La prima fase della sperimentazione dell'intelligenza artificiale nelle scuole secondarie si è chiusa e il presidente dell'Invalsi Roberto Ricci ha portato il bilancio davanti alla Camera. I primi esiti, ha detto in audizione, sono incoraggianti, ma l'effetto sugli apprendimenti non si vede in tutti i contesti e il vero snodo restano le competenze di base degli studenti.
Cosa ha detto Ricci in audizione
L'audizione davanti alla VII Commissione della Camera, mercoledì 23 settembre, ha messo tre punti sul tavolo. Il primo: la sperimentazione ha superato la fase iniziale con segnali positivi nel superamento di alcune difficoltà degli studenti. Il secondo: il ruolo centrale spetta alle competenze di base, senza le quali i ragazzi non riescono a sfruttare i vantaggi dell'IA. Il terzo: in alcuni contesti l'effetto sugli apprendimenti non è visibile, e servirà un ulteriore approfondimento per capire perché e in quali aree del Paese.
L'IA, ha aggiunto Ricci, non cambia il mestiere della scuola: sviluppare pensiero critico e autonomia resta il compito principale, mentre lo strumento serve a personalizzare i percorsi e ad accompagnare chi fatica. Il piano biennale riguarda 15 istituti tra Lombardia, Toscana, Lazio e Calabria, e coinvolge studenti di seconda media e di prima e quarta superiore, con valutazione affidata proprio all'Invalsi tramite prove comuni e voti finali.
Il paradosso: le competenze di base mancano proprio al Sud
Le competenze di base che secondo Ricci abilitano l'uso didattico dell'intelligenza artificiale sono esattamente quelle che il Rapporto Invalsi 2025 sul grado 8 fotografa come più fragili. In terza media solo il 56,8% degli studenti raggiunge un livello adeguato in italiano e il 56% in matematica: nessuna variazione significativa negli ultimi tre anni. La capacità di comprensione del testo scritto resta il campo su cui servono i maggiori sforzi didattici, con una quota ampia di ragazzi ferma ai livelli 1 e 2, considerati troppo bassi per affrontare la scuola superiore.
Il divario territoriale è la parte che il resoconto istituzionale non nomina. Nel Centro-Nord circa il 62% dei ragazzi raggiunge risultati adeguati, nel Sud e nelle Isole meno della metà, con uno scarto che in alcune aree supera i 15 punti percentuali. Le tre regioni più critiche del Rapporto sono Calabria, Sicilia e Sardegna: territori in cui la comprensione del testo, cioè la precondizione per dialogare in modo utile con un chatbot didattico, è più fragile che altrove.
La sperimentazione IA voluta dal MIM tocca però il Sud in una sola regione, la Calabria: le altre tre pilota sono tutte del Centro-Nord. Il rischio è che l'IA, invece di ridurre lo scarto, lo amplifichi: chi parte con più basi traduce l'assistente virtuale in apprendimento, chi non le ha resta indietro anche con lo strumento in classe. È questo il nodo che l'approfondimento promesso da Ricci dovrà sciogliere.
Cosa cambia da qui al 2026-27
Il piano annunciato da Valditara nell'ottobre 2025 prevede 100 milioni di euro per la formazione di docenti e studenti in tutte le scuole, in attività laboratoriali affiancate al programma Agenda Sud. Sul fronte normativo, il disegno di legge sull'intelligenza artificiale atteso in Consiglio dei Ministri assegna alla scuola la stessa cifra, dentro un quadro più ampio di autorità e sanzioni sull'uso dell'IA.
Per docenti e dirigenti l'espansione della sperimentazione si intreccia con la formazione MimEraviglia per il personale scolastico già avviata sul personale di segreteria, e con la domanda di orientamento che il Rapporto Cisf 2026 sulle famiglie italiane pone alle scuole. Il nodo pratico è chi decide come integrare l'IA in classi dove il 44% dei ragazzi non ha ancora le competenze di base per farne un uso didattico efficace, e con quali strumenti di verifica gli istituti pilota si confronteranno con le scuole che entreranno nella seconda fase.
Ricci ha promesso un ulteriore approfondimento sulle aree in cui l'IA non ha prodotto effetti. Da quei dati si capirà se la fase 2 correggerà il divario territoriale o si limiterà a certificarlo.
Domande frequenti
Quali sono i principali risultati della sperimentazione dell'IA nelle scuole secondarie?
La prima fase della sperimentazione ha evidenziato segnali positivi nel superamento di alcune difficoltà degli studenti, ma l'effetto sugli apprendimenti non è uniforme in tutti i contesti. Il ruolo centrale resta quello delle competenze di base, senza le quali i benefici dell'IA sono limitati.
Perché le competenze di base sono così importanti per l'uso dell'IA a scuola?
Secondo l'Invalsi, le competenze di base in italiano e matematica sono fondamentali per sfruttare appieno i vantaggi dell'IA nella didattica. Senza queste competenze, gli studenti rischiano di non riuscire a utilizzare efficacemente gli strumenti digitali, rimanendo indietro anche con l'introduzione dell'IA.
Come si manifesta il divario territoriale nei risultati degli studenti?
Il divario territoriale è marcato: nel Centro-Nord circa il 62% degli studenti raggiunge risultati adeguati, mentre nel Sud e nelle Isole meno della metà degli studenti raggiunge lo stesso livello, con scarti che in alcune aree superano i 15 punti percentuali.
Quali sono le regioni più in difficoltà e come è coinvolto il Sud nella sperimentazione?
Le regioni con maggiori criticità sono Calabria, Sicilia e Sardegna, dove la comprensione del testo è particolarmente fragile. Tuttavia, la sperimentazione IA attuale coinvolge il Sud solo tramite la Calabria, mentre le altre regioni pilota sono tutte del Centro-Nord.
Cosa prevede il piano futuro per la formazione su IA nelle scuole italiane?
Per il prossimo biennio è previsto un investimento di 100 milioni di euro per la formazione di docenti e studenti sull'IA, con attività laboratoriali e un ampliamento del programma Agenda Sud. È inoltre in preparazione una normativa specifica sull'intelligenza artificiale che coinvolgerà direttamente il sistema scolastico.
Quali sono le principali sfide individuate per la seconda fase della sperimentazione?
La principale sfida sarà capire come integrare efficacemente l'IA nelle classi dove molti studenti non hanno ancora le competenze di base e valutare se la fase 2 riuscirà a ridurre il divario territoriale invece di certificarlo ulteriormente.