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Occhi artificiali biomimetici per robot e auto autonome: come funzionano?

Nel recente studio pubblicato su Nature Communications, un team di ricerca dell'Università di Chengdu e della Penn State ha sviluppato un prototipo di fotomemristore, un sensore ottico di circa mezzo millimetro che emula la retina umana. Questo dispositivo unisce in un unico pixel la capacità di rilevare la luce e di memorizzare l'informazione luminosa, grazie a materiali innovativi che modificano la loro conduttività elettrica in risposta ai cambiamenti di illuminazione. Il risultato è una risposta rapida e dinamica ai forti contrasti di luce senza bisogno di ricalibrazioni, superando i limiti dei tradizionali sensori CMOS. L'innovazione apre nuove prospettive soprattutto nel campo dei veicoli autonomi e della robotica di servizio. Sui veicoli, il sensore permette una visione robusta davanti a cambiamenti improvvisi di illuminazione, come i fari abbaglianti in autostrada, migliorando la sicurezza e riducendo i tempi di elaborazione software. La visione neuromorfica distribuisce memoria e calcolo all’interno del sensore stesso, anticipando e semplificando l’interpretazione delle immagini. Inoltre, vi sono ipotesi di applicazione futura in strumenti per ipovedenti, anche se questo ambito richiede anni di sviluppo clinico e regolatorio prima della realizzazione pratica. La strada verso l’introduzione commerciale del fotomemristore comprende tre fasi fondamentali: validazione sul campo in condizioni reali, adattamento industriale per una produzione a costi competitivi e integrazione con i sistemi di guida avanzati rispettando i regolamenti europei e internazionali. È importante non confondere questo prototipo con un prodotto pronto o pensarlo come sostituto completo delle telecamere tradizionali; rappresenta piuttosto un livello complementare per migliorare la percezione visiva in situazioni di forte contrasto luminoso.

Pubblicato: 17/06/2026 Durata: 68 sec