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Gender gap accademico: l'Italia parte pari, perde donne ai vertici
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Gender gap accademico: l'Italia parte pari, perde donne ai vertici

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L'Ucraina ha rovesciato la parità nei dottorati per la guerra: 85% uomini. In Italia si parte al 47,8% ma in cattedra resta solo il 27%.

Solo il 15% dei dottorandi ucraini è donna, contro l'85% di uomini. Prima del 2022 il rapporto era intorno al 50 e 50: a rovesciare la quota di donne nel dottorato è stata la legge marziale, che vieta agli uomini tra i 18 e i 60 anni di lasciare il Paese. Lo ha detto Andriy Butenko, presidente NAQA Ucraina il 10 giugno davanti alla commissione Istruzione del parlamento di Kiev.

Come la guerra ha rovesciato i dottorati ucraini

Iscriversi a un dottorato è una delle poche scelte legali per restare lontani dal fronte. L'età media degli iscritti al terzo livello è salita a 35 anni, contro i 22 della triennale e i 27 della magistrale. Negli altri segmenti il quadro è diverso: le donne sono il 49,5% alla triennale e il 51,4% alla magistrale, ma solo il 15,3% al livello educativo-ricerca.

Il vice ministro Mykola Trofymenko ha confermato che nel 2025 i candidati maschi over 25 a tutti i livelli universitari sono crollati di oltre la metà rispetto al 2024, segno che la mobilitazione sta riducendo anche il bacino di studenti adulti. Il dato sui dottorati va letto in questa cornice: è un effetto esogeno destinato a riassorbirsi quando finirà la legge marziale.

In Italia si parte alla pari, ma il problema arriva dopo

Da noi la fotografia di partenza assomiglia a quella ucraina pre-guerra. Secondo il Focus equilibrio di genere 2023 dell'ANVUR, nell'anno accademico 2021/22 le dottorande italiane erano il 47,8%, contro il 52,2% dei colleghi maschi. È un sostanziale equilibrio, in linea con le iscrizioni ai corsi di laurea, dove le studentesse sono stabilmente intorno al 55%.

Il problema scatta dopo il titolo. Nel decennio 2012-2022 monitorato dall'ANVUR, la quota di donne tra i professori associati è passata dal 34,9% al 42,3%, mentre tra gli ordinari si è fermata al 27%, in crescita rispetto al 20,9% del 2012 ma ancora lontana dalla parità. Nei ricercatori a tempo determinato la quota femminile si è invece mossa pochissimo, dal 43,1% al 44,2% in dieci anni: il passaggio dal post-dottorato al ruolo è il primo collo di bottiglia, non l'ultimo.

Il vertice è quasi vuoto. Tra rettori e rettrici i numeri assoluti sono brutali: 12 donne su 99 atenei nel 2022, appena cinque in più rispetto alle 7 del 2012. Le cause documentate dall'ANVUR sono la maternità, i carichi di cura non condivisi, i percorsi a tempo determinato che si sommano fino ai 40 anni e la composizione delle commissioni di abilitazione scientifica nazionale, ancora a maggioranza maschile in quasi tutte le aree.

Dove si rompe davvero la carriera accademica

Il quadro ucraino e quello italiano descrivono due rotture diverse dello stesso meccanismo. In Ucraina il dottorato si è gonfiato come zona protetta dalla mobilitazione: lo squilibrio è esogeno, visibile e si riassorbirà con la fine della guerra. In Italia il dottorato è l'ultimo livello in cui le donne sono ancora vicine alla metà, e nei vent'anni successivi la quota si dimezza.

Le politiche italiane di parità lavorano quasi tutte a monte, con bandi e quote per l'accesso ai corsi STEM o ai concorsi pubblici. Quasi nessuna agisce sul punto in cui il divario si materializza davvero, cioè la fascia 35-45 anni tra assegno di ricerca e abilitazione scientifica nazionale. È la stessa finestra in cui in Ucraina i maschi corrono verso il dottorato per non finire al fronte: due esempi specchio di come una stessa fascia d'età cambia la composizione di un sistema.

Il prossimo rapporto ANVUR sull'analisi di genere, atteso entro fine 2026, dirà se la coorte di dottorande del 2015-2017 è riuscita ad arrivare alla cattedra di prima fascia. Se la quota di donne ordinarie resterà ferma al 27%, vorrà dire che dieci anni di interventi sull'accesso non hanno spostato di un punto il vertice.

Domande frequenti

Qual è la causa principale dello squilibrio di genere nei dottorati ucraini dopo il 2022?

Lo squilibrio è dovuto alla legge marziale, che impedisce agli uomini tra i 18 e i 60 anni di lasciare il Paese, portando molti uomini a iscriversi ai dottorati per evitare la mobilitazione militare.

Com'è la situazione di partenza del gender gap nei dottorati in Italia rispetto all'Ucraina?

In Italia, la situazione di partenza è equilibrata: nel 2021/22 le dottorande erano il 47,8%, simile agli uomini e in linea con le iscrizioni ai corsi di laurea, mentre in Ucraina prima della guerra il rapporto era anch’esso paritario.

Dove si manifesta maggiormente il divario di genere nella carriera accademica italiana?

Il divario si manifesta soprattutto nei passaggi di carriera dopo il dottorato, in particolare tra i ricercatori e, ancor di più, tra i professori ordinari e i rettori, dove la presenza femminile diminuisce drasticamente.

Quali sono le principali cause che ostacolano l'avanzamento delle donne ai vertici accademici in Italia?

Secondo ANVUR, le cause sono la maternità, i carichi di cura non condivisi, i percorsi a tempo determinato prolungati e la composizione ancora prevalentemente maschile delle commissioni di abilitazione scientifica nazionale.

Le politiche italiane di parità sono efficaci nel ridurre il gender gap ai livelli più alti della carriera accademica?

Le politiche attuali agiscono soprattutto sull'accesso ai corsi e concorsi, ma incidono poco sulla fascia critica tra i 35 e i 45 anni, dove il divario si accentua e la presenza femminile ai vertici resta bassa.

Cosa si prevede per il futuro del gender gap accademico in Italia?

Il prossimo rapporto ANVUR, previsto entro il 2026, valuterà se la coorte di dottorande 2015-2017 è riuscita a raggiungere i vertici; se la quota di donne tra i professori ordinari resterà al 27%, significherà che le politiche attuali non hanno avuto effetto sul vertice.

Pubblicato il: 15 giugno 2026 alle ore 08:50

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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