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Ivory, il social network europeo che vuole riportare la competenza al centro del dibattito digitale
Tecnologia

Ivory, il social network europeo che vuole riportare la competenza al centro del dibattito digitale

Disponibile in formato audio

Nasce in Italia Ivory, piattaforma social pensata per accademici e professionisti. Contenuti organizzati in torri tematiche, peer-review scientifica e verifica dell'identità per combattere la disinformazione.

Sommario

Un social contro il doomscrolling

Mentre i giganti dei social media continuano a inseguire metriche di engagement e tempo di permanenza sullo schermo, dall'Europa arriva un progetto che tenta la strada opposta: Ivory, piattaforma con sede in Italia, lanciata ufficialmente il 31 marzo, si propone come spazio digitale dove le competenze contano più della viralità. Dietro il progetto ci sono tre fondatori con percorsi molto diversi: l'ingegnere del software italiano Giuseppe Di Maria, lo statunitense Adam Nettles, titolare di un dottorato in Relazioni Internazionali e in attesa di cittadinanza italiana, e l'italo-brasiliano di origini venete Uel Bertin. La piattaforma si definisce con orgoglio "europea", un aggettivo che in questo caso non è solo geografico ma programmatico: conformità al GDPR, verifica dell'identità tramite carta d'identità elettronica e un'architettura pensata per far emergere il sapere, non il rumore. L'ambizione è chiara, quasi sfacciata. Creare un ambiente in cui la disinformazione non trovi terreno fertile e la qualità della conversazione sia il vero metro di successo.

Come funziona: towers, voti e reputazione

L'organizzazione dei contenuti su Ivory ruota attorno alle towers, torri tematiche ispirate alle sottosezioni di Reddit ma gestite direttamente dal team della piattaforma. Le aree coprono un ventaglio ampio: arte, architettura, economia, storia, diritto, filosofia e altre discipline. Da ciascun ramo principale possono germogliare ulteriori sotto-sezioni, proposte dagli utenti stessi e sottoposte a votazione collettiva prima di essere attivate. Ma la sezione più ambiziosa è quella dedicata al mondo accademico: qui è possibile pubblicare abstract di articoli scientifici e sottoporli a peer-review. L'assegnazione dei revisori avviene tramite una "lotteria cieca" che individua il recensore più competente, prevedendo anche una compensazione economica. Ivory è inoltre certificato come giornale di ricerca, abilitato alla pubblicazione di paper inediti. In un periodo in cui la comunità scientifica internazionale affronta difficoltà crescenti, come testimoniato dalle Critiche alla Riduzione del Tempo di Ricerca per Accademici in Serbia, una piattaforma che faciliti la diffusione del sapere accademico potrebbe intercettare un bisogno reale.

Tre profili, tre livelli di accesso

Ivory prevede tre tipologie di utenti, ciascuna con peso e funzionalità differenti. Gli utenti base, interessati ad ambiti specifici, possono interagire con i contenuti e con gli esperti, ma il loro voto ha un'incidenza minore nel sistema reputazionale. I profili "professional" sono riconosciuti come esperti nel proprio settore, anche attraverso una valutazione automatica del curriculum vitae. Infine, i profili "academic", riservati a ricercatori, dottorandi e professori universitari, garantiscono accesso completo alle funzionalità di pubblicazione e revisione scientifica. Il sistema di votazione, simile agli upvote e downvote di Reddit, incide direttamente sulla reputazione dell'utente e sulla visibilità dei suoi post. Il peso di ogni voto varia in base alla competenza certificata, e i contenuti vengono valutati secondo tre criteri: chiarezza, originalità e impatto. Un aspetto non negoziabile è la verifica dell'identità. Solo chi si registra con carta d'identità elettronica può pubblicare. "La verifica è indispensabile per mantenere una conversazione civile", sottolinea Nettles.

Il modello di business e la sfida della sostenibilità

Sul fronte economico, Ivory si muove su un crinale delicato. La piattaforma dichiara conformità al GDPR e promette una profilazione "limitata", parola che i fondatori usano senza però entrare troppo nel dettaglio. Il modello di business si fonda su due pilastri: la pubblicità targettizzata, senza però misurare il tempo trascorso né condividere con terze parti l'attività degli utenti, e la vendita di articoli scientifici inediti a prezzi molto inferiori rispetto ai canali tradizionali dell'editoria accademica. Quest'ultimo aspetto potrebbe rappresentare un vero elemento di rottura. Le pubblicazioni scientifiche restano spesso intrappolate dietro paywall costosi, accessibili solo a istituzioni con budget adeguati. Se Ivory riuscisse a democratizzare questo accesso, il valore aggiunto sarebbe concreto. In un panorama europeo dove anche colossi come Meta avviano l'addestramento dell'IA in Europa con dati pubblici, la questione del trattamento dei dati personali e della trasparenza resta comunque centrale per conquistare la fiducia degli utenti.

Obiettivi ambiziosi e incognite reali

I numeri dichiarati dai fondatori non sono timidi. "Solo il mondo accademico rappresenta un bacino potenziale di 30-40 milioni di persone", spiega Bertin, fissando l'obiettivo a circa dieci milioni di utenti nel primo anno. Per avvicinarsi a questa soglia, il team ha già presentato il progetto a 78 università, raccogliendo, a loro dire, riscontri molto positivi. La storia dei social network alternativi, però, insegna cautela. Piattaforme come Trust Cafè, nate con spirito simile, non sono riuscite a raggiungere la massa critica necessaria per sopravvivere. Ivory parte con un vantaggio potenziale: il mondo accademico è un target specifico, numeroso e attualmente privo di un punto d'incontro digitale adeguato. "L'idea è partire da questa base solida per poi ampliare il pubblico", conferma Nettles. La missione non sarà facile, e il rischio di restare una nicchia è concreto. Eppure, in un ecosistema digitale dominato da algoritmi che premiano lo scandalo e la polarizzazione, il tentativo di costruire uno spazio dove la competenza abbia un peso reale merita quantomeno attenzione.

Pubblicato il: 29 marzo 2026 alle ore 22:04

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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