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Canada, crollo degli studenti internazionali: nuove iscrizioni sotto i livelli del Covid
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Canada, crollo degli studenti internazionali: nuove iscrizioni sotto i livelli del Covid

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I dati IRCC fotografano un tracollo senza precedenti: permessi di studio in calo del 64%, tasso di approvazione al 36%. Per gli studenti indiani si passa dal 69% al 25% di visti concessi

C'è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui il Canada rappresentava la destinazione più ambita per centinaia di migliaia di studenti internazionali. Quel tempo sembra ora appartenere a un'altra era. I dati più recenti diffusi dall'IRCC (Immigration, Refugees and Citizenship Canada) tratteggiano uno scenario che nessuno, nel mondo accademico canadese, avrebbe voluto leggere: il numero di nuovi studenti stranieri è precipitato sotto i livelli registrati durante la pandemia da Covid-19.

Non si tratta di un calo fisiologico. È un crollo strutturale.

Il crollo dei numeri: permessi di studio ai minimi storici

I numeri parlano con una brutalità che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Nel 2025 sono stati emessi circa 73.800 nuovi permessi di studio, una cifra che rappresenta appena il 25% dell'obiettivo fissato a 305.900 dal governo federale. Tradotto: tre quarti dei posti previsti sono rimasti vuoti.

Il confronto con l'anno precedente è altrettanto impietoso. I nuovi permessi rilasciati nel 2025 segnano un calo del 64% rispetto al 2024. Il tasso di approvazione complessivo si è attestato al 36%, un dato che racconta una politica migratoria divenuta radicalmente più restrittiva in un arco di tempo brevissimo.

Per chi segue le dinamiche dell'istruzione superiore a livello globale, il dato è significativo anche in chiave comparativa. Il Canada, che per anni ha conteso al Regno Unito e all'Australia il primato di meta preferita da chi desiderava studiare all'estero, si ritrova oggi con flussi in ingresso inferiori a quelli del biennio pandemico 2020-2021, quando le frontiere erano fisicamente chiuse.

Studenti indiani, i più colpiti dal giro di vite

Se il quadro generale è fosco, per la comunità studentesca indiana la situazione rasenta il drammatico. L'India ha storicamente rappresentato il primo bacino di provenienza per le università canadesi, alimentando in modo decisivo i bilanci di atenei grandi e piccoli, soprattutto nei college dell'Ontario e della British Columbia.

Ebbene, stando a quanto emerge dai dati IRCC, il tasso di approvazione dei visti per i nuovi studenti indiani è precipitato dal 69% nel 2024 a un intervallo compreso tra il 25 e il 27% nel 2025. Un taglio di oltre 40 punti percentuali in dodici mesi.

La portata del fenomeno è tale da aver già innescato conseguenze a catena. Diversi istituti post-secondari canadesi hanno segnalato un crollo delle iscrizioni nei programmi rivolti agli studenti internazionali, con ricadute dirette sui ricavi e, in alcuni casi, sulla sostenibilità finanziaria di interi dipartimenti. La questione resta aperta, e le università canadesi stanno cercando di diversificare i mercati di reclutamento, ma sostituire il volume proveniente dall'India non è impresa che si realizza in un semestre.

Estensioni invece di nuovi ingressi: un sistema che si chiude

Un altro dato merita attenzione, perché rivela la natura profonda della trasformazione in corso. Nel 2025, il 73% delle approvazioni post-secondarie riguardava estensioni di permessi di studio già esistenti, non nuovi ingressi. Il sistema, in altre parole, ha continuato a gestire chi era già sul territorio canadese, ma ha drasticamente ridotto le porte d'accesso per chi tentava di entrare per la prima volta.

È un segnale inequivocabile: Ottawa ha scelto di consolidare la base esistente senza espanderla. Una strategia che nel breve periodo può alleggerire la pressione su alloggi e servizi, due temi divenuti esplosivi nel dibattito pubblico canadese, ma che nel medio termine rischia di erodere la competitività del sistema universitario del Paese.

Per gli studenti italiani e europei interessati a ottenere un permesso di studio canadese, il messaggio è chiaro: i margini si sono ristretti considerevolmente e la pianificazione deve iniziare con largo anticipo.

Le ragioni dietro il muro dei rifiuti

Perché un cambiamento così brusco? Le cause sono molteplici e intrecciate.

