Belu-Simion Fainaru, artista israeliano vincitore dell'Israel Prize nel 2025, ha ricevuto negli ultimi giorni messaggi antisemiti con riferimenti espliciti ai forni crematori della Shoah. Succede mentre prepara la sua installazione per il padiglione di Israele alla 61a Biennale di Venezia, in apertura al pubblico il 9 maggio 2026. Il 29 aprile il ministro della Cultura Alessandro Giuli lo ha chiamato direttamente per esprimere solidarietà.
Chi è Fainaru e cosa porta a Venezia
Nato a Bucarest nel 1959 e trasferitosi in Israele nel 1973, Fainaru è scultore e artista dell'installazione con doppia cittadinanza rumena e israeliana. Suo padre fu escluso dagli studi e deportato dalla Romania nel 1940 perché ebreo: quel peso biografico attraversa tutta la sua ricerca. Nel 2025 ha ricevuto l'Israel Prize, il massimo riconoscimento culturale dello Stato di Israele, per i contributi alle arti interdisciplinari.
A Venezia presenta "The Rose of Nothingness": una piscina d'acqua nera con 16 tubi che sgocciolano ritmicamente, ispirata alla poesia di Paul Celan. Il numero 16 richiama il valore di trasformazione nella tradizione mistica ebraica. L'opera sarà all'Arsenale, non ai Giardini dove sono in corso lavori di restauro. Fainaru crede nel dialogo attraverso l'arte e ha sempre dichiarato la propria opposizione ai boicottaggi culturali: "L'arte deve restare uno spazio di libertà."
Gli attacchi e la telefonata con il ministro
Gli attacchi ricevuti da Fainaru si inseriscono nell'ondata di antisemitismo documentata in Italia dopo il 7 ottobre 2023. Giuli lo ha chiamato il 29 aprile in una conversazione descritta come "cordiale" dal comunicato ufficiale del Ministero della Cultura. Gli ha espresso "totale solidarietà" e ha confermato "il massimo impegno del governo italiano contro ogni forma di discriminazione e antisemitismo nelle istituzioni culturali italiane".
Giuli ha inoltre assicurato all'artista che la sua opera sarà valorizzata in Italia attraverso una specifica iniziativa del MiC, i cui dettagli verranno concordati durante un incontro al Ministero dopo l'inaugurazione della Biennale. Lo stesso ministro, che di recente ha espresso cordoglio per la tragedia di Monte Faito, ha confermato che non parteciperà né alla pre-apertura (6-8 maggio) né all'inaugurazione del 9 maggio.
Un clima di tensione che non risparmia lo stesso ministro: nelle scorse settimane il motorino della moglie di Giuli è stato vandalizzato. La sua assenza da Venezia è legata principalmente alla controversia sulla partecipazione russa, sulla quale il MiC ha disposto una verifica ispettiva.
La Biennale di Venezia 2026 tra arte e geopolitica
La 61a Esposizione Internazionale d'Arte, curata da Koyo Kouoh con il tema "In Minor Keys", apre al pubblico il 9 maggio e chiude il 22 novembre 2026. La giuria presieduta da Solange Farkas ha deciso di escludere dalla competizione per i Leoni d'Oro e d'Argento i padiglioni di paesi i cui leader sono incriminati dalla Corte Penale Internazionale: sia il padiglione russo che quello israeliano restano presenti, ma fuori dai premi ufficiali. Il ministero degli Esteri israeliano ha definito la decisione una "contaminazione del mondo dell'arte".
Una lettera aperta firmata da oltre 180 tra artisti e curatori chiede l'esclusione di USA, Russia e Israele dall'intera manifestazione. Fainaru, che nella sua carriera ha cofondato la Mediterranean Biennale e l'organizzazione Pyramid a Haifa per promuovere il dialogo, sceglie di presentarsi lo stesso. La sua opera sarà visibile all'Arsenale per i sei mesi della manifestazione. Giuli ne ha valorizzato l'impegno, come in altri contesti culturali: fra le sue iniziative recenti anche la visita a Pompei per la riemersione della sala affrescata della Villa dei Misteri.
L'incontro tra i due al MiC, in data ancora da confermare, definirà i contorni dell'iniziativa italiana per il lavoro di Fainaru. Nel frattempo l'artista porta a Venezia una piscina d'acqua nera e 16 tubi che gocciolano: un'opera sulla memoria costruita da chi la memoria l'ha vissuta in prima persona.