Il 25 settembre l'Unesco e la Santa Sede firmeranno a Parigi un accordo quadro sulla cooperazione nell'etica dell'intelligenza artificiale, durante la prima visita di un Pontefice alla sede parigina dai tempi di Giovanni Paolo II nel 1980. La cerimonia arriva mentre, secondo l'ultimo rilevamento dell'organismo Onu, meno del 10% delle scuole e delle università nel mondo ha una politica formale sull'IA generativa.
La visita e l'accordo quadro
Il direttore generale Khaled el-Enany ha annunciato l'iniziativa in un'intervista a France Presse, rivendicando per l'Unesco il ruolo di "moderatore" del dibattito globale sull'IA grazie alle competenze accademiche e alle collaborazioni con la società civile e con il settore privato. La giornata parigina si apre con un forum dedicato ai giovani nell'era digitale, prosegue con un colloquio bilaterale con Papa Leone XIV e culmina nella cerimonia ufficiale, con oltre 400 media internazionali accreditati.
Il riferimento dottrinale è Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, firmata il 15 maggio 2026 e presentata il 25 maggio, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. Sul testo dell'enciclica poggia l'accordo bilaterale che formalizza la cooperazione fra Santa Sede e Unesco proprio sull'etica algoritmica applicata a istruzione e cultura.
Cinque anni dopo la Recommendation, le scuole restano scoperte
Il perimetro istituzionale esiste dal novembre 2021: la Recommendation on the Ethics of Artificial Intelligence, adottata dai 193 Stati membri, è il primo strumento normativo globale sul tema e cita l'istruzione fra i settori di intervento. Due anni dopo, nel settembre 2023, l'Unesco ha pubblicato la Guidance for Generative AI in Education and Research per aiutare i governi a tradurre quei principi in regole scolastiche.
Eppure il rilevamento Unesco su oltre 450 scuole e università, condotto fra il 4 e il 19 maggio 2023, fotografa uno scarto profondo: meno del 10% degli istituti aveva una policy formale sull'uso dell'IA generativa. Le università erano più avanti (circa il 13%), le scuole nettamente indietro (circa il 7%), e in molti casi le regole viaggiavano solo per via orale. Un intervistato su cinque non sapeva neppure se una policy esistesse, e solo due istituzioni segnalavano un divieto totale.
Tre anni dopo, l'assenza di una regolamentazione nazionale su cui appoggiare le policy interne resta la giustificazione ricorrente degli istituti. La firma vaticana del 25 settembre chiude una casella diplomatica, ma non un vuoto operativo che le singole scuole continuano a colmare da sole.
Cosa cambia per gli insegnanti italiani
Sul fronte italiano il divario è misurato dai dati Ocse-Talis 2024, diffusi a ottobre 2025: solo il 25% dei docenti italiani dichiara di aver usato l'IA nel proprio lavoro, contro una media Ocse del 36%. Fra chi non la usa, il 69% cita la mancanza di conoscenze e competenze come motivo principale, mentre il 39% segnala anche una carenza di infrastrutture scolastiche.
Le applicazioni più diffuse restano quelle di supporto: riassumere un argomento (70%), preparare piani di lezione (68%), sostenere alunni con bisogni educativi speciali (61%). Rimangono in retroguardia la valutazione degli elaborati (27%) e il feedback alle famiglie (32%): proprio le funzioni sulle quali le raccomandazioni Unesco invocano criteri etici stringenti.
Il regolamento europeo AI Act si applica anche agli istituti scolastici e chiede procedure di valutazione del rischio per i sistemi didattici algoritmici. La nostra analisi sui divieti social ai minori e il fallimento del modello australiano mostra quanto sia difficile tradurre in pratica le soglie di età che le linee guida Unesco chiedono di introdurre per l'uso autonomo dei sistemi generativi. La firma del 25 settembre non modifica i programmi ministeriali, ma inserisce l'etica dell'IA in aula in un doppio circuito politico: quello dell'organismo Onu e quello della Santa Sede.
Il banco di prova sarà il recepimento italiano: la formazione dei docenti da coprire, le linee guida ministeriali attese e il perimetro di ciò che uno studente può fare in classe con un modello generativo.
Domande frequenti
Cosa prevede l'accordo tra Unesco e Santa Sede sull'etica dell'IA a scuola?
L'accordo quadro formalizza la cooperazione tra Unesco e Santa Sede sull'etica algoritmica applicata a istruzione e cultura, basandosi sull'enciclica 'Magnifica Humanitas' di Papa Leone XIV. Mira a promuovere principi etici condivisi per l'intelligenza artificiale nell'ambito educativo.
Qual è la situazione attuale delle policy sull'IA nelle scuole e università secondo l'Unesco?
Secondo un rilevamento Unesco, meno del 10% delle scuole e università nel mondo ha una policy formale sull'IA generativa. Le università sono leggermente più avanti delle scuole, ma in molti casi le regole sono informali o sconosciute agli stessi docenti.
Come si posiziona l'Italia rispetto all'uso dell'IA da parte dei docenti?
In Italia solo il 25% dei docenti dichiara di usare l'IA nel proprio lavoro, contro una media Ocse del 36%. Le principali barriere sono la mancanza di competenze e di infrastrutture scolastiche adeguate.
Quali sono le principali applicazioni dell'IA nelle scuole italiane?
Le applicazioni più diffuse riguardano il supporto didattico, come riassumere argomenti, preparare piani di lezione e aiutare studenti con bisogni educativi speciali. Sono meno utilizzate per la valutazione degli elaborati e il feedback alle famiglie.
Cosa cambierà concretamente per le scuole italiane dopo la firma dell'accordo?
La firma dell'accordo non modifica immediatamente i programmi ministeriali, ma introduce l'etica dell'IA nel dibattito politico e istituzionale. Il vero cambiamento dipenderà dal recepimento italiano, dalla formazione dei docenti e dalle future linee guida ministeriali.
Quali sono le sfide principali per l'introduzione dell'IA a scuola secondo l'articolo?
Le principali sfide sono l'assenza di una regolamentazione nazionale chiara, la formazione dei docenti e la definizione di linee guida operative su cosa gli studenti possano fare con l'IA in classe. Inoltre, la difficoltà di implementare limiti d'età e criteri etici rimane un tema aperto.