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Tragicomica al MAXXI: settant'anni di arte italiana riletti attraverso la lente dell'ironia
Cultura

Tragicomica al MAXXI: settant'anni di arte italiana riletti attraverso la lente dell'ironia

Disponibile in formato audio

Dal 2 aprile al 20 settembre 2026, il MAXXI di Roma presenta Tragicomica, una mostra con oltre 300 opere di 130 artisti che rilegge l'arte italiana dal dopoguerra a oggi sotto il segno dell'ironia e dell'antiretorica.

Sommario

Un'opera di Fontana come manifesto

Il percorso espositivo si apre con un gesto che è già dichiarazione di poetica. Una carta intelata di Lucio Fontana, datata 1958, lacerata in superficie dai suoi celebri tagli, reca sulla parte frontale la scritta "Io sono un santo" e sul retro "Io sono una carogna". Bastano queste poche parole per ribaltare l'immagine dell'artista come figura capace di elevare sé stesso e il proprio pubblico. È da questo cortocircuito, da questa oscillazione permanente tra sacro e profano, alto e basso, che prende avvio Tragicomica. Prospettive sull'arte italiana dal secondo Novecento a oggi, la grande mostra ospitata dal MAXXI di Roma dal 2 aprile al 20 settembre 2026. Curata da Andrea Bellini, direttore del Centre d'Art Contemporain di Ginevra, e da Francesco Stocchi, direttore artistico del museo romano, l'esposizione riunisce più di 300 opere di oltre 130 artisti. Non si tratta di una retrospettiva convenzionale. Il filtro scelto dai curatori è l'ironia, intesa come strumento conoscitivo e cifra identitaria della cultura italiana, un registro che attraversa secoli di produzione artistica e letteraria.

La caparbia intenzione anti-tragica

L'impianto teorico della mostra affonda le radici nel pensiero del filosofo Giorgio Agamben e nel suo volume Categorie italiane. È lì che Bellini, ai tempi studente di filosofia, trovò la chiave interpretativa che avrebbe dato forma al progetto espositivo. Agamben si interrogava su una questione apparentemente semplice: perché Dante, nel Medioevo, scelse di intitolare Commedia la sua opera maggiore? La risposta risiede nella visione cristiana dell'esistenza, dove l'uomo nasce colpevole e muore innocente, un percorso diametralmente opposto a quello della tragedia greca. Da questa inversione nasce quella che il filosofo definisce una "caparbia intenzione anti-tragica", tratto distintivo della sensibilità nazionale. Non un vezzo, ma una vera postura culturale. Come nel caso di L'Arte alla Ricerca del Sacro: Bellini e Sodoma nel Rappresentare la Morte di Cristo, anche qui il rapporto tra tragedia e rappresentazione diventa il nodo centrale dell'indagine. Stocchi ha precisato che scegliere il tragicomico come filtro narrativo significa adottare "uno sguardo ampio sull'arte italiana nel tempo", sottolineando un atteggiamento costante verso la negoziazione del tragico e il ricorso all'ironia come paradosso.

Da Manzoni a Cattelan: i protagonisti della mostra

L'elenco degli artisti presenti in mostra compone un affresco vasto e sorprendente. C'è Piero Manzoni con la sua provocatoria Merda d'artista, gesto che nel 1961 mise in discussione il valore stesso dell'opera e del mercato che la sostiene. C'è Maurizio Cattelan con l'immagine di papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, opera che condensa in un'unica scultura la tensione tra reverenza e dissacrazione. I coriandoli di Tano Festa restituiscono la leggerezza apparente di una cultura che sa mascherare la profondità dietro il gioco. Giosetta Fioroni è presente con il video Coppie, mentre Elena Bellantoni, con Ruinate, mette in scena un esercito di donne ribelli, portando nel percorso espositivo una riflessione sul genere che si innesta nel registro tragicomico. Figurano poi Pino Pascali, Luciano Fabro e Jacopo Belloni, artisti appartenenti a generazioni diverse che contribuiscono a restituire un volto inedito dell'arte italiana e delle sue contraddizioni. L'insieme di queste presenze disegna una mappa dove il grottesco, il paradosso e l'autoironia diventano strumenti di conoscenza, non di evasione.

