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Contratto scuola 2025-2027, ecco tutte le cifre: aumenti fino a 185 euro per i docenti e oltre 460 euro negli enti di ricerca
Editoriali

Contratto scuola 2025-2027, ecco tutte le cifre: aumenti fino a 185 euro per i docenti e oltre 460 euro negli enti di ricerca

La bozza del nuovo contratto Istruzione e Ricerca prevede aumenti medi di 143 euro lordi mensili per 1,3 milioni di lavoratori. Tutti i dettagli delle tabelle retributive.

Un aumento medio mensile lordo di 143 euro per gli stipendi di oltre 1,3 milioni di lavoratori del comparto Istruzione e Ricerca. È questa la cifra cardine che emerge dalla bozza del nuovo contratto collettivo nazionale, visionata in anteprima da Il Messaggero e firmata dal giornalista Francesco Bisozzi il 20 marzo 2026. Il documento sarà presentato ufficialmente al tavolo negoziale dell'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, nella giornata di martedì 24 marzo. Si tratta di un passaggio cruciale per un comparto che da solo rappresenta oltre un terzo dell'intero pubblico impiego italiano, un universo professionale stratificato che va dai collaboratori scolastici ai dirigenti tecnologi degli enti di ricerca. Le risorse sono state stanziate dal governo e gli importi, come prevedibile in un settore così eterogeneo, variano sensibilmente a seconda della qualifica, dell'anzianità di servizio e del segmento di appartenenza. Nella scuola, per fare un esempio immediato, la forbice degli aumenti si colloca tra 110,16 euro e 185,38 euro lordi mensili. Ma è negli enti di ricerca che si registrano gli incrementi più rilevanti in valore assoluto, con punte che superano i 460 euro al mese per i dirigenti tecnologi più esperti. Il quadro complessivo racconta di un tentativo di riequilibrio retributivo che tiene conto sia dell'inflazione accumulata negli ultimi anni sia della necessità di rendere più attrattive professioni, come quella dell'insegnamento, che faticano a richiamare nuove leve. Non mancano tuttavia le perplessità sindacali sulla sufficienza degli importi, soprattutto per le fasce iniziali di carriera, dove gli aumenti restano sotto la soglia dei 120 euro mensili lordi. In un contesto in cui il costo della vita continua a pesare sui bilanci familiari, la domanda è se questi incrementi basteranno a colmare il divario retributivo che separa il personale scolastico italiano dai colleghi europei. Secondo i dati OCSE più recenti, gli insegnanti italiani guadagnano in media il 15-20% in meno rispetto alla media dei Paesi membri, un gap che questo rinnovo contrattuale riduce solo parzialmente.

Gli aumenti nella scuola: dalle elementari ai licei

La bozza contrattuale dettaglia con precisione gli incrementi della retribuzione tabellare per ogni ordine e grado di istruzione, incrociandoli con le fasce di anzianità. Il principio è chiaro: chi ha più anni di servizio alle spalle riceve di più. Ma le differenze tra i vari livelli scolastici meritano un'analisi attenta. Per i docenti della scuola dell'infanzia e della scuola elementare, la fascia d'ingresso (0-8 anni di servizio) otterrà 110,16 euro lordi mensili in più, mentre chi ha maturato almeno 35 anni di servizio beneficerà di uno scatto di 159,44 euro al mese. Salendo di grado, nella scuola media gli aumenti oscillano tra 119,24 euro e 176,67 euro, sempre in funzione dell'anzianità. È nei licei e nelle scuole superiori di secondo grado che si toccano le cifre più alte del comparto scolastico propriamente detto. Un docente laureato con almeno 35 anni di servizio vedrà crescere la propria retribuzione di 185,38 euro lordi mensili, il tetto massimo previsto per la scuola. Chi si trova nella fascia 28-34 anni si fermerà a 176,67 euro, mentre per la fascia 21-27 anni l'incremento sarà di 165,70 euro. I neoassunti della scuola superiore, quelli con zero esperienza, dovranno accontentarsi di 119,24 euro lordi al mese di aumento. Tradotto in termini netti, considerando un'aliquota media Irpef e le trattenute previdenziali, per un insegnante a inizio carriera l'incremento effettivo in busta paga si aggirerà attorno ai 75-80 euro mensili. Una cifra che diversi osservatori giudicano insufficiente per attrarre giovani laureati verso la professione docente, soprattutto nelle discipline scientifiche e tecnologiche dove il mercato privato offre retribuzioni decisamente più competitive. Università: incrementi fino a 150 euro

