Indice: In breve | La sentenza n. 11827 del 2026 e il caso Sassongher | Cosa prevede la normativa italiana | Il confronto con Spagna, Francia e Regno Unito | Errori comuni dei clienti che chiedono l'acqua di rete | Domande frequenti
In breve
- L'ordinanza n. 11827 del 29 aprile 2026 della Cassazione conferma che nessuna norma obbliga ristoranti e hotel italiani a servire acqua di rete.
- La vicenda nasce nel 2019 a Corvara in Badia: una cliente di un hotel cinque stelle ha chiesto 2.763 euro di risarcimento dopo il rifiuto della caraffa.
- La Suprema Corte stabilisce un principio generale: senza accordi preventivi la scelta spetta al gestore del locale.
- Spagna, Francia e Regno Unito impongono per legge l'acqua del rubinetto gratuita a chi consuma all'interno.
- Il decreto legislativo 31/2001 garantisce comunque la potabilità della rete idrica italiana, indipendentemente dalla scelta del singolo esercizio.
La sentenza n. 11827 del 2026 e il caso Sassongher
Con l'ordinanza n. 11827 del 29 aprile 2026 la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di una cliente che durante un soggiorno natalizio del 2019 all'Hotel Sassongher di Corvara in Badia, in provincia di Bolzano, si era vista rifiutare l'acqua del rubinetto al tavolo. La struttura, una cinque stelle, aveva proposto solo acqua minerale al prezzo di sette euro a bottiglia, declinando anche la disponibilità della cliente a pagare una caraffa di rete.
La turista aveva acquistato un pacchetto di mezza pensione da oltre 5.700 euro con la formula bevande escluse e chiedeva 2.763 euro di risarcimento. La domanda è stata respinta in tutti e tre i gradi di giudizio. Per la Cassazione non sussiste un obbligo giuridico in capo al gestore di fornire acqua di rete, neppure dietro pagamento: si tratta di una scelta commerciale autonoma, da valutare in base agli accordi presi al momento della prenotazione o dell'ordinazione.
Cosa prevede la normativa italiana
Il quadro normativo nazionale non contiene alcuna disposizione che imponga a bar, ristoranti o hotel di servire acqua di rete. L'unico riferimento di sistema è il decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, che fissa i parametri di qualità per le acque destinate al consumo umano: l'acqua erogata dagli acquedotti è potabile per legge e viene controllata in modo costante dal gestore del servizio idrico e dalle aziende sanitarie locali.
Sul fronte tecnico esiste la norma UNI 11691, che disciplina i sistemi di erogazione di acqua trattata nei pubblici esercizi e definisce requisiti per filtraggio, refrigerazione e manutenzione. Si tratta però di uno standard volontario: l'adesione resta una scelta del singolo locale, non un adempimento obbligatorio. In assenza di una legge nazionale, il consumatore può chiedere l'acqua di rete, ma il gestore può rifiutare senza incorrere in sanzioni.
Il confronto con Spagna, Francia e Regno Unito
L'Italia rappresenta un'eccezione tra i grandi Paesi dell'Unione europea: dove qui prevale la libertà commerciale del gestore, in altri Stati una norma specifica impone l'erogazione gratuita dell'acqua di rete. Tre esempi consentono di misurare la distanza.
- Spagna: la Ley 7/2022 sui rifiuti e i suoli contaminati, in vigore dal 10 aprile 2022, obbliga bar e ristoranti a offrire gratuitamente acqua non confezionata a chi consuma all'interno del locale. La misura rientra nel pacchetto contro la plastica monouso.
- Francia: l'articolo 77 della legge n. 2020-105, nota come legge AGEC, impone dal 1° gennaio 2022 di indicare in modo visibile sul menu la possibilità di richiedere acqua potabile gratuita. La gratuità per il cliente è esplicita.
- Regno Unito: il Licensing Act del 2003 prevede che gli esercizi titolari di licenza per la vendita di alcolici offrano acqua potabile gratuita ai propri clienti. Le sanzioni per l'inadempienza possono arrivare fino a ventimila sterline.
Secondo i dati ISTAT più recenti, l'82,6 per cento degli italiani consuma almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno, con punte del 92 per cento in Umbria: un'abitudine di consumo che si lega all'assenza di obblighi sul rubinetto e incide sul peso ambientale della filiera del confezionamento.
Errori comuni dei clienti che chiedono l'acqua di rete
Pensare che il rifiuto sia illegittimo: nessuna norma italiana impone la fornitura, quindi il diniego del cameriere è una scelta commerciale e non un illecito. La sentenza della Cassazione lo conferma in via definitiva.
Confondere potabilità e obbligo di servizio: l'acqua erogata in Italia è potabile per legge in base al decreto legislativo 31/2001, ma la potabilità riguarda la rete idrica, non l'obbligo del ristoratore di servirla al tavolo.
Sollevare la questione dopo l'ordinazione: l'eventuale contestazione va posta prima di accettare la lista. Una volta confermata l'offerta del locale, anche solo verbalmente, l'accordo commerciale è concluso e difficilmente rivedibile in seguito.
Affidarsi a paragoni con l'estero: la regola spagnola, francese o britannica non si applica oltre confine. Conoscere la disciplina italiana evita malintesi all'arrivo nel locale, in particolare nelle zone a forte presenza di clientela internazionale.
Domande frequenti
Posso pretendere l'acqua del rubinetto al ristorante?
No. Dopo l'ordinanza n. 11827 del 2026 il principio è chiaro: il gestore non è obbligato a fornire acqua di rete, neppure dietro pagamento. La scelta dipende dal singolo locale e dalle condizioni concordate al momento della prenotazione.
Cosa posso fare se il ristorante mi nega l'acqua di rete?
Il cliente non può presentare un esposto fondato sull'assenza del servizio. Può però decidere di non consumare nel locale e rivolgersi altrove: la concorrenza tra esercizi resta lo strumento principale di scelta del consumatore.
L'acqua di rete in Italia è sicura da bere?
Sì. Le caratteristiche dell'acqua erogata dagli acquedotti sono fissate dal decreto legislativo 31/2001 e verificate dal gestore del servizio idrico e dall'autorità sanitaria. La sicurezza dipende dalla rete idrica, non dalla scelta del singolo esercizio.
Sono in arrivo nuove leggi sul modello francese o spagnolo?
Al momento non risultano proposte di legge nazionali sul modello iberico o transalpino. Alcune iniziative regionali e comunali promuovono l'installazione di erogatori pubblici, ma non introducono obblighi a carico dei ristoratori. La sentenza della Cassazione restituisce ai gestori un margine di scelta che la dottrina aveva già evidenziato negli anni precedenti. Per il consumatore informarsi prima dell'ordinazione resta lo strumento più utile, soprattutto in viaggio: la tendenza europea va in direzione opposta a quella italiana e i prossimi anni mostreranno se il legislatore vorrà allineare anche il nostro Paese alle pratiche di Spagna e Francia.