Nel 2025 su 5,8 milioni di assunzioni previste in Italia, 2,7 milioni (il 47%) hanno presentato difficolta di reperimento. Di queste, 1.750.000 sono saltate per assenza di candidati, il 30,2% del totale: erano il 9,7% nel 2017, quando i casi erano meno di 400.000. Ma c'è un secondo dato meno citato: altre 765.500 assunzioni sono andate a vuoto perchè i candidati si sono presentati con una preparazione inadeguata rispetto alle posizioni. Due problemi distinti, con origini diverse.
Dove mancano le competenze, non i candidati
Il 13% delle assunzioni non concluse riguarda persone che si sono presentate ai colloqui ma non corrispondevano alle competenze richieste. I settori dove questo divario è più pronunciato sono quelli ad alta specializzazione: il metalmeccanico e l'elettronico registrano il 59,7% di difficoltà nel reperire personale qualificato, l'ICT il 49,5%. Alla base non c'è solo una questione di qualifiche formali: il gap si apre soprattutto sulle competenze specializzate che i percorsi formativi tradizionali non presidiano con la stessa intensità dei corsi tecnici avanzati.
Il primo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, elaborato da CNEL e Unioncamere e presentato nel 2025, aggiunge un elemento controintuitivo: nell'ICT le assunzioni previste sono calate del 13,4% rispetto al primo semestre 2024, e nei servizi avanzati di supporto alle imprese del 8,8%. Le aziende dichiarano di non trovare tecnici specializzati e al tempo stesso programmano meno assunzioni in quei profili. Le micro e piccole imprese trainano la crescita occupazionale, ma prevalentemente in settori tradizionali a bassa qualificazione, mentre i comparti ad alta intensità di conoscenza si contraggono. Primo Report mismatch CNEL-Unioncamere 2025
Il paradosso geografico
La difficoltà di reperimento del personale è più alta nelle regioni con le maggiori opportunità lavorative: Valle d'Aosta (39,5%), Trentino Alto Adige (39%), Friuli Venezia Giulia (37,4%) e Veneto (33,5%). La Puglia, al contrario, registra il 25%, il valore più basso in assoluto. Dove il mercato del lavoro è più dinamico, le posizioni restano scoperte per mancanza di candidati con le qualifiche richieste.
Secondo i dati ISTAT 2024, i NEET (giovani che non lavorano e non studiano) nel Mezzogiorno raggiungono un'incidenza più che doppia rispetto al Centro-Nord. Chi cerca lavoro si trova concentrato dove le posizioni disponibili sono meno numerose; chi ha posizioni aperte non trova candidati qualificati vicino a sè. La mobilità geografica interna, da sola, non risolve questa asimmetria strutturale. Dati ISTAT su istruzione e NEET - Noi Italia 2025
Parte di questo divario riguarda le competenze tecniche e digitali, richieste con crescente intensità nei mercati produttivi del Nord ma meno presidiate nei percorsi formativi più diffusi nelle regioni ad alta disoccupazione. Competenze digitali e trasformazione del mercato del lavoro
Il fabbisogno tecnico dei prossimi anni
Tra il 2025 e il 2029 le imprese italiane e la Pubblica Amministrazione avranno bisogno di 3,3-3,7 milioni di nuovi lavoratori. Il 37% del fabbisogno riguarderà laureati in ambito STEM e diplomati da percorsi ad alta specializzazione tecnologica. Quasi la metà dei posti previsti sarà coperta da diplomati di istituti tecnico-professionali. Non si tratta di una preferenza generica per la formazione pratica: è il risultato di dove si concentra la domanda effettiva, nei servizi, nella manifattura specializzata e nei settori tecnologici avanzati che il sistema produttivo italiano esprime di più.
Gli ITS Academy registrano una crescita costante: al 1 febbraio 2026 gli iscritti ai percorsi attivi erano 33.434, con un incremento del 27,7% rispetto al 2022. Il confronto con il fabbisogno atteso rende evidente lo squilibrio tra chi il sistema forma oggi e quante posizioni resteranno scoperte domani. La CGIA indica stage di qualità, apprendistati retribuiti e orientamento strutturato come strumenti principali. Il Report CNEL-Unioncamere aggiunge che senza un allineamento tra percorsi formativi e settori in crescita, le misure di breve periodo non bastano. Le nuove figure professionali richieste nel lavoro moderno
Nei prossimi cinque anni quasi la metà dei nuovi occupati verrà da percorsi tecnico-professionali. Chi sceglie oggi il percorso di studi avrebbe bisogno di conoscere questo dato prima di decidere, non dopo aver completato anni di formazione in un campo che il mercato cerca ma non riesce a trovare.
Domande frequenti
Quali sono le principali cause del mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia nel 2025?
Le principali cause sono la mancanza di candidati per alcune posizioni e la preparazione inadeguata dei candidati disponibili rispetto alle competenze richieste, specie nei settori ad alta specializzazione.
In quali settori si riscontra maggiormente il divario tra competenze richieste e quelle offerte dai candidati?
Il divario è più pronunciato nei settori metalmeccanico, elettronico e ICT, dove le difficoltà di reperimento di personale qualificato raggiungono rispettivamente il 59,7% e il 49,5%.
Come varia la difficoltà di reperimento del personale nelle diverse regioni italiane?
La difficoltà di reperimento è maggiore nelle regioni con più opportunità lavorative come Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto, mentre è più bassa in regioni come la Puglia.
Quali percorsi formativi sono più richiesti dal mercato del lavoro nei prossimi anni?
Nei prossimi anni, il mercato richiederà soprattutto laureati in ambito STEM e diplomati da percorsi ad alta specializzazione tecnologica, in particolare quelli provenienti da istituti tecnico-professionali e ITS Academy.
Quali strumenti vengono suggeriti per ridurre il mismatch tra formazione e mercato del lavoro?
Sono suggeriti stage di qualità, apprendistati retribuiti e un orientamento strutturato, oltre a un allineamento più stretto tra i percorsi formativi e i settori in crescita.
Perché la mobilità geografica interna non risolve completamente il problema del mismatch?
La mobilità geografica da sola non basta perché le competenze richieste nei mercati più dinamici non sono presidiate nei percorsi formativi delle regioni ad alta disoccupazione, creando un'asimmetria strutturale.