Il 13 ottobre il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) ha adottato lo Statement 1/2026 sugli smart glasses, chiedendo garanzie più forti contro le registrazioni invisibili. Nel documento scuole e luoghi frequentati da minori sono citati esplicitamente tra gli ambienti più sensibili, insieme a ospedali, spogliatoi e piscine.
Cosa ha chiesto l'EDPB
Il parere, firmato da tutte le Autorità privacy europee compreso il Garante italiano, individua un problema di fondo: a differenza di uno smartphone, un paio di occhiali con fotocamera e microfono si distingue a fatica da una montatura comune, e le spie LED attuali non bastano a far capire quando il dispositivo sta registrando. L'EDPB afferma che produttori e fornitori di servizi IA sono titolari del trattamento e non possono scaricare sugli utenti la responsabilità di informare i terzi filmati.
Le raccomandazioni preliminari sono quattro: indicatori luminosi e sonori più visibili, limitazioni alla ripresa in luoghi sensibili, offuscamento automatico dei volti dei passanti, design che renda gli smart glasses riconoscibili come tali. Il testo integrale è nello Statement 1/2026 dell'EDPB sugli smart glasses.
Oslo li vieta a scuola, l'Italia non ha una regola dedicata
Il Comune di Oslo il 10 settembre 2026 ha vietato gli smart glasses in tutte le scuole municipali, per l'intero orario scolastico e a ogni livello di istruzione. La giunta ha motivato la decisione con l'impossibilità per gli alunni di accorgersi quando una lente registra. Il governo norvegese sta preparando un divieto temporaneo nazionale esteso a scuole, asili, parchi gioco, centri gioventù, strutture sanitarie e spogliatoi, in attesa di una normativa permanente.
In Italia la copertura normativa oggi passa dalla circolare Valditara del luglio 2024, che vieta lo smartphone in classe dalla scuola dell'infanzia alla secondaria di primo grado anche a scopo didattico, e dalla successiva estensione del divieto al secondo ciclo durante l'orario scolastico. Il testo parla di telefoni cellulari e dispositivi assimilabili: gli smart glasses non sono mai nominati e nessuna indicazione ministeriale successiva li ha equiparati espressamente al telefono. Le scuole che vogliono vietarli devono scriverlo nel regolamento d'istituto, caso per caso.
Anche fuori dalle aule il quadro resta scoperto. Negli atenei il tema sfiora la lezione frontale, i laboratori e la privacy di studenti e docenti ripresi senza accorgersene, soprattutto in sedute d'esame e tirocini. L'EDPB, nel comunicato pubblicato dal Garante italiano per la protezione dei dati personali, segnala che la responsabilità ricade anche su chi fornisce il servizio di IA collegato agli occhiali: un passaggio che ricorda il tema dei dati scolastici italiani già finiti nel perimetro business di Meta.
Cosa cambia per presidi, docenti e famiglie
Senza un atto ministeriale, la palla è dei dirigenti scolastici. Il Garante ha più volte ricordato che il regolamento d'istituto può introdurre divieti aggiuntivi su strumenti che registrano, dagli smartwatch alle action camera, se motivati da esigenze di tutela dei minori. Per chi vuole intervenire subito, l'ancoraggio normativo c'è: Codice privacy, GDPR e le linee guida nazionali sulla videosorveglianza giustificano un richiamo esplicito agli smart glasses nel documento che gli studenti firmano a inizio anno.
Per i docenti il nodo è la verifica. Un occhiale con fotocamera attiva in un'interrogazione o in un compito in classe diventa una registrazione occulta di minori, con rilievi penali oltre che disciplinari. Le famiglie, dal canto loro, devono sapere che il regime di responsabilità descritto dall'EDPB vale anche per genitori e nonni che fotografano la recita o la premiazione: la deroga per uso domestico cade quando il video finisce su un profilo social pubblico. Il tema è lo stesso emerso con l'IA di frontiera senza scudo cyber nella scuola italiana: le tecnologie entrano in aula prima delle regole.
Il prossimo passaggio spetta al Ministero dell'Istruzione e del Merito, che finora non ha preso posizione pubblica sullo Statement 1/2026. Finché l'equiparazione tra smartphone e smart glasses non sarà scritta nero su bianco, ogni istituto decide da solo cosa succede quando uno studente arriva in classe con un paio di Ray-Ban che registra.
Domande frequenti
Cosa ha chiesto l'EDPB riguardo agli smart glasses nelle scuole?
L'EDPB ha richiesto garanzie più forti contro le registrazioni invisibili, indicando la necessità di indicatori più visibili, limitazioni alla ripresa in luoghi sensibili, offuscamento automatico dei volti e design riconoscibile degli smart glasses.
Qual è la situazione normativa attuale in Italia sugli smart glasses nelle scuole?
In Italia non esiste una normativa specifica sugli smart glasses; la circolare Valditara vieta solo smartphone e dispositivi assimilabili, senza menzionare esplicitamente gli occhiali smart. Ogni istituto può decidere autonomamente se vietarli tramite il proprio regolamento interno.
Come possono le scuole italiane vietare l'uso degli smart glasses?
Le scuole possono vietare gli smart glasses inserendo un divieto esplicito nel regolamento d'istituto, motivando la scelta con esigenze di tutela dei minori e facendo riferimento al Codice privacy, al GDPR e alle linee guida nazionali sulla videosorveglianza.
Quali sono i rischi principali degli smart glasses in ambito scolastico?
I rischi principali riguardano la possibilità di registrazioni occulte di minori senza consenso, con potenziali conseguenze penali e disciplinari, oltre alla violazione della privacy di studenti e docenti durante lezioni, esami e attività scolastiche.
Cosa devono sapere le famiglie sull'uso degli smart glasses a scuola?
Le famiglie devono essere consapevoli che la responsabilità sull'uso degli smart glasses ricade anche su genitori e parenti, soprattutto se i contenuti registrati vengono diffusi pubblicamente, superando la semplice deroga per uso domestico.
Quali sono le differenze tra la normativa italiana e quella norvegese sugli smart glasses a scuola?
In Norvegia è stato introdotto un divieto esplicito degli smart glasses in tutte le scuole municipali, mentre in Italia manca una regola dedicata e ogni scuola deve regolamentare autonomamente l'uso di questi dispositivi.