Il satellite sovietico Meteor 2-7, lanciato nel 1981 e dismesso nel 1984, si è frantumato in orbita a 855 chilometri di quota dopo l'impatto con un altro detrito. L'azienda californiana LeoLabs lo ha rilevato dall'Australia Occidentale: è il più recente di una serie di breakup che nel 2026 ha riportato i detriti spaziali al centro dell'agenda operativa dell'aerospazio civile.
Un satellite morto da 42 anni che continua a sparare schegge
L'incidente non è isolato. A gennaio 2026 un detrito ha danneggiato una navetta cinese attraccata alla stazione Tiangong, costringendo tre taikonauti a restare bloccati per dieci giorni in attesa di una capsula di ricambio. Qualche mese prima aveva ceduto in orbita il satellite spia statunitense Usa 32, altro reperto della Guerra Fredda. L'elemento comune è l'età: oggetti progettati decenni fa, quando mettere qualcosa in orbita era un affare di pochi Stati, finiscono per rompersi oggi in un'orbita bassa che ospita oltre 15.900 satelliti attivi e che riceve nuovi lanci quasi ogni giorno. Ognuno di questi breakup trasforma un oggetto censito in centinaia o migliaia di frammenti che si disperdono lungo l'intera fascia orbitale, moltiplicando il rischio di impatti secondari a cascata.
La piramide dei detriti nei numeri dell'ESA
L'Agenzia spaziale europea aggiorna il censimento dell'ambiente orbitale sul portale DISCOS, e la fotografia al 9 ottobre 2026 è vertiginosa. Catalogati dai radar e dai telescopi di sorveglianza ci sono circa 47.030 oggetti. Ma il catalogo è solo la punta della piramide: il modello statistico MASTER-8, rilasciato dall'ESA a settembre 2026, stima 68.450 oggetti più grandi di 10 centimetri (di cui 11.300 payload attivi), 1,5 milioni di frammenti tra 1 e 10 centimetri e 230 milioni di schegge tra 1 millimetro e 1 centimetro. Sono proiettili che viaggiano a 28.000 chilometri orari e che nessun radar vede: troppo piccoli per essere tracciati, abbastanza grandi per bucare un pannello solare, un oblò o il serbatoio di una navetta. È esattamente ciò che è successo alla Tiangong. La massa complessiva in orbita ha superato le 17.400 tonnellate, le frammentazioni registrate dal 1957 sono oltre 660 e nel 2024 se ne sono contate undici in dodici mesi, media costante da vent'anni. Le statistiche aggiornate dell'ambiente orbitale - ESA DISCOS mostrano il dato che la cronaca non tocca: la quota di Meteor 2-7, 855 chilometri, è una fascia maledetta perché l'atmosfera residua è troppo rarefatta per far rientrare naturalmente ciò che si rompe lì. Un frammento prodotto oggi a quell'altitudine resta in orbita per secoli, mentre a 400 chilometri lo stesso rottame cade in pochi anni.
822 manovre al giorno, 191 miliardi di dollari a rischio
Il prezzo di questo affollamento lo pagano gli operatori che vogliono tenere accese le costellazioni commerciali. Tra maggio 2025 e maggio 2026 i soli satelliti Starlink hanno eseguito 355.000 manovre di evasione, poco più di 822 al giorno, con una media di oltre 40 manovre per satellite in un anno. SpaceX stima di superare il milione di manovre annue entro il 2027 e ha già reagito abbassando 4.400 unità da 550 a 480 chilometri: a quella quota i detriti decadono in anni e non in secoli. Nel 2010 i lanci orbitali globali erano stati 74, con 110 payload immessi; nel 2025 sono diventati 329, con 4.517 payload (+345% i lanci, +4.000% i carichi). L'OECD stima a 191 miliardi di dollari l'attività economica concentrata nelle orbite tra 500 e 600 chilometri, direttamente esposta al rischio di impatto, e segnala che senza regimi condivisi di rimozione dei relitti il costo assicurativo delle missioni è destinato a crescere. La stessa Cina sta accelerando con la sua risposta a Starlink: la costellazione Qianfan conta già 234 satelliti in orbita contro i mille previsti per fine anno.
Senza accordi vincolanti sulla rimozione attiva dei relitti e sulla notifica delle manovre, ogni nuovo satellite immesso oggi a quota alta è un conto differito. Il breakup di Meteor 2-7 non è l'eccezione: è l'anteprima del regime operativo dei prossimi anni.
Domande frequenti
Cosa ha causato l'esplosione del satellite Meteor 2-7?
L'esplosione del satellite Meteor 2-7 è stata causata da una collisione con un altro detrito spaziale a 855 chilometri di quota.
Perché la fascia orbitale a 855 chilometri è particolarmente problematica?
A quell'altitudine l'atmosfera è troppo rarefatta per consentire il rientro naturale dei detriti, quindi i frammenti prodotti possono restare in orbita per secoli, aumentando il rischio di ulteriori collisioni.
Qual è la situazione attuale dei detriti spaziali secondo i dati ESA?
Secondo ESA, sono stati catalogati circa 47.030 oggetti, ma si stimano 68.450 oggetti oltre i 10 cm, 1,5 milioni tra 1 e 10 cm e 230 milioni di frammenti tra 1 mm e 1 cm, molti dei quali non sono tracciabili dai radar.
Quali rischi comportano i detriti spaziali per le missioni attuali?
I detriti, anche di piccole dimensioni, possono danneggiare gravemente satelliti e navicelle, costringendo a manovre di evasione frequenti e aumentando i rischi e i costi assicurativi delle missioni spaziali.
Come stanno reagendo gli operatori commerciali al problema dei detriti?
Operatori come SpaceX stanno abbassando l'orbita dei satelliti per favorire il decadimento dei detriti e stanno aumentando le manovre di evasione, che per la sola costellazione Starlink hanno superato le 355.000 in un anno.
Quali sono le prospettive future per la gestione dei detriti spaziali?
Senza accordi vincolanti sulla rimozione attiva e la notifica delle manovre, il problema dei detriti continuerà a crescere, rendendo ogni nuovo lancio un potenziale rischio per la sicurezza delle orbite.