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Bari, neonata salvata dalla cecità a soli 20 giorni di vita: lo screening che ha fatto la differenza
Editoriali

Bari, neonata salvata dalla cecità a soli 20 giorni di vita: lo screening che ha fatto la differenza

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Al Policlinico di Bari uno screening neonatale ha individuato un retinoblastoma bilaterale in una neonata di 20 giorni, consentendo un intervento tempestivo che le ha salvato la vista.

Sommario

La diagnosi precoce che ha cambiato tutto

Venti giorni di vita. Tanto è bastato ai medici del Policlinico di Bari per individuare un tumore che, senza intervento, avrebbe condannato una neonata alla cecità. La piccola è stata sottoposta a uno screening oftalmologico neonatale di routine, una procedura che nel capoluogo pugliese viene eseguita sistematicamente sui nuovi nati. L'esame ha rivelato la presenza di un retinoblastoma bilaterale, un tumore maligno della retina che colpisce prevalentemente i bambini nei primi anni di vita. La tempestività della diagnosi ha rappresentato un fattore cruciale. In molti casi, questo tipo di neoplasia viene scoperto solo quando i sintomi diventano evidenti, spesso troppo tardi per preservare la funzione visiva. A Bari, invece, il protocollo di screening ha permesso di intercettare la malattia in una fase estremamente precoce, aprendo la strada a un trattamento conservativo. La notizia ha acceso i riflettori sull'importanza dei controlli neonatali e sul valore di programmi sanitari strutturati che non lasciano nulla al caso.

Cos'è il retinoblastoma e perché il tempo è decisivo

Il retinoblastoma è un tumore raro che si sviluppa nelle cellule della retina. Colpisce circa 1 neonato su 15.000-20.000 e rappresenta il tumore intraoculare più frequente in età pediatrica. Può manifestarsi in forma unilaterale, interessando un solo occhio, oppure bilaterale, come nel caso della neonata barese. La forma bilaterale è quasi sempre associata a una mutazione genetica ereditaria del gene RB1, presente fin dalla nascita. Il segnale clinico più noto è la leucocoria, quel riflesso bianco nella pupilla che talvolta i genitori notano nelle fotografie scattate con il flash. Ma affidarsi a un sintomo visibile significa, nella maggior parte dei casi, arrivare tardi. Quando il tumore raggiunge dimensioni significative, le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente e il rischio di dover ricorrere all'enucleazione, cioè alla rimozione chirurgica dell'occhio, aumenta in modo considerevole. Nei casi più gravi, il retinoblastoma può persino metastatizzare, mettendo a rischio la vita del paziente. Ecco perché ogni settimana guadagnata nella diagnosi può fare la differenza tra conservare la vista e perderla definitivamente.

Il protocollo di screening neonatale di Bari

Il Policlinico di Bari ha implementato un programma di screening oftalmologico neonatale che prevede il controllo sistematico del riflesso rosso nei neonati entro le prime settimane di vita. Si tratta di un esame semplice, rapido e non invasivo: il medico utilizza un oftalmoscopio per verificare che la luce riflessa dalla retina sia uniforme e di colore rosso-arancio. Un'alterazione di questo riflesso può indicare la presenza di cataratta congenita, glaucoma o, appunto, retinoblastoma. Nel caso della neonata, l'anomalia è stata immediatamente riconosciuta e ha attivato un percorso diagnostico approfondito. L'aspetto più significativo di questa vicenda riguarda il carattere sistematico del protocollo. Non si è trattato di un controllo richiesto dai genitori o suggerito da un sospetto clinico, ma di una procedura standard applicata a tutti i neonati. È questo che distingue uno screening efficace da un semplice esame occasionale. Il team di neonatologia e oftalmologia del Policlinico ha lavorato in sinergia, dimostrando come la collaborazione multidisciplinare sia essenziale per intercettare patologie gravi in fase iniziale.

L'intervento e il percorso terapeutico

Dopo la diagnosi, la neonata è stata presa in carico da un'équipe specializzata che ha avviato un trattamento conservativo mirato a eliminare il tumore preservando entrambi gli occhi. Le terapie oggi disponibili per il retinoblastoma diagnosticato precocemente comprendono la chemioterapia intrarteriosa, la crioterapia, la laserterapia e la brachiterapia. La scelta del trattamento dipende dalla dimensione e dalla localizzazione del tumore, oltre che dallo stadio della malattia. Nel caso specifico, la diagnosi a soli 20 giorni di vita ha permesso di intervenire quando le lesioni erano ancora di dimensioni contenute. Questo ha aumentato significativamente le probabilità di successo terapeutico e ridotto il rischio di complicanze a lungo termine. I medici hanno sottolineato che, senza lo screening, la diagnosi sarebbe probabilmente avvenuta mesi dopo, in una fase in cui le opzioni conservative sarebbero state molto più limitate. La piccola paziente è attualmente seguita con un programma di follow-up rigoroso, necessario per monitorare eventuali recidive e garantire il corretto sviluppo della funzione visiva nei primi anni di vita, una fase cruciale per la maturazione del sistema nervoso.

