Il Senato ha convertito definitivamente in legge il Decreto Lavoro con 94 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti. Il pacchetto vale circa 1 miliardo di euro e introduce il "salario giusto", proroga i bonus per assunzioni di giovani e donne, riconosce nuove tutele ai rider e ridisegna le regole sulla previdenza complementare.
Cosa cambia con il salario giusto e i nuovi bonus
Il salario giusto coincide con il Trattamento economico complessivo (TEC) dei principali contratti collettivi nazionali e diventa condizione di accesso per gli incentivi: le aziende che pagano meno del minimo CCNL restano fuori dagli sgravi. Dopo le modifiche parlamentari, il TEC comprende voci fisse e continuative, mensilità aggiuntive, welfare e indennità.
Per le assunzioni stabili di under 35, il decreto proroga fino a dicembre 2026 lo sconto contributivo fino a 500 euro mensili per 24 mesi, che salgono a 650 euro nelle imprese della ZES Unica Mezzogiorno. Il bonus donne copre invece le lavoratrici svantaggiate con 650 euro al mese, fino a 800 nella ZES. Per le stabilizzazioni dal 1 agosto al 31 dicembre 2026, l'esonero contributivo arriva al 100% per due anni con tetto di 500 euro al mese, ma vale solo per imprese fino a 10 dipendenti che non abbiano licenziato nei sei mesi precedenti.
Sul fronte rider, l'accesso alle piattaforme richiederà identità digitale o autenticazione a più fattori per limitare il caporalato digitale. Le imprese che favoriscono la conciliazione lavoro-famiglia avranno uno sgravio fino all'1% nel triennio 2026-2028, con tetto di 50.000 euro annui. Sulla previdenza complementare la quota liquidabile in unica soluzione a fine carriera torna al 50%, dopo che la manovra precedente l'aveva portata al 60%.
Perché un miliardo di incentivi non basta: i divari strutturali
Il governo presenta il decreto come passo verso un mercato del lavoro più sostenuto, ma i numeri Eurostat raccontano che il problema italiano non è il livello dei bonus, è la dimensione del gap strutturale. Nel 2024 il divario occupazionale di genere in Italia è arrivato a 19,4 punti percentuali, il dato più alto dell'Unione europea secondo Eurostat, quasi il doppio della media UE ferma al 10%. Tra 20 e 64 anni lavora il 79,4% degli uomini e il 60% delle donne, dietro l'Italia restano solo Grecia (18,8) e Romania (18,1).
Il paradosso emerge sui dieci anni: il tasso di occupazione femminile è salito dal 50,5% del 2015 al 58,3% del 2025, ma il gap con gli uomini è cresciuto da 12,7 a 13,2 punti. La curva crolla quando arrivano i figli, dal 68,5% delle donne senza figli al 42,3% di chi ne ha tre o più. Per i giovani il quadro non migliora: i NEET 15-29 sono al 15,2% contro l'11% della media UE, e il dato nazionale nasconde un divario territoriale enorme. Al Sud i NEET arrivano al 25,8%, quasi triplo del 9,0% del Nord-Ovest, e l'occupazione 25-29 anni scende al 51% contro il 72,7% delle regioni settentrionali. Il valore del bonus nido per il lavoro femminile resta uno dei nodi che il TEC da solo non scioglie.
Chi può davvero chiedere gli incentivi
La proroga dei bonus arriva mentre i dati ISTAT di aprile 2026 fissano il tasso di occupazione al 63,1% e la disoccupazione al 5,1%, massimi e minimi dal 2004. La platea reale degli sgravi sulle stabilizzazioni resta però ristretta: imprese fino a 10 dipendenti, niente licenziamenti nel semestre precedente, incremento occupazionale netto. Il bonus donne richiede sei mesi continuativi senza lavoro retribuito regolare, requisito ora esteso a tutto il territorio nazionale e non più limitato alla ZES o ai settori a forte disparità di genere.
Sulla qualità delle assunzioni il decreto incide poco: il peso crescente delle competenze digitali rispetto alla laurea nel mercato del lavoro resta affidato a programmi paralleli, mentre l'incentivo punta sul volume e non sulla figura. Anche il rafforzamento di profili organizzativi come gli assistenti di direzione dipende più dalla domanda delle imprese che dal contributo statale.
La verifica reale arriverà dai prossimi comunicati ISTAT: se la decontribuzione prorogata farà scendere il divario di 19,4 punti misurato da Eurostat, l'investimento da un miliardo si vedrà nei numeri. Altrimenti, il salario giusto resterà un titolo che non sposta gli equilibri di Sud, donne e under 35.
Domande frequenti
Cosa prevede il 'salario giusto' introdotto dal Decreto Lavoro?
Il 'salario giusto' corrisponde al Trattamento economico complessivo (TEC) dei principali contratti collettivi nazionali e diventa una condizione per accedere agli incentivi. Comprende voci fisse e continuative, mensilità aggiuntive, welfare e indennità.
Quali sono i principali incentivi previsti per giovani e donne?
Per le assunzioni stabili di under 35, è prevista la proroga dello sconto contributivo fino a 500 euro mensili (650 euro nella ZES Unica Mezzogiorno) per 24 mesi. Per le donne svantaggiate, il bonus arriva a 650 euro mensili (800 nella ZES) e può salire al 100% di esonero contributivo per due anni per le imprese fino a 10 dipendenti.
Chi può realmente accedere agli sgravi contributivi per le assunzioni?
Gli sgravi per le stabilizzazioni spettano alle imprese con massimo 10 dipendenti che non abbiano effettuato licenziamenti nei sei mesi precedenti e che registrino un incremento occupazionale netto. Il bonus per le donne richiede inoltre sei mesi continuativi senza lavoro retribuito regolare.
Il Decreto Lavoro contribuirà a ridurre il gap occupazionale di genere?
Nonostante le nuove misure, il gap occupazionale di genere in Italia resta il più alto dell'UE, con 19,4 punti percentuali. Il decreto punta a stimolare l'occupazione femminile, ma i divari strutturali richiedono interventi più profondi oltre agli incentivi economici.
Cosa cambia per i rider e quali novità riguardano la previdenza complementare?
Per i rider è introdotto l'obbligo di identità digitale o autenticazione a più fattori per accedere alle piattaforme, per contrastare il caporalato digitale. Sulla previdenza complementare, la quota liquidabile in unica soluzione a fine carriera torna al 50%.
Quali sono i principali limiti degli incentivi introdotti dal Decreto Lavoro?
Gli incentivi hanno una platea ristretta e non incidono sulla qualità delle assunzioni, concentrandosi più sul volume che sui profili richiesti dal mercato. Inoltre, il divario territoriale e di genere rimane elevato, e i bonus da soli non bastano a colmare le disuguaglianze.