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Rispetto ed empatia come materie obbligatorie a scuola: la proposta di Lavenia dopo la tragedia di Crema
Scuola

Rispetto ed empatia come materie obbligatorie a scuola: la proposta di Lavenia dopo la tragedia di Crema

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Lo psicoterapeuta chiede ore settimanali dedicate all'educazione emotiva fin dalla scuola dell'infanzia. Ma nei nuovi programmi scolastici qualcosa già si muove

La tragedia di Crema e il grido d'allarme

Un ragazzo di vent'anni è morto. A ucciderlo, un diciassettenne. È successo a Crema, e la dinamica dell'aggressione ha lasciato sgomenta un'intera comunità. Un fatto di cronaca brutale, che si inserisce in una sequenza ormai troppo lunga di episodi di violenza giovanile capaci di scuotere l'opinione pubblica e riaprire interrogativi profondi sul ruolo della scuola, della famiglia, delle istituzioni.

Non si tratta di un caso isolato. Poche settimane fa, un episodio analogo ha coinvolto un istituto scolastico veneto, come raccontato nel caso dell'aggressione a uno studente a Montebelluna, che ha riacceso il dibattito sul bullismo e sulla sicurezza negli ambienti educativi. La cronaca restituisce un quadro inquietante: la soglia della violenza tra giovanissimi si abbassa, e le risposte fin qui messe in campo sembrano insufficienti.

La proposta di Lavenia: rispetto ed empatia nel curriculum

A prendere posizione, sulle colonne de La Repubblica, è stato Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell'Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, figura nota nel panorama del disagio giovanile in Italia. La sua tesi è netta: rispetto ed empatia devono diventare materie vere, obbligatorie, con ore settimanali dedicate, a partire dalla scuola dell'infanzia.

Non un progetto opzionale, non un laboratorio affidato alla buona volontà di qualche docente particolarmente sensibile. Lavenia chiede un cambio di paradigma strutturale. L'idea è che l'educazione socio-emotiva debba avere la stessa dignità curriculare della matematica o dell'italiano, perché, stando alle sue parole, non si può continuare a delegare alla sola famiglia un compito che riguarda l'intera società.

La proposta ha il merito della chiarezza. E anche quello di provocare. Perché trasformare concetti come il rispetto e l'empatia in materie con un orario, un programma e una valutazione solleva questioni tutt'altro che banali: chi le insegnerebbe? Con quale formazione? Secondo quali parametri si misurerebbe l'apprendimento?

Sono domande legittime, che però rischiano di diventare alibi per non fare nulla.

Cosa prevedono già i nuovi programmi scolastici

Va detto che qualcosa, sul piano normativo, si è già mosso. L'educazione al rispetto è prevista nei nuovi programmi scolastici, quelli che hanno suscitato reazioni contrastanti nel mondo della scuola e che, tra le altre cose, sono finiti nel mirino dello sciopero nazionale del 7 maggio indetto dai sindacati di base contro le nuove Indicazioni Nazionali e le prove Invalsi.

Il tema dell'educazione civica, rafforzato dalla legge 92/2019, include già riferimenti alla cittadinanza digitale, al rispetto delle diversità, alla gestione dei conflitti. Le linee guida ministeriali parlano di competenze trasversali, di life skills, di formazione integrale della persona. Sulla carta, insomma, il principio c'è.

Il problema, come spesso accade nel sistema scolastico italiano, è la distanza tra le dichiarazioni di intenti e la pratica quotidiana nelle aule. L'educazione civica resta troppo spesso compressa in poche ore, frammentata tra docenti diversi, priva di una reale programmazione. E l'educazione emotiva, quella che dovrebbe insegnare ai bambini a riconoscere e gestire le proprie emozioni, a mettersi nei panni dell'altro, a risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza, fatica a trovare spazio in un sistema ancora largamente centrato sulla trasmissione di contenuti disciplinari.

Educazione emotiva: utopia o necessità concreta?

