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Il Sud forma, il Centro-Nord raccoglie: cosa dice il rapporto Svimez
Lavoro

Il Sud forma, il Centro-Nord raccoglie: cosa dice il rapporto Svimez

Dal Mezzogiorno 175mila giovani in 3 anni e 40mila laureati l'anno. Il conto della formazione dispersa, secondo Svimez, è di 6,7 miliardi.

La fuga laureati Sud vale 6,7 miliardi di euro l'anno. Tanto il Mezzogiorno trasferisce al Centro-Nord in formazione dispersa, secondo il Rapporto Svimez 2025. Dal 2000 al 2024 il conto cumulato della perdita di capitale umano meridionale ha superato i 132 miliardi.

L'emorragia che il boom del lavoro non ferma

Tra il 2022 e il 2024 circa 175 mila giovani di età compresa fra 25 e 34 anni hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord o per l'estero, 7 mila in più rispetto al triennio precedente. I laureati meridionali che si trasferiscono stabilmente ogni anno sono 40 mila: la Lombardia è la prima destinazione e assorbe quasi tre partenze su dieci dalla sola Campania, la regione da cui parte il 29% dei flussi.

L'ISTAT, nei dati sulle migrazioni interne 2024-2025 certifica che nel 2025 il Mezzogiorno ha perso altri 45 mila residenti verso il Centro-Nord, con 112 mila partenze contro 67 mila arrivi. Allargando la finestra, dal 2019 al 2025 l'area ha ceduto 150 mila laureati 25-34enni: 122 mila al Centro-Nord e 28 mila all'estero.

  • Crotone: tasso di emigratorietà verso il Centro-Nord di 9,5 per mille residenti, il più alto d'Italia
  • Basilicata e Molise: 7,6 e 7,5 per mille, segnali di spopolamento accelerato
  • Occupazione 25-34 anni (2024): 77,7% al Centro-Nord contro il 51,3% nel Mezzogiorno
  • Under 35 occupati al Sud 2021-2024: +100 mila, ma oltre un terzo del nuovo lavoro giovanile è nel turismo

Il conto della laurea pagata al Sud e consumata al Nord

Il paradosso contabile della mobilità giovanile meridionale resta spesso in secondo piano. Il Mezzogiorno continua a investire in formazione terziaria pubblica, ma non trattiene il capitale umano formato. Ogni laureato che si sposta porta con sé un valore produttivo che il territorio di origine ha pagato senza poterlo capitalizzare. Svimez stima questa perdita secca in 6,7 miliardi l'anno tra il 2020 e il 2024, cui si aggiungono 1,2 miliardi dovuti agli expat meridionali che vanno direttamente oltreconfine.

Il meccanismo si incastra in una filiera europea di polarizzazione: l'estero attrae i giovani laureati italiani in uscita, il Centro-Nord compensa quelle perdite pescando dal Sud, il Mezzogiorno finanzia una formazione che non resterà. L'ultimo boom dell'occupazione meridionale, con 100 mila nuovi under 35 occupati tra 2021 e 2024, non ha invertito la rotta. Anche perché il nuovo lavoro al Sud resta concentrato nel turismo stagionale, poco attrattivo per chi ha una laurea in tasca.

Il paradosso di genere e il peso dell'area rurale

C'è un secondo dato che spiazza. Tra chi parte dal Mezzogiorno nella fascia 25-34 anni, il 70% delle donne è laureato, contro il 50% degli uomini. Significa che le ragazze meridionali che si decidono a emigrare sono mediamente più qualificate dei coetanei maschi. Ma a parità di istruzione, età e grado di urbanizzazione del comune, la probabilità che una giovane del Sud lavori stabilmente al Centro-Nord resta inferiore a quella di un uomo. Un segnale coerente con il gender gap meridionale che non si chiude nemmeno nei dati sui Neet.

Pesa anche la geografia dell'origine. Chi vive in un'area rurale del Mezzogiorno ha una probabilità di trasferirsi al Centro-Nord superiore di 1,9 punti percentuali rispetto a chi vive in un capoluogo, perché le opportunità di lavoro qualificato sono quasi tutte altrove. Si forma così una selezione a due dimensioni: più sei istruito, più parti; più sei donna o resti in area urbana, meno parti. Dentro quella forbice si consuma la vera emorragia nord-sud dei laureati italiani e un'erosione del capitale produttivo che si trasmette di generazione in generazione.

L'Unione europea ha coniato la formula «freedom to move, right to stay». Perché il «diritto a restare» diventi concreto nel Mezzogiorno servono opportunità di lavoro qualificato comparabili a quelle del Centro-Nord. Senza, i 6,7 miliardi l'anno continueranno a essere un sussidio implicito che il Sud paga al resto del Paese.

Domande frequenti

Qual è il valore economico della fuga dei laureati dal Sud secondo il rapporto Svimez?

Secondo il rapporto Svimez, la fuga dei laureati dal Sud vale 6,7 miliardi di euro l'anno. Questa cifra rappresenta la perdita di capitale umano formato che il Mezzogiorno trasferisce al Centro-Nord.

Quali sono le principali destinazioni dei laureati meridionali che si trasferiscono?

La principale destinazione dei laureati meridionali è la Lombardia, che assorbe quasi il 30% dei flussi dalla sola Campania. Complessivamente, molti si trasferiscono nel Centro-Nord o all'estero.

Cosa spinge i giovani laureati meridionali a lasciare il Sud?

La principale motivazione è la mancanza di opportunità di lavoro qualificato nel Mezzogiorno. Il nuovo lavoro creato al Sud è spesso concentrato nel turismo stagionale, poco attrattivo per chi possiede una laurea.

Qual è l'impatto della migrazione interna sulla popolazione residente nel Mezzogiorno?

Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso circa 150 mila laureati tra i 25 e i 34 anni, di cui 122 mila verso il Centro-Nord e 28 mila all'estero. Nel solo 2025, il saldo migratorio è stato negativo di 45 mila residenti.

Esistono differenze di genere nella migrazione dei laureati meridionali?

Sì, il 70% delle donne che emigrano dal Sud nella fascia 25-34 anni è laureato, contro il 50% degli uomini. Tuttavia, a parità di istruzione, età e luogo di residenza, le donne hanno meno probabilità di trovare lavoro stabile al Centro-Nord rispetto agli uomini.

Come influisce la provenienza geografica sulla probabilità di emigrazione dei giovani meridionali?

I giovani che vivono in aree rurali del Mezzogiorno hanno una probabilità superiore di trasferirsi al Centro-Nord rispetto a chi vive in un capoluogo. Questo perché le opportunità di lavoro qualificato sono concentrate nei centri urbani o fuori regione.

Pubblicato il: 20 ottobre 2026 alle ore 14:01

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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