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Ungheria, la sconfitta di Orbán accolta come una vittoria per la democrazia e le università europee
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Ungheria, la sconfitta di Orbán accolta come una vittoria per la democrazia e le università europee

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Dopo 16 anni al potere, il premier nazionalista battuto dal partito Tisza di Péter Magyar. I leader accademici europei sperano nel ritorno della libertà accademica e nello sblocco dei fondi Erasmus e Horizon Europe

La fine di un'era: Orbán riconosce la sconfitta

Viktor Orbán, il premier che aveva plasmato il Paese a propria immagine trasformandolo in quella che lui stesso definiva una "democrazia illiberale", ha riconosciuto la sconfitta elettorale. Non una sconfitta di misura, ma un risultato netto, schiacciante, che lascia poco spazio alle interpretazioni.

A prevalere è stato il partito Tisza, guidato da Péter Magyar, figura emersa negli ultimi anni come principale antagonista del sistema di potere orbaniano. Un risultato che pochi osservatori avrebbero pronosticato ancora un anno fa, quando il Fidesz sembrava avere un controllo capillare sulle istituzioni e sui media del Paese.

Eppure è successo. E la notizia ha avuto un'eco che va ben oltre i confini ungheresi.

Sedici anni di stretta sull'istruzione superiore

Per comprendere perché il mondo accademico europeo abbia reagito con un sollievo quasi palpabile, bisogna ripercorrere quello che è accaduto alle università ungheresi nell'ultimo decennio e mezzo. Il controllo sull'istruzione superiore è stato uno dei tratti più caratteristici, e più contestati, della governance di Orbán.

Il processo è stato graduale ma sistematico. Le università pubbliche sono state progressivamente trasferite sotto la gestione di fondazioni legate a figure vicine al governo. L'autonomia degli atenei, in termini di governance, assunzioni e indirizzi di ricerca, si è ridotta in modo significativo. Il modello, stando a quanto denunciato da numerose organizzazioni internazionali, puntava a garantire il controllo politico sulla formazione delle élite intellettuali del Paese.

Non si trattava solo di nomine nei consigli di amministrazione. La legislazione introdotta negli anni ha progressivamente limitato la libertà accademica, rendendo più difficile per i ricercatori ungheresi lavorare su temi considerati sensibili dal governo, dai gender studies alle politiche migratorie.

Il caso della Central European University

Il simbolo più noto di questa offensiva resta la vicenda della Central European University (CEU), l'ateneo fondato a Budapest dal finanziere e filantropo George Soros. La CEU, istituzione di ricerca con una reputazione internazionale consolidata, è diventata il bersaglio privilegiato della retorica governativa.

Le pressioni normative esercitate dal governo Orbán hanno reso di fatto impossibile per l'università continuare a operare pienamente in Ungheria. Nel 2019, la CEU ha trasferito la maggior parte delle sue attività didattiche a Vienna, un evento che ha rappresentato un caso senza precedenti nell'Europa contemporanea: un governo dell'Unione Europea che spinge un'università fuori dai propri confini.

La vicenda aveva suscitato una forte reazione a livello continentale. Come avevamo raccontato, il governo ungherese aveva contestato la decisione della Commissione Europea sulle università, in un braccio di ferro istituzionale che si è protratto per anni e che ha contribuito a deteriorare i rapporti tra Budapest e Bruxelles.

I fondi europei bloccati: da Erasmus a Horizon Europe

Le conseguenze della politica universitaria di Orbán non sono state solo simboliche. Hanno avuto un impatto concreto, misurabile, sulle opportunità di studenti e ricercatori ungheresi.

L'Unione Europea ha infatti bloccato l'accesso di molte università ungheresi ai nuovi bandi di Horizon Europe, il principale programma di finanziamento della ricerca a livello continentale, e a quelli di Erasmus+, il programma di mobilità studentesca che dal 1987 rappresenta uno dei pilastri dell'integrazione europea.

La decisione di Bruxelles era legata alle preoccupazioni sulla governance degli atenei ungheresi, in particolare dopo il trasferimento di numerose istituzioni sotto il controllo di fondazioni considerate non sufficientemente indipendenti dal potere politico. Per i ricercatori ungheresi, questo ha significato restare tagliati fuori da reti collaborative internazionali e da risorse finanziarie essenziali. Per gli studenti, la perdita di opportunità di scambio che i loro coetanei nel resto d'Europa potevano dare per scontate.

Un danno che si è accumulato anno dopo anno, erodendo la competitività del sistema accademico ungherese proprio mentre la retorica governativa ne esaltava il presunto rilancio.