Il comparto universitario presenta una struttura retributiva diversa, organizzata per profili professionali anziché per anzianità di servizio. Qui le cifre sono leggermente inferiori rispetto ai picchi della scuola superiore, ma la platea dei beneficiari è ampia e comprende figure che spaziano dagli operatori amministrativi alle elevate professionalità. Nel dettaglio, la bozza prevede un incremento della retribuzione tabellare di 150,73 euro lordi al mese per le elevate professionalità, la fascia più alta del personale tecnico-amministrativo universitario. I funzionari riceveranno 133,98 euro, i collaboratori 117,45 euro e gli operatori 111,92 euro. Una categoria particolare è quella dei collaboratori ed esperti linguistici (i cosiddetti CEL, figure centrali nell'insegnamento delle lingue straniere negli atenei), per i quali l'asticella si abbassa a 95,29 euro lordi mensili, l'importo più basso dell'intero comparto universitario.

È negli enti di ricerca che il rinnovo contrattuale produce gli effetti economici più vistosi. Le tabelle contenute nella bozza rivelano incrementi che, per le figure apicali, raggiungono livelli significativamente superiori a quelli previsti per la scuola e l'università. Un dirigente tecnologo con almeno 30 anni di servizio beneficerà di uno scatto mensile di 463,35 euro lordi, la cifra più alta dell'intero comparto Istruzione e Ricerca. Per un collega a inizio carriera, con 0-2 anni di servizio, l'aumento sarà comunque consistente: 253,30 euro lordi al mese. Numeri che riflettono il livello retributivo di partenza più elevato di queste figure e la volontà di mantenere competitivo il settore della ricerca pubblica rispetto alle opportunità offerte dal privato e, soprattutto, dall'estero. La fuga dei cervelli resta un problema strutturale per l'Italia, e retribuzioni adeguate rappresentano uno degli strumenti per contrastarla. Per i ricercatori semplici, l'incremento parte da 155,06 euro lordi mensili per chi ha tra 0 e 2 anni di servizio e sale fino a 259,08 euro per chi ha accumulato 30 anni o più di esperienza. I primi ricercatori con 30 o più anni di servizio riceveranno un aumento di 343,73 euro lordi al mese. Si tratta di cifre che, al netto delle imposte, si traducono in aumenti effettivi compresi tra i 100 e i 280 euro circa, a seconda della fascia di reddito complessiva del lavoratore.

Personale Afam e conservatori

Anche il personale dell'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (Afam), che comprende conservatori, accademie di belle arti e istituti superiori per le industrie artistiche, è incluso nel rinnovo contrattuale con tabelle retributive specifiche. Per le elevate professionalità del settore Afam sono previsti aumenti fino a 222,47 euro lordi mensili, una cifra che si colloca nella fascia medio-alta del comparto. I funzionari otterranno incrementi compresi tra 116,75 euro e 158,31 euro, mentre per gli assistenti la forbice va da 101,19 euro a 135,32 euro, sempre in funzione dell'anzianità maturata. Gli operatori in servizio nei conservatori rappresentano la fascia più bassa: 90,79 euro lordi in più al mese per chi ha meno di 3 anni di servizio, 104,28 euro per chi si trova nella fascia 15-20 anni e 117,18 euro per chi ha raggiunto i 35 anni di servizio. Il settore Afam vive da anni una fase di profonda riorganizzazione, accelerata dalla riforma che ha equiparato i titoli rilasciati dai conservatori e dalle accademie ai diplomi di laurea universitari. Questa trasformazione ha comportato un aumento delle responsabilità e dei carichi di lavoro per il personale, senza che le retribuzioni si adeguassero proporzionalmente. Il rinnovo contrattuale rappresenta un passo avanti, ma le sigle sindacali del comparto sottolineano come permanga un divario retributivo rispetto al personale universitario che svolge funzioni analoghe. La questione è particolarmente sentita nei grandi conservatori come quelli di Milano, Roma e Napoli, dove la complessità gestionale è paragonabile a quella di un ateneo di medie dimensioni.

