- Gli ISIA in scena a Milano: quattro sedi, una visione comune
- Cosa racconta la mostra: sostenibilità, sociale e metaprogettazione
- Il patrocinio di ADI, AIAP e ISPRA: un segnale istituzionale
- La Fabbrica del Vapore come laboratorio culturale
- Formazione pubblica e design: una questione ancora aperta
- Domande frequenti
Gli ISIA in scena a Milano: quattro sedi, una visione comune
Non capita spesso che le istituzioni pubbliche italiane dedicate alla formazione nel design decidano di presentarsi insieme, con un progetto unitario e ambizioso. Eppure è esattamente quello che accadrà a partire da domani, lunedì 21 aprile, quando alla Fabbrica del Vapore di Milano aprirà i battenti "ISIA Research – New Design for a New World", la mostra collettiva organizzata dagli ISIA di Faenza, Firenze, Roma e dalla sede di Pordenone.
L'evento si inserisce nel programma della Milano Design Week 2026, la settimana che ogni anno trasforma il capoluogo lombardo nella capitale mondiale del progetto. Un appuntamento che, edizione dopo edizione, ha saputo allargarsi ben oltre i confini del Salone del Mobile, coinvolgendo spazi pubblici, istituzioni culturali, accademie. Chi ha seguito Milano Design Week 2025: Il Palcoscenico Globale del Design Italiano sa bene quanto questo ecosistema sia cresciuto negli ultimi anni. Quest'anno, la presenza coordinata degli ISIA aggiunge un tassello significativo: quello della ricerca accademica pubblica.
La mostra resterà aperta fino al 26 aprile e rappresenta, stando a quanto emerge dalle prime anticipazioni, un tentativo di mettere in luce i modelli formativi che caratterizzano queste quattro istituzioni, tra le poche in Italia interamente dedicate al design a livello di alta formazione artistica.
Cosa racconta la mostra: sostenibilità, sociale e metaprogettazione
Il sottotitolo, New Design for a New World, non è un semplice slogan. I temi al centro dell'esposizione sono quelli che oggi attraversano con urgenza il dibattito progettuale internazionale: sostenibilità ambientale, dimensione sociale del design e metaprogettazione, vale a dire quella riflessione sul metodo e sui processi che sta ridefinendo il modo stesso in cui si insegna e si pratica la disciplina.
La sostenibilità, in particolare, non viene trattata come appendice decorativa. Gli ISIA la collocano al cuore della propria proposta didattica e di ricerca, in un momento storico in cui il design è chiamato a rispondere a sfide concrete: economia circolare, riduzione degli sprechi, materiali a basso impatto. Un orizzonte che trova eco anche nelle mobilitazioni giovanili sul clima, come quelle raccontate in occasione di Fridays for Future: Oggi oltre 20 città italiane in piazza per la giustizia climatica. La differenza, qui, è che la risposta arriva dal mondo della formazione e del progetto.
La metaprogettazione, concetto meno immediato per i non addetti ai lavori, merita una nota. Si tratta di un approccio che non si limita a progettare oggetti o servizi, ma indaga le strutture stesse del processo progettuale. In altre parole: prima di disegnare qualcosa, ci si interroga sul perché e sul come si progetta. È un tratto distintivo della tradizione ISIA, che affonda le radici nel pensiero di figure come Tomás Maldonado e nella scuola di Ulm.
Il patrocinio di ADI, AIAP e ISPRA: un segnale istituzionale
A conferire ulteriore peso all'iniziativa contribuiscono i patrocini istituzionali. La mostra gode del sostegno di ADI (Associazione per il Disegno Industriale), AIAP (Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva) e, dato forse meno scontato, di ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
La presenza di ISPRA tra i patrocinatori non è casuale. Segnala una convergenza sempre più marcata tra il mondo del design e quello della ricerca ambientale, un dialogo che in Italia ha faticato a strutturarsi ma che ora sembra trovare canali concreti. Come sottolineato da più voci nel settore, il design sostenibile non può restare confinato nelle dichiarazioni d'intenti: ha bisogno di dati, metodologie scientifiche, validazione. L'apporto di un ente come ISPRA va esattamente in questa direzione.
Il coinvolgimento di ADI e AIAP, dal canto loro, ribadisce il riconoscimento professionale di un percorso formativo, quello degli ISIA, che nel panorama italiano occupa una posizione peculiare. Si tratta infatti di istituti statali di alta formazione, equiparati alle accademie di belle arti ma con una specializzazione esclusiva nel campo del design industriale e della comunicazione.
La Fabbrica del Vapore come laboratorio culturale
La scelta della Fabbrica del Vapore come sede espositiva non è neutra. Lo spazio milanese, ex complesso industriale riconvertito in polo culturale dal Comune di Milano, è diventato negli anni uno dei luoghi simbolo della contaminazione tra arte, design, innovazione sociale e sperimentazione. Ospitare qui una mostra che nasce dal mondo dell'istruzione pubblica significa collocare la ricerca accademica in un contesto vivo, aperto, non autoreferenziale.
Durante la Design Week, la Fabbrica del Vapore attira decine di migliaia di visitatori, tra professionisti del settore, studenti, curiosi. Per gli ISIA, è un'occasione di visibilità importante ma anche, e forse soprattutto, un banco di prova: mostrare che la formazione pubblica italiana nel design ha qualcosa da dire, e lo dice con progetti, ricerche, visioni.
Formazione pubblica e design: una questione ancora aperta
La questione che fa da sfondo a questa iniziativa riguarda il ruolo della formazione pubblica nel design in Italia. Gli ISIA sono realtà piccole, spesso poco conosciute al grande pubblico, ma con una tradizione didattica di alto livello e una rete di ex studenti che occupano posizioni rilevanti nella scena progettuale italiana e internazionale. L'ISIA di Faenza, fondato nel 1980, è il più antico; quelli di Firenze e Roma hanno percorsi consolidati; Pordenone rappresenta la sede più giovane del sistema.
Eppure, rispetto ai grandi atenei privati del design, gli ISIA soffrono di una cronica scarsità di risorse e di una visibilità mediatica limitata. Un'iniziativa come ISIA Research serve anche a questo: a ricordare che esiste un'offerta formativa pubblica di qualità nel design, che non si limita a replicare modelli consolidati ma prova a interrogarli, a metterli in discussione.
La Milano Design Week 2026 offre la cornice ideale per questo tipo di riflessione. In una settimana dominata dai grandi brand e dalle installazioni spettacolari, la voce della ricerca pubblica rischia sempre di restare in secondo piano. Con questa mostra, gli ISIA provano a invertire la tendenza. Se ci riusciranno, lo diranno i visitatori della Fabbrica del Vapore nei prossimi sei giorni.