Il ghiacciaio si è staccato alle 8:37 ora locale, a 5.200 metri di quota, ed è precipitato per 1.200 metri fino al fondovalle. Ha travolto villaggi lungo il fiume Bhote Koshi, al confine tra Nepal e regione autonoma del Tibet, per una cinquantina di chilometri. I dispersi tra i due versanti superano quota 1.500, di cui centinaia stranieri. Il climatologo del CNR intervistato dall'Ansa parla di un terremoto di magnitudo 4.4 come innesco. Poche ore dopo lo United States Geological Survey rettifica: nessun terremoto è avvenuto.
Cosa è successo in valle
L'evento del 26 agosto 2026 ha una sequenza ricostruita in modo netto dalle immagini satellitari citate dall'USGS. Una sezione della lingua terminale di un ghiacciaio si è distaccata a circa 5.200 metri e ha percorso un salto verticale di 1.200 metri, raccogliendo roccia e sedimenti lungo la discesa. La valanga di ghiaccio e detriti ha raggiunto il fiume Lhende, in territorio tibetano, una ventina di chilometri a nord-est del valico di frontiera con il Nepal. I materiali hanno bloccato temporaneamente il corso d'acqua, formando una diga naturale. Quando la diga ha ceduto, l'onda ha percorso il letto del Bhote Koshi verso valle. Gli abitati colpiti si trovavano fino a 500 metri di altitudine.
Terremoto o ghiacciaio: due letture opposte
Nell'intervista Ansa il ricercatore Tommaso Torrigiani, del Consorzio Lamma-CNR, ipotizzava una scossa di magnitudo 4.4 come innesco della frana ed escludeva il legame con i cambiamenti climatici. La ricostruzione dell'USGS ribalta il quadro. L'analisi delle stazioni sismiche vicine, delle onde a lungo periodo e delle immagini satellitari indica che la firma sismica registrata quella mattina, poi corretta a magnitudo 5.2, era il collasso stesso del ghiacciaio e il flusso detritico che ne è derivato. Non un sisma tettonico come quello di Caracas che ha innescato una frana, ma una frana glaciale abbastanza grande da produrre onde sismiche.
La distinzione non è accademica. Un evento innescato da un sisma è raro e imprevedibile. Un evento innescato dal cedimento di un fronte glaciale rientra in un fenomeno che nella regione dell'Himalaya sta diventando più frequente e che è già stato catalogato in decine di episodi documentati.
I numeri del ghiaccio che scompare
L'ICIMOD, il centro di ricerca di Kathmandu che monitora il Terzo Polo, ha pubblicato a marzo 2026 il rapporto HKH Glacier Outlook. I ghiacciai dell'Hindu Kush Himalaya hanno perso il 12% dell'area totale e il 9% delle riserve stimate tra il 1990 e il 2020. Lo spessore medio è calato di 27 metri dal 1975. Il ritmo di scioglimento è raddoppiato dopo il 2000, con l'accelerazione più marcata sui ghiacciai piccoli, sotto mezzo chilometro quadrato, che rappresentano circa il 75% del totale nella regione. La sintesi è nel rapporto ICIMOD sul raddoppio della perdita di ghiaccio dal 2000.
Sul solo Nepal l'ICIMOD conta oltre 90 alluvioni da rottura di lago glaciale dal 1920. Più del 70% delle 700 rotture documentate a livello himalayano risale agli ultimi cinquant'anni. Le valli del Bhote Koshi e del Rongshar, dove è avvenuto il crollo del 26 agosto, ospitano una decina di laghi già classificati come potenzialmente pericolosi in un rapporto congiunto ICIMOD-UNDP.
Cosa cambia per chi vive e viaggia in quota
L'evento pone un problema di allerta. Il fronte glaciale che ha ceduto non era sotto sorveglianza dedicata: gli strumenti che l'hanno rilevato sono la rete sismica globale e i satelliti. Chi era nei villaggi a valle non ha avuto preavviso. I 1.500 dispersi tra Nepal e Tibet, di cui centinaia turisti stranieri, sono la misura di questo vuoto. Le rotte di trekking dell'area del Rongshar restano interdette dopo il cedimento del ponte al confine di Tatopani.
La lettura del CNR insiste sul carattere isolato dell'evento, non climatico. La ricostruzione USGS, incrociata con i dati ICIMOD, indica invece che episodi analoghi diventeranno più probabili nei prossimi anni. La prossima verifica riguarda i laghi glaciali già inseriti nella lista di priorità: due terzi delle comunità a valle di questi bacini in Nepal non dispongono ancora di un sistema di allarme rapido a monte.
Domande frequenti
Cosa ha causato il crollo del ghiacciaio tra Nepal e Tibet?
Il crollo è stato causato dal distacco di una sezione della lingua terminale del ghiacciaio, senza che sia stato registrato un terremoto come causa scatenante. L'evento è stato confermato dalle analisi dell'USGS tramite dati sismici e immagini satellitari.
Quali sono state le conseguenze immediate dell'alluvione sulla popolazione locale?
L'alluvione ha travolto diversi villaggi lungo il fiume Bhote Koshi, causando oltre 1.500 dispersi tra Nepal e Tibet, inclusi centinaia di turisti stranieri. Gli abitati colpiti non hanno ricevuto alcun preavviso, aggravando l'impatto dell'evento.
Quanto sono frequenti eventi simili nella regione dell'Himalaya?
Eventi simili stanno diventando più frequenti: oltre il 70% delle 700 rotture documentate di laghi glaciali nell'Himalaya si sono verificate negli ultimi cinquant'anni. In Nepal, dal 1920, si sono registrate più di 90 alluvioni di origine glaciale.
Qual è la situazione attuale dei ghiacciai dell'Hindu Kush Himalaya?
I ghiacciai hanno perso il 12% dell'area totale e il 9% delle riserve dal 1990 al 2020, con uno spessore medio diminuito di 27 metri dal 1975. Il ritmo di scioglimento è raddoppiato dopo il 2000, soprattutto nei ghiacciai più piccoli.
Esistono sistemi di allarme per eventi di questo tipo nelle aree a rischio?
La maggior parte delle comunità a valle dei laghi glaciali pericolosi in Nepal non dispone ancora di un sistema di allarme rapido. L'evento recente ha evidenziato la necessità di migliorare il monitoraggio e le misure di allerta preventiva.
Quali implicazioni ha questo evento per chi vive o viaggia nelle zone di alta quota?
L'evento sottolinea la vulnerabilità delle popolazioni e dei turisti nelle aree di alta quota, dove i sistemi di allerta sono spesso assenti e le rotte di trekking possono essere improvvisamente interdette. È fondamentale potenziare la sorveglianza e le misure di prevenzione.