Il Ministero della Cultura ha scelto la fiera We Make Future 2026 di Bologna per presentare le applicazioni dell'intelligenza artificiale al patrimonio culturale italiano. Allo stand istituzionale del MiC allestito a BolognaFiere, il 24 giugno la sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha confermato la direzione del ministero: tecnologie immersive per ampliare l'accessibilità ai beni culturali, con un perimetro netto per l'intelligenza artificiale, che resta di supporto e non può prendere il posto del lavoro umano.
I progetti presentati allo stand
Allo stand del MiC trovano spazio guide virtuali costruite con l'intelligenza artificiale, ricostruzioni immersive di grandi siti archeologici, chatbot evoluti, videogiochi educativi e applicazioni di realtà virtuale. Tra le esperienze in vetrina figurano percorsi dedicati alla civiltà etrusca, applicazioni capaci di costruire itinerari museali personalizzati a partire dalle emozioni dei visitatori e ricostruzioni virtuali di monumenti e siti archeologici oggi non accessibili al pubblico. La rassegna include anche nuove soluzioni per la didattica e per la divulgazione culturale, pensate per scuole e famiglie.
Il ministero presenta queste soluzioni come parte di una strategia di digitalizzazione del patrimonio e di sostegno alle imprese culturali e creative, attiva da alcuni anni. La presenza al WMF, ricorda Borgonzoni, non è solo una vetrina tecnologica: è il segnale di un percorso che punta a usare gli strumenti digitali per ampliare l'accesso alla cultura, migliorare la fruizione dei luoghi del patrimonio e raggiungere nuovi pubblici. La fiera bolognese è una delle principali rassegne europee dedicate all'innovazione digitale e mette il MiC in contatto diretto con operatori tecnologici, imprese culturali e amministrazioni interessate ai nuovi linguaggi digitali.
Accessibilità, normazione e cybersicurezza
Per Borgonzoni l'aspetto più significativo riguarda l'accessibilità: le tecnologie immersive permettono di superare ostacoli fisici e cognitivi e di portare il patrimonio anche a chi non frequenterebbe musei e aree archeologiche. «Possiamo arrivare a tutti e portare la cultura a tutti», ha dichiarato la sottosegretaria a margine della fiera, riconducendo all'accessibilità il senso degli investimenti realizzati negli ultimi anni sul fronte della digitalizzazione del patrimonio.
Sul fronte dell'intelligenza artificiale il ministero rivendica un equilibrio. «L'intelligenza artificiale è il futuro anche in tutto ciò che riguarda la creatività, ma va normata. Per quanto riguarda il nostro ministero non può prendere il posto dell'uomo», ha affermato Borgonzoni. Accanto alle opportunità, il MiC indica le sfide aperte dalla digitalizzazione dei servizi e dei dati culturali: la protezione delle infrastrutture digitali diventa prioritaria e richiede investimenti crescenti in sicurezza informatica, parte integrante del processo di innovazione in corso.
La fiera bolognese resta il banco di prova del modello: tra progetti dedicati agli etruschi, percorsi museali costruiti sulle emozioni e ricostruzioni di siti oggi chiusi al pubblico, il ministero misura quanto le applicazioni di intelligenza artificiale possano incidere sulla reale fruizione del patrimonio culturale italiano e sull'allargamento del pubblico potenziale dei musei.
Domande frequenti
Quali sono le principali applicazioni dell'intelligenza artificiale presentate dal Ministero della Cultura al We Make Future di Bologna?
Tra le soluzioni presentate figurano guide virtuali basate su IA, ricostruzioni immersive di siti archeologici, chatbot evoluti, videogiochi educativi e applicazioni di realtà virtuale per personalizzare itinerari museali e ricostruire monumenti non accessibili.
In che modo le tecnologie immersive migliorano l’accessibilità al patrimonio culturale?
Le tecnologie immersive permettono di superare barriere fisiche e cognitive, consentendo anche a chi non può frequentare musei o siti archeologici di vivere esperienze culturali, ampliando così il pubblico e rendendo la cultura più inclusiva.
Qual è la posizione del Ministero della Cultura sull’uso dell’intelligenza artificiale nel settore culturale?
Il ministero considera l’intelligenza artificiale uno strumento di supporto che non deve sostituire il lavoro umano, sottolineando la necessità di una regolamentazione attenta e di mantenere un equilibrio tra innovazione e ruolo dell’uomo.
Quali sfide pone la digitalizzazione del patrimonio culturale secondo il ministero?
La digitalizzazione comporta la necessità di proteggere le infrastrutture digitali, rendendo la sicurezza informatica una priorità e richiedendo investimenti specifici per garantire la tutela dei dati e dei servizi culturali online.
Come si inseriscono queste iniziative nella strategia complessiva del Ministero della Cultura?
Le iniziative sono parte di una più ampia strategia di digitalizzazione e sostegno alle imprese culturali, mirata a migliorare la fruizione del patrimonio, ampliare l’accesso alla cultura e raggiungere nuovi pubblici attraverso strumenti digitali innovativi.