Trieste torna a posizionarsi come crocevia internazionale della creatività nel campo della moda. La 24ª edizione di Its Contest, uno dei più autorevoli osservatori mondiali dedicati ai talenti emergenti del fashion design, ha selezionato dieci designer provenienti da tutto il mondo tra oltre 700 candidature arrivate da 74 paesi. I nomi scelti, Darius Betschart, Steven Chevallier, Yi Ding, Jamie O'Grady, William Palmer, Stan Peeters, Chloë Reners, Tidjane Tall, Anna Maria Vescovi e Wenji Wu, hanno un'età compresa tra i 22 e i 33 anni e rappresentano una generazione che si muove con disinvoltura tra ricerca concettuale e sperimentazione materica. Il dato numerico colpisce: un rapporto di selezione di circa uno a settanta, che racconta quanto sia serrata la competizione per accedere a un programma che non si limita a premiare un vincitore, ma costruisce attorno ai finalisti un ecosistema di relazioni professionali, formative e culturali. Trieste, con il suo Its Arcademy, il Museum of Art in Fashion ospitato nel cuore della città, offre a questi giovani creativi non soltanto uno spazio fisico, ma un contesto in cui la moda viene trattata come disciplina intellettuale, non solo commerciale. Il concorso, ideato e diretto da Barbara Franchin, presidente di Fondazione Its, ha costruito nel corso di ventiquattro edizioni una rete che collega scuole di design, aziende del lusso e istituzioni culturali, trasformando una città di confine in un punto di riferimento per chi cerca di capire dove stia andando la moda contemporanea. La scelta di portare i designer fisicamente a Trieste, anziché limitarsi a una valutazione a distanza, è parte integrante della filosofia del progetto: il confronto diretto, l'immersione in un ambiente nuovo, la pressione creativa di un tempo definito sono elementi che nessuna piattaforma digitale può replicare.
Il messaggio di Lucia Borgonzoni: Italia centrale nel fashion design
Tra le voci istituzionali che hanno accompagnato la presentazione di Its Contest 2026, quella della sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha assunto un rilievo particolare, delineando una visione strategica che va oltre il singolo evento. In un messaggio inviato in occasione dell'incontro di presentazione, Borgonzoni ha dichiarato: «Iniziative come Its Contest e Its Arcademy confermano il ruolo centrale dell'Italia nel panorama internazionale della moda e del design. È fondamentale continuare a sostenere percorsi capaci di mettere in dialogo formazione, ricerca e impresa, favorendo lo sviluppo di nuove energie creative». Parole che non si limitano a un generico apprezzamento, ma indicano una direzione precisa di politica culturale. La sottosegretaria ha posto l'accento su tre pilastri, formazione, ricerca e impresa, suggerendo che il futuro del settore moda italiano dipende dalla capacità di far interagire questi ambiti in modo strutturale, non episodico. È un riconoscimento esplicito del modello Its Contest, che da anni lavora esattamente su questa intersezione: i giovani designer non vengono semplicemente esposti a un pubblico di addetti ai lavori, ma inseriti in un percorso che li mette a contatto con i processi reali dell'industria. Il riferimento di Borgonzoni al «ruolo centrale dell'Italia» tocca un nervo scoperto del dibattito sulla competitività del sistema moda nazionale. Mentre Parigi, Londra e Anversa continuano ad attrarre talenti grazie a scuole storiche e infrastrutture consolidate, l'Italia rischia talvolta di essere percepita più come luogo di produzione che come laboratorio di idee. Iniziative come Its Contest invertono questa narrazione, dimostrando che il paese è in grado di offrire non solo manifattura d'eccellenza, ma anche piattaforme di pensiero e sperimentazione. Il messaggio della sottosegretaria si inserisce inoltre in un contesto più ampio di attenzione governativa verso le industrie creative, un settore che secondo i dati di Fondazione Symbola vale oltre 95 miliardi di euro e impiega circa 1,5 milioni di persone in Italia. Sostenere i talenti emergenti non è dunque solo un gesto di mecenatismo culturale, ma un investimento con ricadute economiche concrete. Borgonzoni sembra consapevole di questa doppia valenza quando parla di «nuove energie creative», un'espressione che evoca tanto la dimensione artistica quanto quella imprenditoriale.
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