In Corea del Sud, sedici atenei hanno emesso il 10 giugno 2026 dichiarazioni coordinate contro la National Election Commission (NEC) dopo la crisi delle schede esaurite alle locali del 3 giugno. Gli studenti chiedono un'inchiesta indipendente, una riforma strutturale dell'autorità elettorale e misure di riparazione per chi non ha potuto votare.
La mobilitazione dei sedici atenei
Le manifestazioni si sono svolte in contemporanea negli atenei più importanti del Paese: Seoul National, Yonsei, Korea, Hanyang, Sungkyunkwan, Pusan National, Hankuk University of Foreign Studies, Konkuk, Kyung Hee, Sogang, Sookmyung Women's, Soongsil, University of Seoul, Hongik, Jeonbuk National e Chonnam National. Al Sinchon Campus di Yonsei lo studente di scienze politiche Kim Min-su, 21 anni, ha tenuto un discorso che ha richiamato la legge marziale dichiarata nel 2024 dall'ex presidente Yoon Suk Yeol; al termine è scoppiata una bagarre con un piccolo gruppo di estrema destra che lo accusava di politicizzare la protesta.
Al Gwanak Campus della Seoul National University circa cento studenti si sono riuniti dietro la sede centrale dell'ateneo. La presidente ad interim del consiglio studentesco, Lee Eui-bin, ha citato Park Jong-chul, lo studente di SNU la cui morte sotto tortura nel gennaio 1987 innescò il movimento per la democratizzazione. Quaranta anni dopo, il riferimento serve a inquadrare la crisi delle schede non come incidente amministrativo, ma come violazione di un diritto fondamentale conquistato a caro prezzo.
Il buco strutturale: budget al 110%, schede stampate al 50%
Il dato che spiega l'esaurimento è procedurale, non logistico. La NEC aveva chiesto e ottenuto un budget sufficiente a stampare schede pari al 110% degli aventi diritto, soglia tradizionale per coprire errori, sostituzioni e margini di sicurezza. Una linea guida interna rivista dopo le presidenziali del 2025 ha però istruito gli uffici locali a stamparne soltanto il 50% il giorno del voto, con l'obiettivo dichiarato di ridurre gli avanzi e disinnescare le teorie cospirative sulle frodi. Le proiezioni della stessa commissione stimavano un'affluenza del 73,6%: il calcolo non quadrava in partenza.
Il risultato concreto: il 3 giugno 50 seggi hanno esaurito le schede, saliti a 67 entro sabato. In 22 sezioni il voto si è fermato con i cittadini in fila, 19 di queste a Seoul, concentrate nei quartieri benestanti di Songpa e Gangnam. Una sezione di Songpa è rimasta aperta fino alle 22, quattro ore oltre la chiusura legale delle 18. Il 5 giugno il presidente della NEC ha annunciato le proprie dimissioni per assumersi la responsabilità della crisi, ma la commissione ha respinto la qualifica di base per un voto annullato o ripetuto, sostenendo che la falla non rientra fra i casi previsti dalla legge elettorale.
La linea che gli atenei tracciano contro il PPP
Le richieste degli studenti convergono su tre punti: inchiesta speciale, riforma strutturale della NEC e misure compensative per gli elettori esclusi. I consigli studenteschi hanno però marcato una distanza esplicita dal People Power Party (PPP), il principale partito d'opposizione, il cui presidente Jang Dong-hyeok pressa per elezioni nazionali ripetute. Il giorno prima delle dichiarazioni Jang aveva incontrato alcuni rappresentanti degli atenei al Parlamento, ma la maggior parte dei consigli non ha chiesto un revote: "non siamo qui per sostenere o opporci a un partito", ha dichiarato Park Chae-hyun di Hongik. La Korea University ha aggiunto un altro elemento: alcuni elettori del Chungcheong settentrionale sarebbero stati omessi dal registro elettorale, una falla amministrativa separata dalla questione schede ma che alimenta lo stesso dubbio sulla preparazione dell'autorità.
Le proposte ora sul tavolo sono due: un organo indipendente di sorveglianza con partecipazione giovanile e una riforma del meccanismo di stampa che ricolleghi il numero di schede alle proiezioni reali di affluenza. La prima verifica concreta arriverà con le prossime tornate elettorali nazionali del 2027.
Domande frequenti
Qual è stata la causa principale dell'esaurimento delle schede durante le elezioni locali del 3 giugno in Corea del Sud?
La causa principale è stata una nuova linea guida interna che ha ridotto la stampa delle schede al 50% degli aventi diritto, nonostante il budget coprisse il 110%. Questo ha portato a una grave carenza nei seggi di alcune aree ad alta affluenza.
Quali richieste hanno avanzato le università sudcoreane nei confronti della National Election Commission (NEC)?
Le università hanno chiesto un'inchiesta indipendente, una riforma strutturale della NEC e misure compensative per gli elettori che non hanno potuto votare a causa della carenza di schede.
Come hanno reagito gli studenti e quali sono state le modalità della loro protesta?
Gli studenti si sono mobilitati in manifestazioni coordinate in sedici importanti atenei del Paese, richiamando episodi storici di lotta per la democrazia e sottolineando la gravità della crisi come violazione di un diritto fondamentale.
Qual è stata la posizione degli atenei rispetto alle richieste di annullamento o ripetizione delle elezioni avanzate dal People Power Party (PPP)?
La maggior parte dei consigli studenteschi ha preso le distanze dal PPP, specificando che la loro protesta non intendeva sostenere richieste di revote o opporsi a un partito, ma piuttosto puntare a una riforma istituzionale.
Quali proposte sono state avanzate per evitare il ripetersi di episodi simili in futuro?
Le proposte includono la creazione di un organo indipendente di sorveglianza con partecipazione giovanile e la riforma del meccanismo di stampa delle schede, allineandolo alle proiezioni reali di affluenza.
Quali altre irregolarità sono emerse oltre alla carenza di schede?
È stato segnalato che alcuni elettori del Chungcheong settentrionale sono stati omessi dal registro elettorale, un problema amministrativo distinto che ha ulteriormente sollevato dubbi sulla preparazione della NEC.