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Dall'io al noi: perché la scuola deve rimettere la relazione al centro
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Dall'io al noi: perché la scuola deve rimettere la relazione al centro

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La retorica della centralità dello studente rischia di alimentare individualismi. Serve riscoprire la dimensione relazionale dell'educazione, il dialogo tra pari e il rapporto autentico tra docente e alunno

La centralità dello studente: un dogma da ripensare

C'è un'espressione che da decenni attraversa ogni documento ministeriale, ogni piano dell'offerta formativa, ogni convegno pedagogico che si rispetti: la centralità dello studente. È diventata un canone, quasi un riflesso condizionato del lessico scolastico contemporaneo. La si invoca come principio indiscutibile, la si declina in mille varianti, la si stampa nei PTOF con la solennità di un articolo costituzionale.

Eppure, a guardarla da vicino, questa formula così rassicurante nasconde una zona d'ombra che merita attenzione. Perché mettere lo studente al centro, se fatto in modo acritico, può significare anche isolarlo. Separarlo dal tessuto di relazioni che, in realtà, è il vero motore della sua crescita.

Non si tratta di rinnegare le conquiste della pedagogia attiva o di tornare a una scuola autoritaria e frontale. Il punto è un altro, più sottile. La formazione della personalità non avviene nel vuoto di un soggetto autosufficiente, ma dentro una rete di legami, confronti, attriti, riconoscimenti reciproci. Avviene, in una parola, nella relazione.

E stando a quanto emerge dalle analisi più lucide sulla condizione giovanile, è proprio questa dimensione relazionale a trovarsi oggi in sofferenza. Il crescente individualismo, alimentato anche da modelli culturali e tecnologici che premiano la performance solitaria, sta frammentando i legami sociali dentro e fuori le aule. La scuola, che dovrebbe essere il primo antidoto, rischia invece di assecondare questa deriva quando riduce tutto alla centralità del singolo.

La relazione educativa come fondamento

La relazione educativa non è un accessorio, un complemento gentile all'istruzione vera. È il fondamento stesso dell'apprendimento. Lo sapevano i greci, che immaginavano il sapere come qualcosa che si trasmette camminando insieme, nel dialogo. Lo confermano oggi le neuroscienze, che mostrano come il cervello impari meglio quando è attivato da un contesto emotivo e sociale significativo.

Un ragazzo che si sente visto, ascoltato, riconosciuto da un adulto credibile non apprende soltanto nozioni. Sviluppa fiducia, costruisce un'immagine di sé, impara a stare nel mondo con gli altri. Al contrario, un sistema che lo tratta come destinatario passivo di un servizio, per quanto personalizzato, lo impoverisce.

Questa consapevolezza dovrebbe orientare non solo la didattica quotidiana, ma anche le scelte di politica scolastica. Quando si progettano percorsi formativi, come accade ad esempio con le Nuove Linee Guida per il Passaggio dall'IeFP all'IP: Opportunità e Responsabilità, la dimensione relazionale dell'accompagnamento dello studente dovrebbe essere il primo criterio, non l'ultimo.

Docente e studente: un incontro tra generazioni

Il rapporto tra docente e studente è, nella sua essenza, un incontro tra generazioni. Non un confronto tra un erogatore di contenuti e un fruitore, ma un dialogo asimmetrico e fecondo tra chi ha attraversato un pezzo di mondo e chi sta iniziando a farlo.

Questa asimmetria non è un difetto da correggere in nome di un malinteso egualitarismo. È una risorsa. L'insegnante che porta in classe la propria esperienza, la propria passione, anche le proprie fragilità, offre allo studente qualcosa che nessun tutorial online potrà mai sostituire: un modello umano con cui confrontarsi, a cui a volte opporsi, da cui comunque imparare.

Ma perché questo incontro sia autentico, servono condizioni concrete. Serve tempo, che oggi è sempre più compresso tra adempimenti burocratici e urgenze organizzative. Serve spazio mentale, che viene eroso da carichi di lavoro spesso invisibili all'esterno, come racconta bene l'analisi su Il Lavoro Sconosciuto dei Docenti: Oltre le 36 Ore Settimanali. E serve una formazione dei docenti che non sia solo aggiornamento disciplinare o addestramento digitale, ma cura della dimensione relazionale della professione.

Un insegnante stremato, sottopagato, schiacciato dalla burocrazia, fatica a essere presente nella relazione. Non per mancanza di volontà, ma per mancanza di risorse, fisiche e psicologiche.

Il dialogo tra pari e la costruzione del noi

La relazione educativa non si esaurisce nel rapporto verticale con il docente. C'è un'altra dimensione, altrettanto cruciale, che la scuola è chiamata a coltivare: il dialogo tra pari.

