Sono oltre 53mila le firme raccolte dall'Associazione Italiana Genitori a sostegno dei libri di testo gratuiti in tutta la scuola dell'obbligo. La petizione, rilanciata mentre l'anno scolastico 2026/2027 muove i primi passi, chiede che dai 6 ai 16 anni i testi siano forniti dallo Stato o almeno resi detraibili nella dichiarazione dei redditi.
La petizione dell'AGe e cosa chiede davvero
L'AGe, ricevuta nel 2023 dalla Commissione Cultura-Scuola della Camera e in seguito dall'allora ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, ha ripreso la mobilitazione con un obiettivo netto: se la scuola è obbligatoria dai 6 ai 16 anni, le famiglie non dovrebbero pagare i testi a partire dalla prima media. L'associazione punta anche il dito contro le adozioni ricorrenti di libri sostituiti dopo un anno per poche modifiche di copertina o esercizi, prassi che di fatto blocca il mercato dell'usato. La richiesta secondaria, per chi giudica la gratuità totale una misura troppo onerosa per il bilancio pubblico, è che almeno l'intera spesa per i libri diventi detraibile in dichiarazione, come già accade per le tasse universitarie e per le spese sportive dei minori.
Alla primaria è gratuita, alle medie parte il conto da 561 euro
Sul piano legale la gratuità nell'obbligo esiste già, ma finisce con la quinta elementare. Alla primaria i Comuni pagano interamente i testi tramite la cedola libraria, come previsto dal decreto legislativo 297 del 1994. Alla secondaria di primo e secondo grado interviene invece la legge 448 del 1998 all'articolo 27, che finanzia la fornitura gratuita e semigratuita solo per gli alunni meno abbienti. Il Decreto direttoriale MIM 452 del 19 marzo 2026 ha ripartito alle Regioni le risorse per l'anno scolastico 2026/2027, che poi le girano ai Comuni sotto forma di bonus, buoni libro o rimborsi. Le soglie ISEE per accedere cambiano da regione a regione: in Veneto e in Emilia-Romagna si fermano a 10.632,94 euro, in Puglia salgono a 13.000 euro (15.748,78 euro per le famiglie con almeno tre figli). Per tutti gli altri il conto arriva intero.
Secondo il rapporto Federconsumatori del 26 agosto 2026, per la prima media servono in media 561,61 euro fra libri e due dizionari, per la prima superiore si sale a 805,15 euro con quattro dizionari. Sommando il corredo scolastico, iscrivere un figlio in prima media supera 1.235 euro, in prima superiore 1.478 euro. Comprare i libri usati fa risparmiare oltre il 29%, ma la stessa AGe ricorda che le riadozioni a raffica riducono spesso questa possibilità.
Aumenti sotto l'inflazione, il divario con l'Europa resta
I listini per il 2026 fotografano un rincaro contenuto: più 2,3% alle medie e più 1,8% alle superiori secondo l'Associazione Italiana Editori. Nello stesso periodo l'indice ISTAT dei prezzi al consumo di luglio 2026 segna un più 2,9% su base annua: gli editori si sono cioè tenuti sotto il carovita, complice l'attesa delle tre riforme in arrivo su primo ciclo, istituti tecnici e licei. Il confronto con l'Europa dice però un'altra storia.
In Francia i libri sono gratuiti fino al collège, dove passano tramite comodato d'uso, e la spesa media di rientro a scuola si aggira sui 223 euro. In Germania non esiste una legge nazionale, ma il prestito dei testi è generalizzato: a Berlino le famiglie pagano un forfait di 100 euro per tutto il materiale, con esenzioni per i redditi più bassi. Le famiglie italiane, tra libri e corredo, superano ogni anno i mille euro per figlio, una spesa che si somma alle incombenze digitali ormai obbligatorie per accedere ai servizi scolastici, dallo SPID alla CIE per il registro elettronico.
La petizione resta aperta, ma la partita concreta per l'autunno 2026 si sposta sulle Regioni: quasi tutti i bandi per il bonus libri chiudono fra settembre e ottobre e passano solo con gli ISEE più bassi.