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Catalogna respinge 600€ in quattro anni, in Italia il CCNL si chiude a 144
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Catalogna respinge 600€ in quattro anni, in Italia il CCNL si chiude a 144

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In Catalogna il 65% dei docenti boccia un preaccordo da 600€ in quattro anni. Il CCNL Istruzione 2022-2024 in Italia chiude con 144€ lordi mensili medi.

In Catalogna il 65% dei docenti ha rifiutato a giugno 2026 un preaccordo da circa 600 euro mensili in quattro anni, considerandolo insufficiente. In Italia, mentre 15.000 colleghi sfilavano a Barcellona il 6 giugno, arrivavano nei cedolini gli arretrati del CCNL 2022-2024 firmato a dicembre 2025: 144 euro lordi mensili medi a regime.

Il preaccordo respinto e la piazza di Barcellona

Il preaccordo siglato dal Departament d'Educació catalano e da due sigle sindacali, USTEC e Professors de Secundària, prevede un incremento complessivo di circa 600 euro mensili da raggiungere in quattro anni: 599,5 euro per la scuola primaria e 633 per la secondaria, sommando la parte autonomica catalana agli aumenti statali. Sottoposto a consultazione, è stato bocciato dal 65% dei lavoratori.

La mobilitazione catalana è arrivata al diciassettesimo giorno di sciopero. Il 6 giugno 2026 una marcia di 15.000 persone ha attraversato Barcellona con un solo telo in testa al corteo: 'Ha ganado la dignidad educativa'. I sindacati firmatari sono stati fischiati dai propri iscritti, e il movimento si è organizzato per assemblee di istituto, scavalcando le sigle ufficiali.

Un elemento meno raccontato è lo 'sciopero delle famiglie': dopo settimane di astensioni non retribuite che avevano eroso le buste paga, migliaia di genitori catalani hanno trattenuto i figli da scuola per consentire la prosecuzione della mobilitazione senza ulteriori perdite economiche per gli insegnanti.

In Italia 144 euro lordi accolti come traguardo

Il numero respinto a Barcellona è la cornice per leggere quello firmato a Roma. Il CCNL Istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024, sottoscritto definitivamente presso l'ARAN il 23 dicembre 2025, fissa gli stipendi docenti italiani su un aumento medio mensile di 144 euro lordi, accompagnato da 105 euro per il personale ATA e da un'una tantum di 1.640 euro di arretrati per i docenti e 1.400 euro per gli ATA, in liquidazione tra gennaio e febbraio 2026.

Tradotti in serie temporale, i 600 euro respinti in Catalogna corrispondono a circa 150 euro l'anno di incremento cumulato. In Italia, dopo tre anni di trattativa, il punto di arrivo è 144 euro lordi mensili: una cifra molto vicina a quella che, a Barcellona, viene considerata sotto la soglia di accettabilità. Su base annua, l'aumento italiano vale poco più di un mese e mezzo di retribuzione aggiuntiva, sul quale incide poi la fiscalità ordinaria che porta i 144 lordi a circa 100 euro netti.

Il contesto strutturale è tracciato da Eurydice, la rete della Commissione europea che monitora i sistemi educativi. L'ultimo rapporto comparato disponibile, riferito all'anno scolastico 2021/2022, segnala che servono 35 anni di servizio a un docente italiano per raggiungere lo stipendio massimo, con un incremento del 49% sulla retribuzione di ingresso. Sui dati comparati sugli stipendi dei docenti in Europa pubblicati dall'unità italiana di Eurydice all'INDIRE, l'Italia resta nella fascia bassa per stipendio iniziale e con la progressione di carriera più lenta del proprio gruppo di riferimento. Sul nuovo CCNL si innestano subito le immissioni in ruolo via concorso PNRR 2 nella scuola dell'infanzia e primaria: i neoassunti partiranno dal gradino tabellare più basso di quella curva.

Perché in Italia il malcontento non diventa piazza

La differenza non è solo nei numeri ma nei meccanismi. Dalla privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico introdotta nel 1993 e consolidata nel D.Lgs 165/2001, i docenti italiani sono inseriti nel comparto unico Istruzione e Ricerca, che raggruppa scuola, università, ricerca e AFAM. La trattativa salariale è centralizzata all'ARAN e dipende dai fondi stanziati dal governo nella legge di bilancio: una catena decisionale lunga, in cui responsabilità e controparte negoziale tendono a confondersi.

Ne deriva un sindacalismo più contrattuale che territoriale: gli scioperi degli scrutini di giugno 2026 colpiscono il funzionamento delle scuole ma non producono il tipo di mobilitazione di massa visto a Barcellona. La domanda di riconoscimento esiste anche in Italia ed emerge in segnali laterali, dall'indisponibilità dei docenti ad accompagnare gli studenti in gita alle frizioni sui percorsi di formazione iniziale, ma resta priva di un canale di vertenza unitario.

Mentre i catalani tornano in piazza il 9 giugno 2026, all'ARAN il 24 giugno riprende la trattativa sul prossimo CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027: lì si misurerà se l'asticella italiana degli stipendi docenti, fissata oggi a 144 euro lordi mensili, si avvicinerà al numero che i colleghi spagnoli hanno bocciato come insufficiente.

Domande frequenti

Perché i docenti catalani hanno respinto l'accordo sugli aumenti salariali?

Il 65% dei docenti catalani ha respinto il preaccordo da circa 600 euro mensili in quattro anni perché ritenuto insufficiente rispetto alle loro aspettative e al costo della vita.

Quali sono le principali differenze tra gli aumenti salariali previsti in Catalogna e quelli in Italia?

In Catalogna era previsto un aumento di circa 600 euro mensili in quattro anni, mentre in Italia il nuovo CCNL prevede un aumento medio di 144 euro lordi mensili, una cifra di molto inferiore rispetto a quella proposta in Catalogna.

Come si è manifestata la mobilitazione dei docenti in Catalogna?

La mobilitazione è arrivata al diciassettesimo giorno di sciopero, con una marcia di 15.000 persone a Barcellona e il coinvolgimento delle famiglie che hanno trattenuto i figli da scuola per sostenere gli insegnanti.

Perché in Italia il malcontento dei docenti non si trasforma in grandi mobilitazioni?

In Italia il sistema di contrattazione centralizzato e la struttura sindacale meno territoriale rendono difficile la nascita di mobilitazioni di massa, limitando la protesta a segnali meno visibili come l'indisponibilità ad accompagnare gli studenti in gita.

Qual è la posizione dell'Italia rispetto agli stipendi dei docenti in Europa?

Secondo Eurydice, l'Italia si colloca nella fascia bassa sia per lo stipendio iniziale che per la progressione di carriera, che è fra le più lente nel proprio gruppo di riferimento europeo.

Cosa prevede il nuovo CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024 per il personale ATA?

Il nuovo CCNL prevede per il personale ATA un aumento di 105 euro lordi mensili e un'una tantum di 1.400 euro di arretrati, liquidati tra gennaio e febbraio 2026.

Pubblicato il: 8 giugno 2026 alle ore 09:09

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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