L'osteopatia diventa professione sanitaria: criteri e fase transitoria
Il DPCM del 25 marzo 2026 rappresenta un importante step nell'iter di riconoscimento della professione sanitaria dell'osteopata in Italia, avviato dalla legge Lorenzin del 2018. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026, il decreto stabilisce i criteri per la convalida dei titoli pregressi e definisce un percorso transitorio per i professionisti già operativi. D'ora in poi, solo le università accreditate dal MUR potranno attivare corsi abilitanti, a partire da settembre 2026, mentre gli osteopati senza laurea avranno sei anni per acquisire l'abilitazione definitiva attraverso esami o riconoscimento di equipollenza, con iscrizione in elenchi speciali istituiti presso gli Ordini TSRM e PSTRP. L’iter normativo si sviluppa in tappe significative dal 2018 al 2026, passando dalla definizione del profilo professionale con il DPR 131/2021, fino all’Accordo Stato-Regioni del 2025 e il DPCM attuale, che completa la disciplina transitoria. Questa fase transitoria mira a garantire continuità tra chi svolgeva la professione prima del nuovo assetto universitario e chi entrerà tramite i nuovi corsi abilitanti. Importante è che le scuole private non potranno più rilasciare titoli validi dal 2026/2027. Per i pazienti, il riconoscimento porta trasparenza e sicurezza, grazie a un albo pubblico consultabile, ma non implica una copertura immediata dal SSN. L’Italia si allinea così ai paesi europei con una regolamentazione consolidata, seppur ancora in via di sviluppo per quanto riguarda l'inserimento nei servizi sanitari pubblici. Il vero banco di prova sarà nei prossimi anni, con l'avvio degli elenchi speciali e l'effettivo passaggio alla formazione universitaria.