- La strategia di Meta: reclutare dall'interno delle startup
- Chi è Joshua Gross e perché conta
- Thinking Machines Lab: una startup da 2 miliardi sotto assedio
- La guerra dei talenti AI e le ricadute sul mercato del lavoro
- Domande frequenti
La strategia di Meta: reclutare dall'interno delle startup
Non è più un caso isolato. È un metodo. Meta sta sistematicamente svuotando Thinking Machines Lab, la startup fondata dall'ex CTO di OpenAI Mira Murati, portando via uno dopo l'altro i suoi ingegneri più preziosi. L'ultima acquisizione, in ordine di tempo, è quella di Joshua Gross, ingegnere software con un curriculum che parla da solo: esperienze in OpenAI, un passaggio già in Meta, e un ruolo da protagonista nello sviluppo di Tinker, uno dei progetti più promettenti della giovane azienda.
Con Gross, salgono a cinque i membri fondatori di Thinking Machines Lab passati sotto le insegne di Menlo Park. Cinque su un organico complessivo di circa 130 dipendenti. Numeri che, in una realtà ancora in fase di consolidamento, pesano come macigni.
Chi è Joshua Gross e perché conta
Gross non è un ingegnere qualsiasi. Il suo profilo incarna quella figura ibrida, a cavallo tra ricerca e sviluppo, che oggi rappresenta la risorsa più contesa nell'intero ecosistema dell'intelligenza artificiale. La sua esperienza in OpenAI gli ha fornito una conoscenza profonda dei modelli linguistici di frontiera, mentre il lavoro in Meta e successivamente in Thinking Machines Lab gli ha permesso di operare sia dentro le grandi piattaforme sia nell'ambiente più agile delle startup.
Il suo contributo allo sviluppo di Tinker, stando a quanto emerge, è stato determinante. Perderlo significa per la startup di Murati non solo un vuoto tecnico, ma anche un segnale di vulnerabilità che il mercato non mancherà di registrare.
In un contesto in cui le competenze digitali valgono più della laurea e il mercato del lavoro si trasforma, figure come Gross incarnano un paradosso: sono il prodotto di percorsi formativi e professionali d'eccellenza, ma il loro valore di mercato è determinato quasi esclusivamente da ciò che sanno fare, non dai titoli che possiedono.
Thinking Machines Lab: una startup da 2 miliardi sotto assedio
Fondata da Mira Murati dopo la sua uscita da OpenAI, Thinking Machines Lab si era imposta rapidamente come una delle realtà più promettenti nel panorama dell'intelligenza artificiale. Nel 2025 la startup ha raccolto circa 2 miliardi di dollari in finanziamenti, una cifra che ne testimoniava l'ambizione e la fiducia degli investitori.
Eppure i soldi, da soli, non bastano a trattenere le persone. Il problema è strutturale e riguarda l'intero ecosistema delle startup AI: le Big Tech possono offrire pacchetti retributivi difficilmente pareggiabili, infrastrutture di calcolo pressoché illimitate e la stabilità che una giovane azienda, per definizione, non può garantire. Quando un colosso come Meta decide di puntare su un profilo specifico, la partita è spesso segnata prima ancora di cominciare.
Con 130 dipendenti e cinque fondatori già persi, la domanda che circola negli ambienti della Silicon Valley è diretta: Thinking Machines Lab può reggere questa emorragia? Murati, figura rispettata e carismatica, ha dimostrato in passato di saper costruire team di altissimo livello. Ma ricostruire ciò che viene smantellato pezzo per pezzo richiede tempo, e nel settore dell'AI il tempo è la risorsa più scarsa di tutte.
La guerra dei talenti AI e le ricadute sul mercato del lavoro
Quello che sta accadendo tra Meta e Thinking Machines Lab è il sintomo più visibile di una dinamica che attraversa l'intera industria tecnologica globale. La guerra per i talenti nell'intelligenza artificiale ha raggiunto livelli di intensità senza precedenti. Le grandi aziende tecnologiche non si limitano più a competere sul mercato aperto: vanno a pescare direttamente nei ranghi delle startup più innovative, attraendo i profili migliori con offerte che le realtà più piccole non possono nemmeno avvicinare.
Questa competizione ha effetti a cascata che si avvertono ben oltre la Silicon Valley. In Europa, e in Italia in particolare, il fenomeno della fuga dei cervelli nel settore AI assume contorni ancora più preoccupanti. Se persino una startup finanziata con 2 miliardi di dollari fatica a trattenere i propri fondatori, è facile immaginare quali difficoltà incontrino le aziende e i centri di ricerca del Vecchio Continente.
La questione resta aperta e investe anche il piano delle politiche pubbliche. Come sottolineato da diversi osservatori, servirebbero interventi strutturali per rendere l'ecosistema europeo dell'innovazione più competitivo nella capacità di attrarre e trattenere talenti. In Italia il dibattito si intreccia con quello più ampio sulla qualità degli appalti e dei servizi pubblici legati al digitale, un tema su cui si è recentemente espresso anche il Nuovo Manifesto per l'Economia dei Servizi.
Nel frattempo, il segnale che arriva dalla vicenda Meta-Thinking Machines Lab è inequivocabile: nel mercato dell'intelligenza artificiale, le persone contano più dei capitali. E chi ha il potere di attrarle, alla fine, vince.