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Contenuti umani o AI: come funziona la certificazione nel 2026 e cosa cambia con l’AI Act

La certificazione che un'opera digitale sia stata creata da un essere umano non ha ancora uno standard universale consolidato. Tra le iniziative più diffuse figura il C2PA, gestito dalla Linux Foundation, che utilizza metadati firmati per tracciare informazioni sull'autore e sul processo creativo. Altre soluzioni si basano su etichette dichiarative, rilevatori software, registri blockchain o watermarking, ognuna con benefici ma anche vulnerabilità note, come la possibilità di rimuovere metadati o la scarsa affidabilità dei rilevatori. Le cinque famiglie tecniche principali includono i metadati firmati (C2PA), le etichette autocertificate (Not by AI, Made by Human), i rilevatori software (No AI), le registrazioni blockchain (Proof I Did It) e i sistemi di watermark/fingerprinting per contenuti autentici. Tuttavia, nessuna di queste tecnologie è riuscita a imporsi completamente, per motivi economici e tecnici: le piattaforme non sempre incentivano un controllo rigoroso e gli strumenti attuali possono produrre errori o essere aggirati facilmente. L'entrata in vigore dell'AI Act europeo nel 2026 impone nuovi obblighi di trasparenza sulle piattaforme e fornitori di modelli generativi, con l'obbligo di marcare i contenuti sintetici rendendoli riconoscibili da macchine. Questo sposta il peso della certificazione dalla prova di 'umanità' del creatore verso la tracciabilità lungo tutta la filiera, sottolineando come la questione sia più complessa e multidimensionale di quanto una singola tecnologia possa risolvere.

Pubblicato: 09/06/2026 Durata: 103 sec