La proposta di Lavenia può apparire velleitaria. Ma forse è il contesto a rendere urgente ciò che in tempi normali sembrerebbe eccessivo. I dati sulla violenza tra giovani, sul cyberbullismo, sul disagio psicologico degli adolescenti post-pandemia raccontano un'emergenza che non si risolve con le sole misure repressive.

In diversi Paesi europei, l'educazione socio-emotiva è già parte integrante dei curricoli scolastici. La Finlandia, per citare il caso più noto, investe sistematicamente sulle competenze relazionali fin dai primi anni di scuola. In Danimarca esiste da decenni la Klassens tid, un'ora settimanale dedicata all'empatia e alla coesione del gruppo classe. Non sono esperimenti marginali: sono scelte politiche.

In Italia, il dibattito tende a incagliarsi sulla contrapposizione tra chi ritiene che certi valori debbano essere trasmessi dalla famiglia e chi chiede alla scuola di farsi carico anche di questa dimensione. La realtà è che le due cose non si escludono, e che la scuola, per il tempo che i ragazzi vi trascorrono e per il suo ruolo di spazio sociale condiviso, è il luogo naturale dove queste competenze possono essere coltivate in modo sistematico.

Perché la questione non è solo formare studenti preparati. È formare persone capaci di vivere insieme. E se un ventenne muore per mano di un diciassettenne, qualcosa nel percorso formativo di quel diciassettenne si è spezzato molto prima del gesto finale.

Resta da capire se la politica scolastica saprà tradurre questa consapevolezza in scelte concrete, o se ci si limiterà, ancora una volta, ad aggiungere una riga nelle Indicazioni Nazionali. Per la scuola dell'infanzia e primaria, intanto, il ricambio generazionale dei docenti potrebbe rappresentare un'opportunità: i nuovi insegnanti in arrivo dal concorso PNRR 2 porteranno con sé una formazione più aggiornata, che include almeno in parte queste tematiche.

Ma servono risorse, ore dedicate, formazione specifica per i docenti. Servono scelte. La proposta di Lavenia, con tutti i suoi limiti operativi, ha almeno il pregio di porre la domanda giusta: siamo davvero convinti che insegnare a rispettare l'altro sia meno importante di insegnare le equazioni di secondo grado?

Pubblicato il: 8 aprile 2026 alle ore 07:43

Domande frequenti

Qual è la proposta di Giuseppe Lavenia riguardo l'educazione scolastica?

Lavenia propone di inserire rispetto ed empatia come materie obbligatorie nel curriculum scolastico, con ore settimanali dedicate, a partire dalla scuola dell'infanzia. Ritiene che queste competenze debbano avere la stessa dignità delle materie tradizionali.

Cosa prevedono attualmente i programmi scolastici italiani sull'educazione al rispetto e all'empatia?

I nuovi programmi scolastici includono l'educazione civica, che tratta temi come cittadinanza digitale, rispetto delle diversità e gestione dei conflitti. Tuttavia, queste tematiche sono spesso trattate in modo frammentario e con poche ore dedicate.

Perché la proposta di inserire rispetto ed empatia come materie obbligatorie è considerata urgente?

L'aumento di episodi di violenza giovanile, bullismo e disagio psicologico tra adolescenti mostra che le risposte attuali sono insufficienti. L'educazione socio-emotiva è vista come una necessità per prevenire questi fenomeni e formare persone capaci di vivere insieme.

Quali sono le principali difficoltà operative nell'attuare la proposta di Lavenia?

Le difficoltà riguardano la formazione specifica dei docenti, la definizione di programmi e criteri di valutazione, e la necessità di risorse e ore dedicate. Questi aspetti rendono complessa la trasformazione della proposta in prassi concreta.

Esistono esempi europei di educazione socio-emotiva strutturata nelle scuole?

Sì, in Paesi come Finlandia e Danimarca l'educazione socio-emotiva è parte integrante dei curricoli scolastici. Ad esempio, in Danimarca esiste da decenni un'ora settimanale dedicata all'empatia e alla coesione del gruppo classe.

Redazione EduNews24

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