Il Ministero della Cultura ha annunciato il 20 ottobre 2026 la firma di un accordo triennale fra la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali (SNPAC) e l'École du Patrimoine Africain (EPA). L'intesa riguarda formazione, ricerca e innovazione nella gestione del patrimonio museale e ha già prodotto il primo risultato operativo: un corso partito il 5 ottobre e dedicato al contrasto del traffico illecito di beni culturali, con professionisti selezionati da nove Paesi africani francofoni. Il testo integrale è disponibile nel comunicato del Ministero della Cultura.
Nove Paesi francofoni dentro il Piano Mattei
Il corso 'Patrimonio culturale, provenienza e tutela' raccoglie funzionari e tecnici provenienti da Algeria, Costa d'Avorio, Gabon, Marocco, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Senegal e Tunisia. L'iniziativa è inquadrata nel Piano Mattei per l'Africa, lo strumento con cui il governo italiano struttura la cooperazione bilaterale sul continente, e si appoggia alla Direzione generale Affari europei e internazionali del Ministero della Cultura. L'EPA ha sede a Porto-Novo, in Benin, e da oltre vent'anni forma operatori museali di tutta l'area subsahariana. Il ministro Alessandro Giuli ha presentato il percorso come un partenariato fondato sulla reciprocità e sullo scambio di competenze, richiamando anche il contributo tecnico dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, da anni specializzati nella prevenzione e nel contrasto dei traffici. L'intesa, ha aggiunto il presidente SNPAC Gerardo Villanacci, risponde agli indirizzi del Ministero nell'ambito del Piano e punta a costruire comunità stabili di pratica fra operatori italiani e africani.
Documentazione, provenance research e tracciabilità
Il programma didattico affronta la documentazione delle collezioni, la ricerca sulla provenienza (provenance research), la digitalizzazione degli archivi, la tracciabilità dei beni e la cooperazione internazionale fra autorità giudiziarie e forze dell'ordine. Sono previsti moduli dedicati agli strumenti digitali e alle procedure di catalogazione standard, affiancati da laboratori operativi su casi reali di restituzione già gestiti dai Carabinieri TPC. Il percorso si inserisce nella IV edizione della International School of Cultural Heritage, promossa dalla stessa Direzione generale insieme alla SNPAC, che ogni anno riunisce a Roma professionisti del patrimonio di diversi continenti. Il direttore dell'EPA Franck Ogou ha ricordato la lunga collaborazione fra Italia e École du Patrimoine Africain, iniziata negli anni di avvio dell'ente, e ha definito l'accordo la prova che il legame fra le due istituzioni si sta rinnovando dopo una fase di dialoghi informali.
Il corso prosegue nelle prossime settimane con moduli operativi su catena documentale e casi di restituzione, snodo decisivo per interrompere i flussi di beni sottratti nelle aree segnate da conflitti e instabilità politica. I professionisti formati torneranno nei rispettivi Paesi come primo nucleo della rete di cooperazione prevista dall'accordo triennale fra Roma e Porto-Novo, con l'obiettivo dichiarato di costruire comunità di pratica durature fra operatori del patrimonio di Africa e Italia.
Domande frequenti
Qual è l'obiettivo principale dell'accordo triennale tra SNPAC e École du Patrimoine Africain?
L'accordo mira a promuovere formazione, ricerca e innovazione nella gestione del patrimonio museale, con particolare attenzione al contrasto del traffico illecito di beni culturali e alla creazione di comunità di pratica tra operatori italiani e africani.
Quali Paesi africani partecipano al corso avviato nell'ambito dell'accordo?
Al corso partecipano professionisti selezionati da nove Paesi africani francofoni: Algeria, Costa d'Avorio, Gabon, Marocco, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Senegal e Tunisia.
Quali tematiche affronta il programma didattico del corso?
Il programma tratta la documentazione delle collezioni, la ricerca sulla provenienza, la digitalizzazione degli archivi, la tracciabilità dei beni culturali e la cooperazione internazionale tra autorità giudiziarie e forze dell'ordine.
In che modo il corso si inserisce nelle strategie italiane di cooperazione con l'Africa?
L'iniziativa fa parte del Piano Mattei per l'Africa, il quale struttura la cooperazione bilaterale tra Italia e Paesi africani, promuovendo lo scambio di competenze e la costruzione di reti di collaborazione stabili.
Qual è il ruolo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nel progetto?
I Carabinieri TPC forniscono un contributo tecnico nei moduli formativi, condividendo la loro esperienza nella prevenzione e nel contrasto dei traffici illeciti, anche attraverso laboratori su casi reali di restituzione di beni culturali.
Cosa succede dopo la conclusione del corso per i partecipanti africani?
I professionisti formati torneranno nei rispettivi Paesi come primo nucleo della rete di cooperazione prevista dall'accordo, contribuendo a rafforzare la tutela del patrimonio culturale e a diffondere le competenze acquisite.