Il Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati chiede al Ministero dell'Istruzione di fermare i percorsi straordinari INDIRE e di rilanciare l'attuazione del decreto legislativo 66/2017. La denuncia arriva mentre il secondo ciclo dei corsi di specializzazione 2026, articolato tra INDIRE e atenei accreditati, mette a concorso circa 37mila nuovi posti.
Cosa contesta il Collettivo Docenti Specializzati
La nota inviata al Ministero contesta la scelta di affidare a INDIRE percorsi straordinari mentre, secondo i firmatari, restano irrisolti i nodi strutturali della riforma del 2017: raccordo tra scuola, servizi sanitari ed enti locali, attuazione del progetto di vita degli alunni con disabilità, monitoraggio della qualità dell'inclusione, ruolo propulsivo dell'Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica. Il Collettivo sostiene che la specializzazione non possa essere ridotta a un percorso semplificato, perché l'inclusione richiede competenze pedagogiche, didattiche, normative e relazionali altamente qualificate.
La richiesta esplicita al MIM è duplice: riportare al centro le finalità originarie del decreto legislativo 66/2017 sull'inclusione scolastica e valorizzare le professionalità già specializzate, che secondo il Collettivo continuano a essere impiegate in condizioni di precarietà nonostante anni di studio universitario e tirocinio.
Il divario fra posti banditi e docenti senza titolo
Il decreto ministeriale 75/2025 sui percorsi INDIRE per il sostegno ha avviato i corsi previsti dall'articolo 6 del DL 71/2024, rivolti ai docenti con tre anni di servizio. Per il ciclo 2026 il MIM ha programmato circa 10.800 posti INDIRE e 19.200 nei corsi universitari per l'articolo 6, ai quali si aggiungono 4.000 posti INDIRE e 3.000 universitari per l'articolo 7, dedicato a chi ha conseguito il titolo all'estero. Totale: circa 37mila nuovi specializzandi entro il 31 dicembre 2026, scadenza fissata dalla norma. Il quadro dei requisiti per i triennalisti del sostegno è stato uno degli snodi principali del confronto fra il Ministero e i sindacati.
Lo statistica report ISTAT sull'inclusione scolastica 2024/2025 pubblicato il 27 maggio 2026 racconta però l'altra parte del problema. Gli insegnanti per il sostegno nelle scuole italiane sono 261mila, ma il 22% opera senza specializzazione: circa 57mila docenti già in cattedra. Nello stesso anno scolastico il 22% delle cattedre di sostegno non era stato assegnato all'avvio delle lezioni e, a un mese dall'inizio, il 10% risultava ancora vacante. Il 59,7% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno: il 50,4% nel passaggio fra anni scolastici, il 7,4% sia in corso d'anno sia tra un'annualità e l'altra.
Cosa cambia per scuole e alunni con disabilità
Aggiungere 37mila nuovi titoli a un sistema con 261mila docenti e 377mila alunni con disabilità abbassa la quota di non specializzati, ma non scioglie il nodo della continuità didattica. La rotazione del 59,7% dipende dalle modalità di reclutamento e dal turnover delle supplenze, non dal solo titolo di specializzazione. Per le famiglie il primo indicatore di qualità dell'inclusione resta la stabilità della relazione con lo stesso insegnante, riconosciuta dallo stesso D.Lgs. 66/2017 fra gli obiettivi dell'Osservatorio permanente.
Senza interventi sul reclutamento ordinario e sulla stabilizzazione dei già specializzati, la nuova ondata di abilitati rischia di alimentare il bacino di precari più che ridurre il turnover. Il calendario è stretto: i corsi del secondo ciclo dovranno chiudersi entro fine 2026, perché la finestra straordinaria dell'articolo 6 del DL 71/2024 scade. Dopo quella data si tornerà al canale ordinario del TFA universitario, con tempi più lunghi e numeri più contenuti, come ricordato anche dagli emendamenti al Milleproroghe sulla formazione iniziale dei docenti.
Il banco di prova non sarà il numero di abilitati, ma quanti dei 57mila docenti senza titolo entreranno effettivamente nei percorsi e quanti dei nuovi specializzati troveranno un posto stabile entro l'avvio dell'anno scolastico 2027/2028. Le posizioni delle sigle sindacali nei recenti tavoli con il Ministero sull'avvio dei corsi INDIRE vanno in questa direzione.
Domande frequenti
Cosa contesta il Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati ai nuovi corsi INDIRE?
Il Collettivo critica la scelta di percorsi straordinari INDIRE, sostenendo che non risolvono i problemi strutturali dell'inclusione e riducono la specializzazione a un percorso semplificato, senza garantire le competenze necessarie per l'inclusione scolastica.
Quanti nuovi posti sono previsti con i corsi di specializzazione 2026 e chi può accedervi?
Per il ciclo 2026 sono previsti circa 37mila nuovi posti tra percorsi INDIRE e universitari, destinati principalmente a docenti con almeno tre anni di servizio e a chi ha conseguito il titolo all'estero.
Qual è la situazione attuale dei docenti di sostegno senza titolo in Italia?
Secondo il report ISTAT 2024/2025, circa 57mila docenti di sostegno, pari al 22% del totale, operano senza specializzazione e molte cattedre restano vacanti all'inizio dell'anno scolastico.
L'aumento dei docenti specializzati risolverà il problema della continuità didattica per gli alunni con disabilità?
No, l'incremento dei docenti specializzati riduce la quota di non specializzati ma non garantisce la continuità didattica, che dipende soprattutto dalla stabilizzazione dei docenti e dalle modalità di reclutamento.
Cosa succederà dopo la chiusura dei percorsi straordinari previsti dal DL 71/2024?
Dal 2027 si tornerà al sistema ordinario del TFA universitario, con tempi più lunghi e posti limitati rispetto all'attuale finestra straordinaria prevista per il biennio 2025/2026.
Qual è la principale richiesta del Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati al Ministero dell'Istruzione?
Il Collettivo chiede di rilanciare le finalità del decreto legislativo 66/2017 e valorizzare i docenti già specializzati, garantendo loro maggiore stabilità lavorativa e riconoscimento delle competenze acquisite.