La reazione del mondo accademico europeo

I leader universitari europei non hanno nascosto la propria soddisfazione. Numerosi rettori e presidenti di conferenze accademiche nazionali hanno definito il risultato delle elezioni ungheresi una "vittoria per la democrazia", un segnale che il modello illiberale non è irreversibile.

La lettura prevalente, in ambienti accademici da Bruxelles a Berlino, da Parigi a Roma, è che la caduta di Orbán possa segnare l'inizio di una fase di normalizzazione dei rapporti tra l'Ungheria e le istituzioni europee anche sul fronte della ricerca e dell'istruzione superiore. Non manca, tuttavia, la cautela. Sedici anni di riforme strutturali non si cancellano con un'elezione, e molto dipenderà dalle scelte concrete del nuovo governo guidato dal partito Tisza.

La questione della libertà accademica in Europa, del resto, non riguarda solo l'Ungheria. Anche in altri Paesi si sono registrate tensioni tra governi e mondo universitario, seppur con intensità e modalità diverse. Il caso ungherese, però, restava il più eclatante all'interno dell'Unione, l'unico in cui un governo membro aveva di fatto costretto un'università internazionale a lasciare il Paese.

Cosa cambia adesso per le università ungheresi

La domanda che circola ora nei corridoi degli atenei ungheresi e nelle sedi delle istituzioni europee è semplice nella formulazione, complessa nella risposta: cosa succede adesso?

Lo sblocco dei fondi Erasmus e Horizon Europe è considerato una priorità, ma richiederà probabilmente una revisione della governance universitaria che soddisfi i criteri di Bruxelles. Il ritorno della Central European University a Budapest, ipotesi evocata da diversi commentatori, appare al momento più un auspicio che un progetto concreto: l'ateneo ha ormai consolidato la propria presenza a Vienna, e un nuovo trasferimento non sarebbe né semplice né rapido.

Péter Magyar e il suo partito dovranno dimostrare con i fatti la volontà di restituire autonomia agli atenei, smontando un sistema di fondazioni e nomine che il predecessore ha costruito con pazienza e determinazione. Un processo che potrebbe incontrare resistenze significative, considerando che molte delle figure insediate nelle posizioni chiave della governance universitaria sono espressione diretta del vecchio establishment.

Quel che è certo è che l'Ungheria accademica si trova a un bivio. Dopo anni di isolamento crescente, la possibilità di tornare pienamente integrata nel circuito europeo della ricerca e della formazione esiste. Ma trasformare una vittoria elettorale in una riforma dell'università reale e duratura è un'impresa che richiede tempo, volontà politica e, soprattutto, il coraggio di restituire agli atenei quella libertà che per troppo tempo è stata considerata un lusso.

Pubblicato il: 17 aprile 2026 alle ore 14:59

Domande frequenti

Perché la sconfitta di Orbán è considerata una vittoria per la democrazia e le università europee?

La sconfitta di Orbán rappresenta la fine di sedici anni di politiche che hanno limitato l'autonomia delle università ungheresi e la libertà accademica. Questo risultato è visto come un'opportunità per ristabilire rapporti più equilibrati con le istituzioni europee e ripristinare la democrazia nel settore dell’istruzione superiore.

Quali sono state le principali restrizioni imposte alle università ungheresi durante il governo Orbán?

Le università sono state poste sotto la gestione di fondazioni legate al governo, riducendo la loro autonomia in governance, assunzioni e ricerca. Inoltre, sono state introdotte leggi che hanno limitato la libertà accademica, rendendo difficile affrontare temi sensibili e partecipare a reti internazionali.

Cosa è successo alla Central European University durante il governo Orbán?

La Central European University (CEU) è stata costretta a trasferire la maggior parte delle sue attività a Vienna nel 2019 a causa di pressioni normative che hanno reso impossibile la sua piena operatività in Ungheria. Questo evento ha rappresentato un caso unico in Europa, in cui un'università internazionale è stata spinta fuori dal proprio Paese membro dell'UE.

Quali sono state le conseguenze del blocco dei fondi europei per le università ungheresi?

Il blocco dell’accesso ai programmi Erasmus+ e Horizon Europe ha limitato le opportunità di scambio e ricerca per studenti e ricercatori ungheresi. Ciò ha eroso la competitività del sistema accademico nazionale e isolato le università dal contesto europeo.

Cosa potrebbe cambiare ora per le università ungheresi dopo la sconfitta di Orbán?

Il nuovo governo dovrà riformare la governance universitaria per soddisfare i criteri europei e sbloccare i fondi Erasmus e Horizon. Tuttavia, il ritorno della CEU a Budapest è ancora incerto e il ripristino dell'autonomia accademica richiederà tempo, volontà politica e superamento di resistenze interne.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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