Loading...
Stipendio +61% all'estero: l'identikit di chi ha fatto le valigie
Università

Stipendio +61% all'estero: l'identikit di chi ha fatto le valigie

Disponibile in formato audio

QS Index: Italia 9ª per formazione, 41ª per valorizzarla. AlmaLaurea: 1.770€ netti in Italia, 2.900€ all'estero. Istat: 21mila laureati via nel 2023.

Un laureato italiano guadagna in media 1.770 euro netti al mese a cinque anni dal titolo. Se lavora all'estero, 2.900 euro. La differenza, 1.130 euro al mese, equivale a circa 13.500 euro netti l'anno: è la cifra che AlmaLaurea ha certificato nel Rapporto 2025 sulla condizione occupazionale dei laureati.

Il paradosso fotografato da QS

Il QS World Future Skills Index 2027, pubblicato dalla società londinese QS Quacquarelli Symonds, colloca l'Italia al 9° posto al mondo per preparazione accademica degli studenti universitari, comprese le competenze legate a intelligenza artificiale, digitale e sostenibilità. Quando però l'indice misura la capacità dell'economia di assorbire quelle competenze, l'Italia precipita al 41° posto. Sulla preparazione della forza lavoro la posizione scende ancora, al 56°. La classifica complessiva ferma il Paese alla 22ª posizione su 89 economie, dietro Regno Unito (3°), Germania (4°), Spagna (9°) e Francia (11°). Lo studio definisce questo divario fra produzione e valorizzazione del capitale umano uno dei più ampi mai registrati fra le economie avanzate.

Quanto vale la differenza per chi parte

Il Rapporto AlmaLaurea 2025, basato sull'indagine 2024 condotta su oltre 660mila laureati, fissa la retribuzione mensile netta a cinque anni dal titolo a 1.770 euro per i laureati di primo livello e 1.847 euro per quelli di secondo livello. Per gli occupati all'estero il valore sale a circa 2.900 euro: un divario del +61,7% che, su base annua e a parità di mansione, vale fra 13.500 e 14.000 euro netti.

Su quel divario si misura il flusso fotografato dall'Istat. Nel 2023 hanno lasciato il Paese circa 21mila laureati fra i 25 e i 34 anni, quasi il doppio rispetto al 2022. Il triennio 2019-2023 chiude con un saldo netto di -119mila giovani fra i 25 e i 34 anni, perché sono partiti 192mila e ne sono rientrati solo 73mila. Su un orizzonte più lungo, fra il 2012 e il 2022 i cittadini italiani che hanno trasferito la residenza all'estero sono stati oltre 1,3 milioni, secondo il report Istat sulle migrazioni internazionali, oltre il 60% con meno di 35 anni.

Il conto cumulato: 130 miliardi

QS stima in 130 miliardi di euro la perdita prodotta dall'emigrazione qualificata fra il 2011 e il 2023: circa 10,8 miliardi l'anno di costi formativi e gettito futuro trasferiti ad altre economie. È una cifra paragonabile a una intera manovra di bilancio su una singola voce di spesa pubblica. Lo studio attribuisce il deficit non alla qualità degli atenei, ma a una domanda di lavoro che fatica a esprimere competenze manageriali, relazionali e di leadership: le imprese italiane chiedono profili che il sistema produttivo non riesce a remunerare ai livelli che il mercato internazionale offre.

Cosa cambia per chi si laurea oggi

Per chi si affaccia al mercato del lavoro nel 2026 il quadro che emerge dai due rapporti, letti insieme, smonta la narrazione della partenza come gesto romantico. I dati AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati mostrano che restare in Italia significa accettare un costo opportunità misurabile. L'aumento reale delle retribuzioni interne (+2,9% per i laureati triennali, +3,6% per i magistrali rispetto al 2023) non basta a chiudere il gap. Il 73,9% dei laureati di primo livello a cinque anni ha un contratto a tempo indeterminato, ma la stabilità interna convive con una distanza salariale che si è consolidata nel decennio. Il punto debole, ribadisce QS, non è la formazione: è l'apparato produttivo, ancora orientato su comparti a bassa intensità tecnologica e con scarsa capacità di assorbire profili altamente qualificati.

La leva su cui agire non passa quindi dagli atenei. Passa dalla domanda: investimenti privati in ricerca, dimensione media delle imprese, infrastrutture per l'innovazione. Fino a quando il sistema continuerà a produrre talento a costo pubblico e a cederlo al lavoro estero, i 1.130 euro al mese di differenza resteranno l'argomento più forte che un neolaureato sente prima di prenotare il volo.

Domande frequenti

Qual è la differenza di stipendio tra un laureato italiano che lavora in Italia e uno che lavora all'estero?

Un laureato italiano guadagna in media 1.770 euro netti al mese in Italia, mentre chi lavora all'estero arriva a circa 2.900 euro, con una differenza di circa 1.130 euro al mese (circa 13.500 euro annui).

Perché l’Italia perde così tanti giovani laureati verso l’estero?

Il principale motivo è la scarsa capacità del sistema produttivo italiano di valorizzare le competenze acquisite, offrendo stipendi e opportunità inferiori rispetto al mercato internazionale, nonostante la buona preparazione accademica degli studenti italiani.

Quanto costa all’Italia la fuga dei cervelli?

Secondo QS, la perdita prodotta dall’emigrazione qualificata tra il 2011 e il 2023 è stimata in 130 miliardi di euro, pari a circa 10,8 miliardi l’anno in termini di costi formativi e gettito fiscale trasferiti ad altre economie.

Il problema è nella qualità delle università italiane?

No, il problema principale non riguarda la qualità della formazione universitaria, che è riconosciuta a livello internazionale, ma la capacità delle imprese e dell’economia italiana di assorbire e remunerare adeguatamente i profili altamente qualificati.

Quali sono le prospettive per chi si laurea oggi in Italia?

Chi si laurea oggi trova un mercato del lavoro interno che offre una lieve crescita salariale ma mantiene un gap significativo rispetto all’estero, con la stabilità lavorativa che non compensa la distanza salariale consolidata negli anni.

Cosa serve per ridurre il divario tra domanda e offerta di lavoro qualificato in Italia?

Serve rafforzare la domanda di lavoro qualificato tramite maggiori investimenti privati in ricerca, crescita della dimensione media delle imprese e infrastrutture per l’innovazione, così da trattenere il talento formato negli atenei italiani.

Pubblicato il: 24 giugno 2026 alle ore 14:38

Redazione EduNews24

Articolo creato da

Redazione EduNews24

Articoli pubblicati da parte della redazione di EduNews24.it

Articoli Correlati