Imparare a discutere con un compagno che la pensa diversamente. Sostenere una posizione e accettare di rivederla. Lavorare insieme su un progetto, con tutto ciò che questo comporta in termini di negoziazione, frustrazione, scoperta dell'altro. Sono esperienze che nessuna didattica individualizzata può sostituire, e che la scuola è tra i pochi luoghi rimasti a poter garantire in modo sistematico.

La socialità a scuola non è il rumore di fondo dell'apprendimento. Ne è una componente essenziale. Le ricerche sulla cooperative learning lo documentano da anni, ma troppo spesso queste pratiche restano confinate in progetti sperimentali, senza diventare cultura condivisa.

In un'epoca in cui i social media offrono una parvenza di connessione che in realtà isola, in cui il confronto si riduce spesso allo scontro tra monologhi, la classe scolastica rappresenta uno spazio potenzialmente prezioso. Un laboratorio di convivenza, dove si impara che il proprio pensiero si arricchisce passando attraverso quello degli altri.

Non è un caso che le riflessioni più avvertite sulla crisi della partecipazione democratica, come quella proposta in Insegnare Speranza e Partecipazione Civica in Tempi di Crisi Democratica, individuino nella scuola il luogo dove si gettano le basi della cittadinanza attiva. Ma non c'è cittadinanza senza capacità di relazione.

Oltre l'individualismo: una scuola che forma persone

La questione, in fondo, è semplice nella sua formulazione, complessa nella sua realizzazione. Si tratta di passare da una pedagogia dell'io a una pedagogia del noi. Non per annullare il singolo nel gruppo, ma per ricordare che la formazione della persona è sempre, inevitabilmente, un fatto sociale.

Questo spostamento di accento ha conseguenze pratiche. Significa:

  • Ripensare gli spazi scolastici, ancora troppo spesso organizzati per file ordinate di banchi individuali
  • Valorizzare le attività collaborative non come diversivo, ma come strategia didattica strutturale
  • Investire sulla formazione relazionale dei docenti, non solo sulle competenze tecniche
  • Restituire centralità ai momenti di confronto, assemblea, discussione collettiva
  • Considerare il benessere relazionale della classe come indicatore di qualità al pari dei risultati nelle prove standardizzate

La pedagogia relazionale non è una moda accademica. È una necessità storica. In un contesto segnato dalla frammentazione dei legami sociali, dalla crisi delle agenzie educative tradizionali, dalla solitudine crescente di adolescenti iper-connessi e sotto-relazionati, la scuola ha una responsabilità specifica.

Non può limitarsi a istruire individui competenti. Deve formare persone capaci di stare con gli altri, di ascoltare, di costruire insieme. Persone che sappiano dire noi senza perdere il proprio io, ma anzi ritrovandolo arricchito.

È un compito enorme, certo. Ma è esattamente il compito per cui la scuola pubblica è nata. Sarebbe il caso di ricordarsene, prima che l'individualismo trasformi le aule in una collezione di solitudini accostate.

Pubblicato il: 8 aprile 2026 alle ore 10:07

Domande frequenti

Perché la centralità dello studente viene messa in discussione nell'articolo?

L'articolo sottolinea che una centralità dello studente interpretata in modo acritico può portare all'isolamento, ignorando la fondamentale dimensione relazionale necessaria alla crescita e alla formazione personale.

Qual è il ruolo della relazione educativa nell'apprendimento?

La relazione educativa è descritta come il fondamento stesso dell'apprendimento, poiché permette allo studente di sentirsi riconosciuto, sviluppare fiducia in sé stesso e imparare a vivere con gli altri, andando oltre la semplice trasmissione di nozioni.

In che modo il rapporto tra docente e studente contribuisce alla formazione degli studenti?

Il rapporto tra docente e studente è visto come un incontro tra generazioni, dove l'insegnante offre modelli umani e relazionali insostituibili, arricchendo il percorso formativo dello studente attraverso il dialogo e il confronto.

Perché il dialogo tra pari è considerato essenziale a scuola?

Il dialogo tra pari favorisce la discussione, la negoziazione e la collaborazione, elementi che aiutano a costruire competenze sociali e cittadinanza attiva, rendendo la scuola un laboratorio di convivenza fondamentale nella società attuale.

Quali sono le proposte concrete per una scuola più orientata alla relazione?

L'articolo propone di ripensare gli spazi scolastici, valorizzare le attività collaborative, investire nella formazione relazionale dei docenti e considerare il benessere relazionale della classe come un indicatore di qualità scolastica.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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