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Chip fotonico programmabile di Seoul: luce controllata via software
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Chip fotonico programmabile di Seoul: luce controllata via software

Un chip fotonico programmabile di Seoul rallenta la luce via software, senza rifare il silicio. Cosa cambia per i datacenter AI da 415 TWh.

Un chip fotonico programmabile puo' ora rallentare e riconfigurare la luce senza cambiare una sola linea di silicio: il team di Seoul National University e University of Seoul lo ha dimostrato in simulazione, pubblicando i risultati su Advanced Science il 30 giugno 2026.

Cos'e la CRIT e perchè finora era rigida

Il gruppo guidato da Namkyoo Park e Sunkyu Yu (SNU) con Xianji Piao (Universita di Seoul) lavora sulla Coupled-Resonator-Induced Transparency (CRIT), un fenomeno che sfrutta l'interferenza tra più risonatori ottici per far passare la luce in una banda ristretta e rallentarla (slow light). Il limite dei dispositivi CRIT tradizionali stava tutto nella litografia: banda passante, ritardo temporale e frequenza operativa erano fissati in fabbricazione, e cambiare parametro significava riprogettare il chip da zero.

Il team coreano ha trattato i due stati ottici del sistema (bright mode e dark mode) come un unico grado di libertà integrato e ha aggiunto due accoppiatori a loop dinamici, controllabili elettricamente. Il risultato è un circuito i cui parametri ottici (banda, forma del passband, ritardo, efficienza di trasmissione) si spostano via software su un chip già fabbricato, con capacità aggiuntiva di conversione di frequenza senza moduli hardware dedicati.

Il salto non è solo tecnico: è economico

Il vero nodo che il progetto rompe è di costi ricorrenti. Un tape-out silicon photonic condiviso in MPW (Multi-Project Wafer), lo strumento standard di prototipazione su foundry come AIM Photonics o imec, costa oggi tra 5.000 e 50.000 dollari a seconda di foundry e area occupata, e richiede tipicamente 6-12 mesi fra design, fabbricazione e caratterizzazione. Con un CRIT rigido ogni cambio di banda o di ritardo forzava un nuovo tape-out. Con il design programmabile di Seoul lo stesso chip cambia funzione via firmware, e il costo marginale del riconfigurare tende a zero.

Il contesto in cui questo pesa è quantificato. Nel 2024 i datacenter mondiali hanno consumato circa 415 TWh di elettricità, l'1,5% del totale globale, con crescita del 12% l'anno negli ultimi cinque anni. La proiezione base case IEA Energy and AI li porta a 945 TWh nel 2030, con l'AI come motore principale. Gli apparati di rete pesano fino al 5% del consumo elettrico interno di un datacenter: ogni funzione fotonica software-defined che sostituisce hardware dedicato riduce dissipazione e tempi di deployment quando servono nuove policy di instradamento o buffering.

Dove servirà: AI, quantistica, comunicazioni

L'architettura e stata validata con simulazioni elettromagnetiche 3D su piattaforma in nitruro di silicio, tra le più stabili e a basse perdite nei circuiti fotonici integrati. Il modello tiene conto di variazioni del fattore Q dei risonatori, perdite di materiale, backscattering, errori di fase nei loop e thermal crosstalk, e mantiene operatività con le tolleranze tipiche della produzione di serie. Il chip fisico non c'è ancora: il prossimo passo annunciato dal Prof. Park, nel comunicato della Facoltà di Ingegneria di SNU, è portare l'architettura su piattaforme di silicon photonics larga scala e su architetture AI fotoniche.

Le stesse funzioni di ritardo, buffer e conversione di frequenza servono in ambiti diversi: comunicazioni ottiche di prossima generazione, guida autonoma, rete quantistica. Un caso emblematico è la sincronizzazione dei qubit fotonici, dove il problema è ridurre l'hardware di supporto integrando funzioni prima separate su un singolo dispositivo, come mostrato dal motore quantistico su chip che elimina i cavi di controllo dei qubit.

Il salto ora non è più di fisica ma di manifattura: perchè il chip diventi standard di mercato deve superare i test di yield industriale e integrarsi nelle pipeline delle foundry fotoniche esistenti. Se ci riesce, i cataloghi di componenti ottici per datacenter potrebbero ridursi di ordini di grandezza, con un solo dispositivo riprogrammabile a coprire delay line, filtri, buffer e convertitori di frequenza.

Domande frequenti

Che cos'è il chip fotonico programmabile sviluppato a Seoul?

È un chip che consente di rallentare e riconfigurare la luce tramite controlli software, senza dover modificare fisicamente il silicio del dispositivo. Questo permette di variare parametri ottici come banda, ritardo e forma del passaggio senza riprogettare il chip.

In che modo questa tecnologia riduce i costi rispetto ai chip CRIT tradizionali?

Nei chip CRIT tradizionali, ogni variazione di parametro richiedeva la fabbricazione di un nuovo chip, con costi e tempi elevati. Il chip programmabile consente di riconfigurare le funzioni tramite software, abbattendo i costi marginali e accelerando il deployment di nuove funzionalità.

Quali sono le applicazioni principali di questo chip fotonico programmabile?

Le principali applicazioni sono nelle comunicazioni ottiche avanzate, nell'intelligenza artificiale fotonica, nella guida autonoma e nelle reti quantistiche, dove funzioni come ritardo, buffering e conversione di frequenza possono essere utili e riorganizzate via software.

Quali sono i prossimi passi per lo sviluppo di questa tecnologia?

Il prossimo obiettivo è la realizzazione fisica del chip su larga scala, integrandolo nelle pipeline produttive delle foundry di silicon photonics e validandone l'affidabilità industriale. Solo superando questi test il chip potrà diventare uno standard di mercato.

Come questa innovazione può influenzare il consumo energetico dei datacenter?

Sostituendo l'hardware dedicato con componenti programmabili via software, si riduce la dissipazione energetica e si velocizzano gli aggiornamenti delle infrastrutture. Questo può contribuire a contenere la crescita del consumo elettrico nei datacenter, particolarmente rilevante con la diffusione dell'AI.

Pubblicato il: 23 luglio 2026 alle ore 14:23

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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