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Dad a maggio 2026? Il Ministero frena: «Non è nei piani del governo»
Scuola

Dad a maggio 2026? Il Ministero frena: «Non è nei piani del governo»

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La crisi energetica legata al conflitto USA-Iran riaccende lo spettro della didattica a distanza. Ma dal Ministero arriva una smentita netta, mentre Pacifico (Anief) avverte: servono piani di emergenza

Lo spettro della Dad torna nelle scuole italiane

Bastano due parole, didattica a distanza, per far tremare il mondo della scuola italiana. E nelle ultime ore quelle due parole sono tornate a circolare con insistenza, alimentate dalla crisi energetica innescata dal conflitto tra Stati Uniti e Iran e dalla prospettiva, per ora solo sussurrata, di un possibile ricorso alla Dad nel mese di maggio 2026.

La voce ha preso corpo rapidamente, com'è tipico delle notizie che toccano milioni di famiglie. Il meccanismo è noto: un'ipotesi tecnica legata ai possibili razionamenti energetici si trasforma in poche ore in un allarme generalizzato. E il Ministero dell'Istruzione e del Merito è stato costretto a intervenire.

La posizione del Ministero: nessuna Dad in programma

La smentita è arrivata in modo diretto. Stando a quanto emerge dalle dichiarazioni ufficiali, il Ministero ha chiarito che la didattica a distanza non è contemplata nel piano del governo. Nessuna circolare, nessuna direttiva in preparazione, nessun tavolo tecnico attivato per predisporre un ritorno alle lezioni da remoto.

Una posizione netta, che prova a spegnere sul nascere le speculazioni. Del resto, dopo l'esperienza pandemica del 2020-2021, la Dad rappresenta per l'esecutivo un tabù politico prima ancora che organizzativo: riesumarla significherebbe ammettere un livello di emergenza che nessuno, a Palazzo Chigi, intende comunicare.

Va ricordato che il quadro normativo attuale, costruito progressivamente dopo la fase Covid, prevede il ricorso alla didattica digitale integrata solo in casi eccezionali e circoscritti, disciplinati dai singoli istituti nei loro piani per la DDI. Un ritorno massivo e obbligatorio alla Dad richiederebbe un intervento legislativo ad hoc.

Crosetto e la crisi energetica: il quadro geopolitico pesa sulla scuola

Se il Ministero dell'Istruzione chiude la porta alla Dad, il contesto in cui questa ipotesi è maturata resta tutt'altro che rassicurante. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato apertamente che la crisi energetica è preoccupante, un'ammissione che pesa e che legittima, almeno in parte, le preoccupazioni di chi teme contraccolpi anche sul sistema scolastico.

L'escalation del conflitto tra Washington e Teheran ha avuto effetti immediati sui mercati energetici globali. L'Italia, storicamente dipendente dalle importazioni per il proprio fabbisogno, si trova in una posizione di vulnerabilità che non può essere ignorata. La domanda di fondo è semplice: se i razionamenti dovessero diventare realtà, le scuole sarebbero tra i primi edifici pubblici a subirne le conseguenze?

È una domanda a cui nessuno, per il momento, vuole rispondere ufficialmente. Ma il fatto stesso che venga posta la dice lunga sul clima di incertezza che attraversa il Paese in questo aprile 2026. Proprio in un momento in cui il mondo della scuola è già attraversato da tensioni significative, come dimostra lo Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa, previsto tra poche settimane.

L'allarme di Marcello Pacifico: prepararsi al peggio

A rompere il silenzio prudente del mondo sindacale ci ha pensato Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'Anief, che ha lanciato un allarme esplicito sulla possibile necessità di adottare misure emergenziali qualora la crisi energetica dovesse aggravarsi.

La posizione di Pacifico non è una richiesta di tornare alla Dad, ma piuttosto un invito a non farsi trovare impreparati. Un appello alla pianificazione che, letto tra le righe, contiene una critica implicita: il sistema scolastico italiano non può permettersi di reagire all'emergenza con l'improvvisazione che caratterizzò la prima fase della pandemia.

