Psicopatia aziendale: cosa dice davvero la ricerca su manager e dark triad
Il famoso studio di Nathan Brooks e colleghi della Bond University, condotto nel 2016 su 261 professionisti del supply chain management, ha rilevato che circa il 21% presentava "tratti psicopatici clinicamente rilevanti". Tuttavia, questa definizione non indica psicopatia clinica vera e propria, bensì una posizione elevata su dimensioni subcliniche della personalità, come bassa empatia, manipolazione, superficialità emotiva ed egocentrismo. Questi tratti sono continui e vanno considerati come profili di personalità piuttosto che categorie nette di diagnosi. Lo studio riguarda un settore specifico e ad alta pressione, perciò non è generalizzabile a tutti i manager. Nel contesto lavorativo, viene definita "psicopatia di successo" quella condizione in cui individui con tratti psicopatici elevati prosperano in ambienti competitivi e gerarchici, mostrando vantaggi tattici nel breve termine come freddezza decisionale e disinibizione, ma generando costi organizzativi significativi nel lungo periodo. Ricerche longitudinali documentano infatti che tali profili, seppur carismatici e apparentemente efficaci, causano alti livelli di burnout, insoddisfazione e turnover nei team. Inoltre, il confronto diretto con la psicopatia carceraria è fuorviante perché si usano strumenti diversi e popolazioni differenti, con prevalenze e significati non sovrapponibili. La letteratura sulla "dark triad" – narcisismo, machiavellismo e psicopatia subclinica – indica una crescente presenza di questi tratti nelle posizioni di leadership, spesso correlati a stili transazionali e abusivi. Questo solleva rischi per il clima organizzativo e il benessere dei dipendenti. Per ridurre tali rischi, la ricerca suggerisce di implementare processi di selezione più rigorosi e strutturati, che includano colloqui standardizzati, valutazioni psicometriche sensibili alle dimensioni etiche e relazionali, referenze specifiche e monitoraggio nella fase di prova. Questi strumenti aumentano la capacità di identificare profili potenzialmente disfunzionali prima dell’assunzione, migliorando la salute organizzativa a medio e lungo termine.