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Nella grammatica della democrazia, il referendum non è mai un mero esercizio di aritmetica elettorale, ma un atto di maieutica civile. È il momento in cui la delega politica, spesso logora nei corridoi del potere delegato, rientra nel suo alveo naturale: la volontà dei consociati. E quando questa volontà si manifesta con una partecipazione oceanica, come quella che abbiamo esperito in queste ore, il commentatore non può che deporre le armi del pregiudizio e inchinarsi al dato di realtà. Il popolo, quando si esprime in massa, possiede una saggezza ontologica che trascende i tecnicismi della politica.
La sovranità secondo Rousseau
Jean-Jacques Rousseau, nel suo Contratto Sociale, ammoniva che «la sovranità non può essere rappresentata per la stessa ragione per cui non può essere alienata». Sebbene la nostra democrazia sia felicemente rappresentativa, il referendum ne rappresenta il correttivo vitale, l'istante in cui il corpo elettorale smette di essere "pubblico" per tornare a essere Popolo. La larga partecipazione a cui abbiamo assistito non è solo una cifra; è un grido di presenza contro il nichilismo dell'astensionismo, una smentita sonora a chi teorizzava l'ineluttabilità della disaffezione.
La scommessa democratica di Bobbio
È un errore presuntuoso, tipico di certe élite illuminate ma distanti, liquidare il responso popolare come frutto di emotività o, peggio, di una supposta incompetenza delle masse. Norberto Bobbio ci ha insegnato che la democrazia è l'insieme di regole che permettono di risolvere i conflitti senza spargimento di sangue, ma è anche, intrinsecamente, una scommessa sulla capacità dell'uomo di autodeterminarsi. Se la partecipazione è vasta, significa che il tema ha toccato le corde profonde del sentire comune, quella fides che lega il cittadino alle sorti della Res Publica.
La saggezza collettiva di Aristotele
Dire che "il cittadino ha sempre ragione" non è un esercizio di populismo retorico, bensì l'accettazione del dogma fondamentale della democrazia. Non esiste tribunale, commissione tecnica o consesso parlamentare che possa avere più "ragione" di una comunità che decide il proprio destino. Come sosteneva Aristotele nella sua Politica, la moltitudine, pur non essendo composta da singoli eccellenti, può, nel suo insieme, giudicare meglio di pochi saggi, perché la saggezza collettiva è una sintesi superiore di esperienze diverse.
I cittadini e l'appuntamento con la storia
La lezione che scaturisce da questo referendum è cristallina: i cittadini non hanno disertato l'appuntamento con la storia. Hanno riempito le piazze, hanno atteso nelle file, hanno discusso. Hanno dimostrato che, se interpellati su questioni che incidono sulla carne viva del diritto e della società, sanno farsi argine contro l'apatia. Questa plebiscitaria mobilitazione è la medicina più potente contro la crisi della rappresentanza.
Quando il sovrano parla
In conclusione, chiunque tenti di minimizzare l'esito o di "spiegare" al popolo che ha sbagliato, compie un peccato di hybris intellettuale. Quando il sovrano parla, il compito della politica non è sindacare, ma tradurre in azione quel mandato. Perché, citando Mazzini, «la voce del Popolo è la voce di Dio» non perché infallibile in senso metafisico, ma perché in essa risiede l'unica fonte di legittimità morale di una nazione. Oggi la democrazia respira a pieni polmoni; e noi, con essa, riscopriamo che il futuro appartiene ancora a chi ha il coraggio di apporre una croce su un foglio, sentendosi parte di un destino comune.