L'esperienza del 2020 dovrebbe aver insegnato qualcosa. All'epoca, milioni di studenti furono catapultati davanti a uno schermo senza che esistesse un'infrastruttura tecnologica adeguata, senza formazione specifica per i docenti, senza alcuna attenzione ai divari digitali che penalizzavano le famiglie più fragili. Se davvero si profilasse uno scenario analogo, il minimo sarebbe arrivarci con un piano.

Nel frattempo, il confronto tra Ministero e rappresentanze sindacali prosegue su altri fronti, come quello relativo all'Avvio corsi di specializzazione per il sostegno: il Ministero incontra i sindacati, segno che la macchina amministrativa continua a lavorare sulla programmazione ordinaria.

Un déjà vu che preoccupa famiglie e docenti

Per le famiglie italiane, la sola parola "Dad" evoca ricordi che in molti preferirebbero dimenticare. Genitori costretti a trasformarsi in assistenti scolastici improvvisati, bambini isolati, adolescenti alle prese con un disagio psicologico che gli studi successivi hanno documentato in modo inequivocabile. Non stupisce che la notizia, per quanto smentita, abbia generato un'ondata di preoccupazione.

Anche tra i docenti il nervosismo è palpabile. Chi insegna sa bene che la didattica a distanza non è semplicemente una lezione fatta davanti a una webcam: è un modello diverso, che richiede competenze specifiche e che, per sua natura, non può sostituire la relazione educativa in presenza. Lo sanno i professori, lo sanno i dirigenti scolastici, lo sanno, in teoria, anche i decisori politici.

La questione resta aperta. Il Ministero esclude la Dad, ma la crisi energetica è reale e le sue evoluzioni difficili da prevedere. In un contesto in cui anche scadenze amministrative ordinarie, come quelle relative alle Scadenze per la Graduatoria di Terza Fascia ATA: Ci Si Aspetta Un Chiarimento entro il 5 Maggio, richiedono chiarimenti urgenti, l'idea di dover gestire contemporaneamente un'emergenza energetica e le sue ricadute sulla didattica appare come uno scenario che nessuno vorrebbe affrontare.

Eppure, come insegna la storia recente di questo Paese, le emergenze non chiedono il permesso. E farsi trovare pronti, questa volta, non sarebbe un lusso ma un dovere.

Pubblicato il: 8 aprile 2026 alle ore 10:02

Domande frequenti

Il Ministero dell'Istruzione prevede il ritorno alla Dad a maggio 2026?

No, il Ministero dell'Istruzione ha smentito ufficialmente ogni ipotesi di ritorno alla didattica a distanza per maggio 2026. Non sono previste circolari, direttive o tavoli tecnici in merito.

Qual è il contesto che ha alimentato le voci su una possibile Dad?

Le voci sono nate a seguito della crisi energetica causata dal conflitto tra Stati Uniti e Iran, che potrebbe portare a razionamenti energetici. Questa prospettiva ha sollevato preoccupazioni su possibili ripercussioni anche nel sistema scolastico italiano.

In quali casi è prevista la didattica digitale integrata secondo la normativa attuale?

La normativa attuale prevede l'uso della didattica digitale integrata solo in casi eccezionali e circoscritti, regolamentati dai singoli istituti nei loro piani per la DDI. Un ritorno massivo alla Dad richiederebbe invece un intervento legislativo specifico.

Quali sono le principali preoccupazioni espresse da sindacati e famiglie?

Sia i sindacati che le famiglie temono di dover affrontare nuovamente le difficoltà vissute durante la pandemia, come la mancanza di infrastrutture adeguate e il disagio psicologico degli studenti. L'invito è a non farsi trovare impreparati in caso di emergenze future.

Cosa suggerisce Marcello Pacifico in merito alla gestione di eventuali emergenze?

Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, non chiede il ritorno alla Dad ma invita a una pianificazione preventiva. Sottolinea l'importanza di non ripetere l'improvvisazione che ha caratterizzato la prima fase della pandemia.

Quali sono le principali sfide che la scuola italiana potrebbe dover affrontare se la crisi energetica peggiorasse?

Se la crisi energetica dovesse aggravarsi, le scuole potrebbero essere tra i primi edifici pubblici a subire razionamenti, con possibili ripercussioni sull'organizzazione scolastica. Per questo motivo si discute della necessità di piani di emergenza adeguati.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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