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9,39 sui 100 metri a Pechino: perché il confronto con Bolt non regge
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9,39 sui 100 metri a Pechino: perché il confronto con Bolt non regge

Ai World Humanoid Robot Games un umanoide corre i 100 metri in 9,39 secondi. Perché il paragone con Usain Bolt regge poco.

Un robot umanoide ha coperto i 100 metri in 9,39 secondi ai World Humanoid Robot Games di Pechino, contro i 9,58 di Usain Bolt del 2009. La macchina si chiama Tiangong Ultra, è sviluppata dal Beijing Humanoid Robot Innovation Center, e nella stessa batteria un altro modello, Lightning di Honor, ha chiuso in 9,47 secondi.

Da 21,5 a 9,39 in dodici mesi: cosa dice davvero il -56%

Alla prima edizione della manifestazione, nel 2025, i 100 metri robotici si vincevano in 21,5 secondi. Il salto al tempo di quest'anno significa meno 56 per cento in dodici mesi, un tasso di miglioramento che nessuna disciplina umana ha mai visto e che dice più sull'ingegneria che sull'intelligenza artificiale. Correre su una pista è un problema chiuso: il tracciato è noto in anticipo, la superficie è regolare, non ci sono ostacoli, l'unica variabile da ottimizzare è il cronometro.

Honor lo ha reso esplicito: ha allungato di 10 centimetri le gambe del proprio robot poco prima dei giochi, portandole a 1,05 metri. Una modifica di progetto mirata a un solo numero, che si vede sul tempo di percorrenza e su nient'altro. Bolt, nella sua carriera, ha limato meno di quattro decimi rispetto ai record precedenti; i robot ne hanno tolti dodici in un anno perché ogni edizione ridefinisce peso, materiali e attuatori. È il paragone che non regge, non il record.

È una batteria, non una finale, e alcuni umanoidi finiscono in barella

Il 9,39 è stato registrato in una batteria preliminare e resta un tempo di prova, non un record ufficiale riconosciuto da un ente sportivo. Dopo il traguardo alcuni sprinter meccanici hanno impattato i materassi a bordo pista e sono stati portati fuori dal campo su una barella improvvisata. Nel salto in alto la macchina cinese ha superato i 2,88 metri, oltre i 2,45 del record umano di Javier Sotomayor: anche qui la sfida è ottimizzare una spinta verticale singola, non decidere in tempo reale su cosa saltare.

Alla mezza maratona per robot corsa a Pechino ad aprile 2026 la classifica separava macchine autonome e pilotate da remoto, e il percorso era comunque comunicato in anticipo. Anche in atletica la variabile che rimane fuori dal campo di gara, sempre, è l'ambiente non preparato.

La scommessa europea è l'ambiente disordinato

Le aziende che provano a rendere gli umanoidi utili fuori dal laboratorio giocano un'altra partita. La londinese Humanoid ha chiuso a luglio 2026 una serie A da 152 milioni di dollari a una valutazione di 1,35 miliardi, con Bosch come cliente ancora e Schaeffler come contract manufacturer. Il modello che porta in fabbrica ha ruote, non gambe: le ruote consumano meno energia su un pavimento piatto e la piattaforma resta libera di concentrarsi sui compiti che contano davvero, cioè manipolare oggetti diversi in posti diversi.

La tedesca NEURA Robotics ha raccolto a giugno 2026 fino a 1,4 miliardi di dollari su una valutazione di 7 miliardi, e sta costruendo palestre in cui addestrare i robot in ambienti fisici disordinati. Un'idea che si affianca ai laboratori europei che lavorano su robotica bio-ispirata capace di leggere ecosistemi naturali complessi, dove il tracciato non esiste per definizione. A Pechino queste scommesse non sono in gara.

I giochi si chiudono mercoledì 26 agosto con 666 team da 16 paesi su 51 discipline: 30 competitive, dall'atletica al calcio al tennis da tavolo, e 21 di scenario applicato come assemblaggio industriale, servizi alberghieri e soccorso in emergenza. Sono queste ultime, non le prime, che dicono qualcosa sui robot da produzione. La cronaca del 9,39 dice quanto è cresciuto il pattern-matching su una pista che i robot conoscono; non dice ancora nulla su cosa succede quando la pista non c'è.

Domande frequenti

Perché il confronto tra il tempo dei robot e quello di Usain Bolt non è significativo?

Il confronto non regge perché i robot gareggiano in condizioni completamente ottimizzate e conosciute, con possibilità di modificare struttura e materiali a ogni edizione. Al contrario, gli atleti umani sono vincolati dai limiti fisiologici e regolamentari.

Come hanno fatto i robot a migliorare così rapidamente i tempi sui 100 metri?

Il tempo sui 100 metri è passato da 21,5 a 9,39 secondi in un anno grazie a continue modifiche di progetto, come l'allungamento delle gambe e l'ottimizzazione di peso, materiali e attuatori. Questo rapido progresso è possibile perché ogni edizione permette aggiornamenti significativi delle macchine.

Il record dei 9,39 secondi è ufficiale?

No, il 9,39 è stato registrato in una batteria preliminare e non è riconosciuto ufficialmente da un ente sportivo. Si tratta di un tempo di prova più che di un vero record.

Quali sono le principali differenze tra le competizioni robotiche e quelle umane?

Le competizioni robotiche si svolgono su percorsi noti e regolari, permettendo l'ottimizzazione per la sola misurazione del tempo. Gli umani invece devono adattarsi a variabili ambientali e non possono modificare il proprio corpo tra una gara e l'altra.

Quali sfide attendono i robot umanoidi nel futuro?

Le principali sfide riguardano la capacità di operare in ambienti disordinati e non strutturati, come fabbriche o contesti naturali complessi, dove la variabilità è elevata. Le aziende europee stanno investendo in ricerca per rendere i robot utili e adattabili fuori dai laboratori e dalle piste preparate.

Qual è il vero significato dei risultati ottenuti dai robot ai World Humanoid Robot Games?

I risultati evidenziano i progressi nell'ingegneria e nell'ottimizzazione di pattern-matching su compiti chiusi e prevedibili. Tuttavia, non forniscono indicazioni sulla reale capacità dei robot di affrontare ambienti complessi e non strutturati.

Pubblicato il: 24 agosto 2026 alle ore 12:56

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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