Il 25 settembre 2026 l'ANCI ha pubblicato il rapporto «Le leve per la crescita. Coesione, competitività e modernizzazione istituzionale oltre la stagione del PNRR», curato dal presidente di sezione del Consiglio di Stato Roberto Garofoli ed edito da Il Mulino. Il volume è il risultato di un anno di lavoro e di oltre cento contributi tra esperti ed esponenti di istituzioni pubbliche, raccolti su impulso dell'associazione dei Comuni italiani. L'obiettivo dichiarato è individuare le condizioni per sostenere la crescita italiana nella fase successiva al Piano nazionale di ripresa e resilienza, con uno sguardo che unisce politiche nazionali, territori e amministrazioni locali.
Tre leve interdipendenti
La domanda alla base del rapporto è una sola: come sostenere la crescita del Paese quando il PNRR sarà concluso. La risposta ruota attorno a tre leve interdipendenti: investimento e coesione sociale, competitività e resilienza, modernizzazione e qualità istituzionale. Il quadro poggia su un dato strutturale di lungo periodo: dal 2000 a oggi la produttività italiana misurata sul prodotto per ora lavorata è cresciuta del 6%, mentre nei principali Paesi europei comparabili la stessa variabile si è mossa tra il 13% e il 34%. Il rapporto esamina i fattori della competitività (energia, risorse idriche, tecnologie) insieme a lavoro, sanità territoriale, sicurezza urbana e capitale umano, con attenzione alla capacità amministrativa degli enti locali. Nel perimetro dell'analisi rientrano anche gli snodi della governance europea, dell'intelligenza artificiale e della transizione demografica, tutti letti come variabili che condizionano la domanda e l'offerta di crescita nei prossimi anni.
Mezzogiorno e divari che restano
Un capitolo centrale è dedicato al Sud, dove il PNRR ha prodotto una crescita cumulata dell'8,5% tra 2021 e 2024, superiore alla media italiana. Per consolidare quel risultato, il rapporto indica sei interventi: rafforzamento della ZES unica, superamento di una lettura solo contabile della Quota Sud, Lep orientati ai risultati, coesione più mirata, accelerazione dell'alta velocità e della logistica, collegamento delle aree interne ai grandi assi di sviluppo. Il testo osserva che il Mezzogiorno ha registrato occupazione in aumento e investimenti più dinamici del Centro-Nord, ma segnala la permanenza di fragilità strutturali. Sullo sfondo restano i divari: negli ultimi venti anni il Sud ha perso circa 500mila laureati, con un costo stimato in 116 miliardi di euro, e ogni anno diciassettemila studenti meridionali scelgono atenei del Centro-Nord.
Il quadro demografico pesa sull'intero disegno: il tasso di fecondità italiano è sceso a 1,14 figli per donna, il quart'ultimo valore dell'Unione europea, e in quindici anni l'Italia ha perso circa duecentomila nuovi nati l'anno. Oggi gli ultraottantenni superano i bambini di circa 265mila unità, mentre cinquant'anni fa il rapporto era di nove bambini per ogni ultraottantenne. Il testo integrale e la sintesi del rapporto sono scaricabili dal sito dell'ANCI insieme al Rapporto «Le leve per la crescita» (PDF).
Domande frequenti
Quali sono le tre leve indicate dal rapporto Garofoli per sostenere la crescita italiana dopo il PNRR?
Le tre leve individuate sono: investimento e coesione sociale, competitività e resilienza, modernizzazione e qualità istituzionale. Sono considerate interdipendenti e fondamentali per la fase successiva al PNRR.
Quali risultati ha prodotto il PNRR nel Mezzogiorno secondo il rapporto?
Nel Mezzogiorno, il PNRR ha generato una crescita cumulata dell'8,5% tra il 2021 e il 2024, superiore alla media italiana, con un aumento dell'occupazione e investimenti più dinamici rispetto al Centro-Nord.
Quali sono gli interventi proposti per consolidare la crescita nel Sud Italia?
Il rapporto suggerisce sei interventi: rafforzamento della ZES unica, superamento della sola lettura contabile della Quota Sud, Lep orientati ai risultati, coesione più mirata, accelerazione dell'alta velocità e della logistica, e collegamento delle aree interne ai grandi assi di sviluppo.
Quali criticità emergono dal quadro demografico italiano secondo il rapporto?
L'Italia presenta un tasso di fecondità molto basso (1,14 figli per donna) e una popolazione che invecchia rapidamente, con più ultraottantenni che bambini, fenomeni che incidono negativamente sulla crescita e sulla sostenibilità del sistema socio-economico.
Dove è possibile consultare il testo integrale e la sintesi del rapporto dell'ANCI?
Il testo integrale e la sintesi del rapporto sono scaricabili dal sito dell'ANCI, insieme al volume 'Le leve per la crescita' in formato PDF.