La tabella di marcia verso la firma

Il presidente dell'Aran, Antonio Naddeo, ha delineato un percorso negoziale in due fasi distinte. La prima, dedicata alla parte economica, potrebbe concludersi con una firma già il 1° aprile 2026. Si tratterebbe di una tempistica insolitamente rapida per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego, storicamente caratterizzati da ritardi pluriennali. La seconda fase si concentrerà sulla parte normativa, che comprende aspetti come l'orario di lavoro, la mobilità, le ferie, il lavoro agile e le progressioni di carriera. Questa suddivisione risponde a una logica pragmatica: chiudere rapidamente sulla parte economica consente di far arrivare gli aumenti nelle buste paga dei lavoratori in tempi ragionevoli, senza attendere la definizione di tutti gli aspetti normativi, che richiedono negoziati più complessi e articolati. Il contratto copre il triennio 2025-2027 (nella fonte originale si legge "2027-2027", verosimilmente un refuso) e riguarda, come detto, l'intero comparto Istruzione e Ricerca. L'Aran siede al tavolo in rappresentanza del governo, mentre dall'altra parte si trovano le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto. La soglia di rappresentatività necessaria per la validità dell'accordo è fissata al 51% del totale, calcolata come media tra dato associativo e dato elettorale. I sindacati maggioritari nel comparto, tra cui FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS-Confsal e Gilda-Unams, stanno valutando la proposta. Il clima al tavolo negoziale sembra orientato verso un accordo sulla parte economica, anche se non mancano riserve sulla sufficienza degli importi proposti.

Cosa cambia davvero per i lavoratori

Al di là delle tabelle e delle cifre lorde, il rinnovo contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca si inserisce in un quadro più ampio di riforma del pubblico impiego che il governo porta avanti da diversi anni. Gli aumenti medi di 143 euro lordi mensili rappresentano un passo avanti rispetto ai precedenti rinnovi, ma vanno contestualizzati. L'inflazione cumulata nel periodo 2022-2025, che secondo le stime Istat ha eroso il potere d'acquisto delle retribuzioni di circa il 15%, non viene interamente recuperata. Per un docente della scuola dell'infanzia a inizio carriera, i 110 euro lordi di aumento si traducono in circa 70-75 euro netti, poco più di 2 euro al giorno. Per un dirigente tecnologo degli enti di ricerca con trent'anni di esperienza, invece, i 463 euro lordi significano un incremento netto di circa 270-280 euro, una cifra che incide in modo più tangibile sul tenore di vita. La disparità è evidente e strutturale. Riflette le differenze retributive di base tra i vari segmenti del comparto, ma solleva anche interrogativi sull'equità distributiva delle risorse disponibili. I prossimi giorni saranno decisivi. Il tavolo del 24 marzo all'Aran rappresenta il momento della verità per un contratto atteso da oltre un milione di lavoratori. Se la firma sulla parte economica arriverà effettivamente entro il 1° aprile, come auspicato da Naddeo, gli aumenti potrebbero materializzarsi nelle buste paga già a partire dalla tarda primavera, con gli arretrati calcolati dal 1° gennaio 2025. Per il personale scolastico, universitario e della ricerca, si tratta di un segnale atteso da tempo, anche se per molti resta insufficiente rispetto alle aspettative e, soprattutto, rispetto al costo della vita nelle grandi città dove si concentra la maggior parte delle istituzioni formative e di ricerca del Paese.

Pubblicato il: 20 marzo 2026 alle ore 19:52

Natale Labia

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Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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