La Corte d'appello di Trento ha confermato 2 anni di reclusione e 10mila euro di risarcimento per un docente che nel 2017 colpì un collega all'interno di un'aula, causandogli un danno permanente alla retina. Una storia di violenza a scuola che non c'entra con bullismo, genitori arrabbiati o studenti: protagonisti sono tre adulti del personale, tutti insegnanti.
Cosa è successo in quell'aula
Al centro della vicenda c'è un insegnante di musica che da tempo sospettava la moglie, anch'essa docente in un altro istituto, di una relazione con un suo collega. Convinto di poter chiarire la situazione faccia a faccia, si presenta nell'edificio scolastico dove i due lavorano e li trova insieme. Il tentativo di dialogo si trasforma in pochi minuti in scontro fisico. Stando alla ricostruzione, il presunto amante colpisce il marito con un pugno diretto all'occhio. La valutazione medica esclude cause accidentali e attribuisce la lesione a un trauma diretto, con indebolimento permanente di un organo della vista. La querela arriva poco dopo, ma il percorso giudiziario dura quasi nove anni: il tribunale di Trento condanna l'imputato in primo grado e la Corte d'appello, nei giorni scorsi, conferma la sentenza. Il verdetto diventerà definitivo salvo ricorso in Cassazione.
Lesioni gravi: perché la pena si è fermata a due anni
Sul piano giuridico l'imputato risponde di lesioni personali gravi. Il danno permanente alla retina ricade nella casistica dell'indebolimento permanente di un senso o di un organo, prevista dall'articolo 583 del codice penale, che fissa una cornice edittale fra 3 e 7 anni di reclusione. La pena finale di due anni si spiega quindi con il riconoscimento di circostanze attenuanti generiche e con la scelta del rito in primo grado, che ha consentito di scendere sotto il minimo. Il risarcimento di 10mila euro è il quantum stabilito in sede penale a titolo provvisionale: la quantificazione completa del danno biologico e patrimoniale potrà essere richiesta in sede civile. La vicenda si svolge in un edificio scolastico, ma la qualifica di docente delle parti non aggrava il reato: l'aggressione non è avvenuta nell'esercizio delle funzioni d'insegnamento, ma per ragioni strettamente personali.
Perché il caso non entra nelle statistiche del MIM
Il caso di Trento è una zona cieca del sistema di monitoraggio nazionale. La Legge 4 marzo 2024 n. 25 in Gazzetta Ufficiale ha introdotto aggravanti per chi aggredisce docenti, dirigenti e personale ATA, ma le modifiche agli articoli 61, 336 e 341-bis del codice penale scattano solo quando il fatto avviene a causa o nell'esercizio delle funzioni del personale, e quasi sempre quando l'aggressore è un genitore o un tutore dell'alunno. Una rissa fra colleghi per motivi privati resta fuori da quella cornice. Lo stesso vale per l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, istituito con il Decreto interministeriale n. 157 del 4 agosto 2025 e insediato il 31 marzo 2026, che raccoglie le segnalazioni di violenza esterna verso chi lavora a scuola.
Nell'anno scolastico 2024/2025 il MIM ha contato 51 episodi di violenza contro il personale, in calo rispetto ai 71 del 2023/2024, con un ulteriore -81% nei primi quattro mesi del 2025/2026. Ma il profilo statistico dell'Osservatorio è netto:
- nel 76% dei casi le vittime sono docenti, nel 15% dirigenti scolastici, il resto personale ATA;
- gli aggressori provengono in larga parte dal nucleo familiare degli alunni, in misura minore dagli studenti stessi;
- i conflitti fra adulti del personale, come quello di Trento, non rientrano nella rilevazione ministeriale.
Per le scuole il messaggio operativo è duplice. Da un lato gli incidenti fra colleghi richiedono protocolli interni distinti dal patto di corresponsabilità con le famiglie, dall'altro questi episodi dovrebbero emergere in modo autonomo nei rapporti annuali dell'Osservatorio, per evitare di sottostimare una conflittualità interna che il tribunale di Trento ha appena messo nero su bianco. Il dato si inserisce in un anno in cui la categoria è attraversata anche da mobilitazioni sulle prove INVALSI e le Indicazioni nazionali, segno di un clima professionale tutt'altro che disteso.
Domande frequenti
Perché la pena per il docente condannato si è fermata a due anni?
La pena è stata ridotta a due anni grazie al riconoscimento di circostanze attenuanti generiche e alla scelta di un rito abbreviato in primo grado, che ha permesso di scendere sotto il minimo previsto dalla legge.
Il caso di violenza tra docenti a Trento rientra nelle statistiche ufficiali del Ministero?
No, questo caso non rientra nelle statistiche ufficiali del Ministero dell'Istruzione e del Merito perché riguarda un conflitto tra colleghi per motivi personali, non legati all'esercizio delle funzioni scolastiche.
Qual è la differenza tra violenza interna e violenza esterna a scuola secondo la normativa?
La normativa distingue tra violenza esterna, spesso perpetrata da genitori o studenti verso il personale scolastico, e conflitti interni tra colleghi, che non vengono rilevati dall'Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico.
Come viene calcolato il risarcimento per la vittima in casi simili?
In sede penale viene stabilita una provvisionale, in questo caso di 10 mila euro, ma la quantificazione completa del danno biologico e patrimoniale potrà essere richiesta successivamente in sede civile.
Cosa suggerisce il caso di Trento riguardo la gestione dei conflitti tra colleghi nelle scuole?
Il caso evidenzia la necessità di protocolli interni specifici per i conflitti tra colleghi e l'importanza che questi episodi vengano autonomamente segnalati nei rapporti annuali dell'Osservatorio per evitare una sottostima della conflittualità interna.