Il governo canadese ha progressivamente irrigidito i criteri di valutazione delle domande di visto studio, introducendo requisiti finanziari più stringenti e una verifica più severa sulle reali intenzioni degli studenti di fare ritorno nel Paese d'origine al termine degli studi. Le ragioni di rifiuto dei visti accumulate nel corso del 2024, come sottolineato da diversi analisti del settore, hanno avuto un effetto deterrente sulle decisioni degli aspiranti studenti nel 2025: molti hanno semplicemente rinunciato a presentare domanda, consapevoli delle scarse probabilità di successo.

A questo si aggiunge il dibattito politico interno. La crescita esponenziale degli studenti internazionali negli anni precedenti aveva alimentato tensioni legate alla crisi abitativa nelle principali città universitarie, alla saturazione di alcuni programmi formativi e, più in generale, alla percezione che il sistema dei study permits fosse diventato una via d'accesso surrettizia alla residenza permanente piuttosto che un percorso genuinamente educativo.

La stretta, dunque, risponde a pressioni politiche precise. Ma il prezzo lo pagano anche studenti con progetti formativi legittimi e solidi.

Cosa cambia per chi vuole studiare in Canada

Per chi, dall'Italia o da altri Paesi, sta valutando l'ipotesi di studiare in Canada, il panorama del 2025 impone un cambio di approccio radicale rispetto a pochi anni fa.

Alcuni elementi da tenere presenti:

  • Il tasso di approvazione al 36% significa che quasi due domande su tre vengono respinte. La documentazione deve essere ineccepibile.
  • I requisiti finanziari sono stati innalzati: dimostrare la capacità di sostentamento per l'intera durata del programma è diventato imprescindibile.
  • La scelta dell'istituto conta più che mai. Le Designated Learning Institutions (DLI) con un track record solido di approvazioni hanno un peso nella valutazione.
  • Il legame con il Paese d'origine, ovvero la dimostrazione di voler tornare al termine degli studi, è oggi scrutinato con un'attenzione che non ha precedenti.

Le università canadesi, dal canto loro, si trovano strette tra la necessità di mantenere standard elevati di internazionalizzazione e una politica governativa che di fatto ne limita la capacità di attrazione. Alcuni atenei hanno già avviato campagne di reclutamento mirate verso l'Africa francofona e il Sud-Est asiatico, nel tentativo di compensare il calo dal subcontinente indiano. I risultati, per ora, sono tutti da verificare.

Il Canada resta un Paese con un sistema universitario di eccellenza. Ma l'epoca in cui bastava una buona media e un conto in banca per ottenere il via libera è definitivamente tramontata. Chi vuole partire deve sapere che la selezione è diventata feroce, e che il margine d'errore nella preparazione della domanda si è ridotto a zero.

Pubblicato il: 16 aprile 2026 alle ore 10:10

Domande frequenti

Perché c'è stato un crollo così marcato nelle nuove iscrizioni di studenti internazionali in Canada?

Il crollo è dovuto a una politica migratoria molto più restrittiva che ha innalzato i requisiti di accesso, ridotto il tasso di approvazione dei permessi di studio e introdotto regole più severe sia sui requisiti finanziari sia sulla verifica delle intenzioni degli studenti.

Quali sono le principali difficoltà per gli studenti italiani che vogliono studiare in Canada oggi?

Gli studenti italiani devono affrontare un tasso di approvazione molto basso (36%), documentazione estremamente rigorosa, requisiti finanziari più stringenti e la necessità di dimostrare con chiarezza il legame con il Paese d'origine e l'intenzione di ritornarvi dopo gli studi.

Come sono stati colpiti gli studenti indiani dalle nuove politiche canadesi?

Gli studenti indiani sono stati i più penalizzati: il tasso di approvazione dei visti per loro è crollato dal 69% al 25-27% in un anno, causando un forte calo delle iscrizioni e gravi ripercussioni sui bilanci delle università canadesi.

Quali sono le principali ragioni dietro l'inasprimento delle regole per i permessi di studio in Canada?

Le nuove regole rispondono a pressioni politiche interne legate alla crisi abitativa, alla saturazione dei servizi nelle città universitarie e alla percezione che i permessi di studio fossero usati per ottenere la residenza permanente invece che per motivi genuinamente accademici.

Cosa cambia concretamente nel processo di richiesta del permesso di studio canadese rispetto agli anni precedenti?

Oggi è fondamentale presentare una domanda impeccabile, dimostrare risorse finanziarie adeguate per tutta la durata degli studi e scegliere con attenzione l'istituto, privilegiando le Designated Learning Institutions con buoni tassi di approvazione. Inoltre, occorre fornire prove convincenti dell'intenzione di rientrare nel Paese d'origine dopo il percorso formativo.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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