in simulazioni climatiche escludendo l'anidride carbonica e gli altri gas serra. I modelli che considerano solo eruzioni vulcaniche, variazioni dell'attività solare e altri fattori naturali non riescono a riprodurre l'ampiezza osservata: la probabilità che il picco moderno derivi dalla sola variabilità interna è inferiore all'1%. Una confidenza rara nelle scienze del clima, dove le soglie di attribuzione più diffuse si fermano intorno al 90-95%.

Cosa cambia per meteo, agricoltura e oceani

L'accelerazione non è un problema circoscritto al Pacifico. Il fenomeno riscalda temporaneamente la media globale (il 2023 e il 2024 sono stati anni-record e coincidono con l'ultimo super-evento) e altera la circolazione atmosferica su scala planetaria. Un'atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo: le fasi umide diventano più piovose e le fasi secche più aride, anche a parità di anomalia oceanica.

Negli ultimi 45 anni si sono verificati quattro super-eventi secondo l'indice ONI del NOAA: 1982-83, 1997-98, 2015-16 e 2023-24. La sequenza non ha precedenti nel millennio ricostruito dai coralli. Le conseguenze pratiche sono già state osservate: siccità in Sud-Est asiatico e Australia, alluvioni in America Latina, collasso ricorrente dell'acciuga peruviana.

L'impatto arriva anche in Europa. Le stagioni secche più aride e più calde legate al riscaldamento oceanico si sommano alla tendenza già documentata nel Mediterraneo, dove gli incendi 2025 hanno bruciato meno superficie ma con eventi più intensi. La combinazione di aria più umida negli eventi caldi e siccità più marcate nelle fasi secche è coerente con quella che i modelli chiamano nuova tipologia di El Niño.

Il registro fossile aggiunge un tassello di dati indipendenti al dibattito sull'attribuzione climatica, in linea con le linee di ricerca italiane più rilevanti del semestre. Il prossimo super-evento, atteso tra il 2027 e il 2029 sulla base dei cicli medi, non tornerà ai livelli del Novecento.

Domande frequenti

Come sono stati utilizzati i coralli fossili delle Galápagos per ricostruire la storia di El Niño?

I ricercatori hanno analizzato i rapporti stronzio-calcio e gli isotopi dell'ossigeno nei coralli fossili, che depositano annualmente strati di carbonato di calcio. Queste variazioni chimiche riflettono la temperatura dell'acqua durante la crescita dei polipi, permettendo di ricostruire un archivio termico lungo mille anni.

Quali cambiamenti sono stati osservati nell’ampiezza termica di El Niño negli ultimi mille anni?

L’ampiezza termica di El Niño alle Galápagos è passata da 1-2°C dell’era preindustriale ai 3-4°C attuali, rappresentando un raddoppio della variabilità rispetto al passato. Questo incremento è particolarmente evidente negli ultimi quarant’anni.

Qual è il ruolo dell’attività umana nell’intensificazione degli eventi di El Niño?

Le simulazioni climatiche mostrano che senza l’influsso dei gas serra di origine antropica non si raggiungerebbero i livelli attuali di ampiezza termica. La probabilità che il picco moderno sia dovuto solo a fattori naturali è inferiore all’1%.

Quali sono le principali conseguenze degli eventi di El Niño intensificati per il clima globale?

Gli eventi di El Niño più intensi riscaldano la temperatura media globale, alterano la circolazione atmosferica e rendono le fasi umide più piovose e quelle secche più aride. Questi cambiamenti causano siccità, alluvioni e impatti su agricoltura e pesca in diverse regioni del mondo.

Che impatti hanno avuto i recenti super-eventi di El Niño in Europa e nel Mediterraneo?

Le stagioni secche sono diventate più aride e calde, con incendi più intensi anche se su superfici minori. L’aumento dell’umidità durante i periodi caldi e la siccità più marcata nelle fasi secche sono coerenti con la nuova tipologia di El Niño osservata negli ultimi decenni.

Pubblicato il: 2 settembre 2026 alle ore 06:57

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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