Un allestimento che rifiuta la cronologia

Una delle scelte più significative riguarda la struttura dell'allestimento. Le opere non seguono un ordine cronologico. Nessuna linea del tempo scandisce il passaggio da un decennio all'altro, nessuna sala è dedicata a un singolo movimento. I curatori hanno preferito ricreare quel dialogo continuo tra artisti e linguaggi che ha caratterizzato la scena italiana dal dopoguerra in avanti, un dialogo fatto di rimandi, contrasti e affinità sotterranee. Un lavoro degli anni Cinquanta può trovarsi accanto a un'installazione contemporanea, e il cortocircuito temporale diventa esso stesso parte del racconto. Questa impostazione multidisciplinare permette di cogliere come l'attitudine tragicomica non appartenga a una singola corrente ma attraversi trasversalmente pittura, scultura, video, performance e fotografia. È un approccio che ricorda, per ambizione e respiro, le grandi mostre tematiche dei musei internazionali, ma con una specificità tutta italiana. Come ha osservato la presidente del MAXXI, Maria Emanuela Bruni, "basta scendere nelle strade e nelle piazze per capire che la gravità di ciò che accade va sempre vista con un occhio un po' distaccato".

Il MAXXI e la responsabilità di raccontare l'Italia

A sedici anni dalla sua apertura, il MAXXI si assume quello che la presidente Bruni ha definito "l'onere e l'onore di raccontare gli ultimi settant'anni di produzione culturale e pensiero critico in Italia". La mostra non è soltanto un'operazione espositiva, ma un atto di posizionamento culturale. Il tragicomico, ha ricordato Bruni, è un concetto che ha attraversato i secoli della cultura italiana: da Dante a Pirandello nella letteratura, dal neorealismo alla commedia all'italiana nel cinema. Proprio nel 2026 ricorrono i quarant'anni dalla prima mostra dedicata dal MoMA di New York alla commedia all'italiana, un anniversario che conferisce ulteriore rilevanza al progetto romano. La citazione di Charlie Chaplin evocata dalla presidente, secondo cui "la vita è una tragedia se vista da vicino ma una commedia se vista da lontano", sintetizza con efficacia lo spirito dell'intera operazione. Tragicomica propone dunque una rilettura dell'identità artistica nazionale che supera le categorie tradizionali, offrendo al visitatore non una storia dell'arte, ma una storia dello sguardo italiano sul mondo, dove il riso e il pianto non si escludono mai a vicenda.

Pubblicato il: 9 aprile 2026 alle ore 23:20

Domande frequenti

Qual è il tema centrale della mostra 'Tragicomica' al MAXXI?

La mostra esplora settant'anni di arte italiana attraverso la lente dell'ironia, considerata dai curatori un elemento distintivo e trasversale della cultura nazionale.

Perché l'opera di Lucio Fontana è stata scelta come manifesto della mostra?

L'opera di Fontana, con la sua scritta provocatoria e i celebri tagli, incarna il cortocircuito tra sacro e profano che è alla base del percorso tragicomico proposto dalla mostra.

In che modo l'allestimento della mostra si distingue dalle retrospettive tradizionali?

Le opere sono disposte senza seguire un ordine cronologico, favorendo un dialogo tra linguaggi e generazioni diverse per mostrare come l'ironia attraversi tutta l'arte italiana contemporanea.

Quali sono alcuni degli artisti e delle opere più rappresentativi presenti in mostra?

Tra gli artisti figurano Piero Manzoni con la sua 'Merda d'artista', Maurizio Cattelan con la scultura del papa colpito da un meteorite, e altri come Tano Festa, Giosetta Fioroni, Elena Bellantoni, Pino Pascali e Luciano Fabro.

Qual è il significato della scelta tragicomica nella narrazione dell’arte italiana secondo i curatori?

La tragicomicità riflette una postura culturale italiana che preferisce la negoziazione del tragico attraverso l'ironia, offrendo una visione ampia e paradossale della realtà, ben radicata nella tradizione letteraria e artistica nazionale.

Quale ruolo si assume il MAXXI con questa mostra?

Il MAXXI si fa portavoce della responsabilità di raccontare gli ultimi settant'anni di produzione culturale italiana, proponendo non solo una mostra ma anche una riflessione sull'identità e lo sguardo italiano nel mondo.

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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