Un modello da esportare in tutta Italia

La vicenda di Bari solleva una questione che va oltre il singolo caso clinico. In Italia, lo screening del riflesso rosso nei neonati non è ancora uniformemente applicato su tutto il territorio nazionale. Alcune regioni lo prevedono nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), altre lo lasciano alla discrezionalità delle singole strutture ospedaliere. Il risultato è una disparità che può avere conseguenze concrete sulla salute dei bambini. Un neonato nato in un ospedale dotato di protocolli avanzati ha maggiori probabilità di ricevere una diagnosi precoce rispetto a uno nato in una struttura dove questi controlli non sono previsti. Gli esperti di oftalmologia pediatrica chiedono da tempo l'introduzione di uno screening obbligatorio e standardizzato a livello nazionale, sul modello di quanto già avviene per le malattie metaboliche. Il costo dell'esame è irrisorio, la procedura richiede pochi minuti e i benefici, come dimostra il caso barese, possono essere enormi. La Puglia, con questo risultato, si posiziona come un punto di riferimento nella prevenzione neonatale.

Un segnale di speranza e un monito

La storia della neonata di Bari è innanzitutto una buona notizia. Una bambina che rischiava di perdere la vista è stata salvata grazie alla competenza dei medici e a un sistema sanitario che ha funzionato come dovrebbe. Ma è anche un monito. Ogni giorno, in Italia, nascono bambini che non beneficiano degli stessi controlli. Il retinoblastoma, se non diagnosticato in tempo, può portare alla perdita degli occhi o, nei casi peggiori, alla morte. Eppure basterebbero pochi secondi di esame per cambiare il destino di un neonato. Il Policlinico di Bari ha dimostrato che la medicina preventiva non è un lusso, ma un investimento. I numeri parlano chiaro: quando il retinoblastoma viene individuato allo stadio iniziale, il tasso di sopravvivenza supera il 95% e le possibilità di conservare la vista sono elevate. Resta ora da capire se questa esperienza diventerà un modello replicabile o rimarrà un'eccellenza isolata. La risposta dipende dalla volontà politica e dalla capacità del sistema sanitario di mettere la prevenzione al centro delle proprie priorità.

Pubblicato il: 8 aprile 2026 alle ore 10:03

Domande frequenti

Cos'è il retinoblastoma e quali sono i rischi associati a una diagnosi tardiva?

Il retinoblastoma è un tumore maligno raro della retina che colpisce prevalentemente i bambini nei primi anni di vita. Una diagnosi tardiva può ridurre drasticamente le opzioni terapeutiche, aumentando il rischio di perdita della vista, rimozione dell'occhio o, nei casi più gravi, metastasi e rischio per la vita del paziente.

In cosa consiste lo screening oftalmologico neonatale eseguito a Bari?

Lo screening neonatale a Bari prevede il controllo sistematico del riflesso rosso nei neonati entro le prime settimane di vita, tramite un esame semplice e non invasivo eseguito con l'oftalmoscopio. Questo protocollo permette di individuare precocemente anomalie oculari come cataratta congenita, glaucoma e retinoblastoma.

Quali vantaggi offre una diagnosi precoce del retinoblastoma?

La diagnosi precoce consente di intervenire quando le lesioni sono ancora di piccole dimensioni, aumentando le probabilità di successo terapeutico e preservando la funzione visiva. Inoltre, riduce il rischio di complicanze a lungo termine e la necessità di interventi più invasivi.

Quali sono le principali terapie disponibili per il retinoblastoma diagnosticato precocemente?

Le terapie comprendono chemioterapia intrarteriosa, crioterapia, laserterapia e brachiterapia. La scelta del trattamento dipende da dimensione, localizzazione e stadio del tumore; la diagnosi precoce facilita l'adozione di approcci conservativi.

Perché si parla del protocollo di Bari come modello da esportare a livello nazionale?

Il protocollo di Bari rappresenta un esempio di screening sistematico ed efficace, che ha dimostrato benefici concreti nella prevenzione della cecità e nella diagnosi precoce del retinoblastoma. L'adozione di uno screening obbligatorio e standardizzato in tutta Italia ridurrebbe le disparità attuali e migliorerebbe la salute dei neonati su scala nazionale.

Quali sono le criticità attuali nello screening oftalmologico neonatale in Italia?

Attualmente, lo screening del riflesso rosso non è applicato uniformemente in tutte le regioni italiane, creando disparità nell'accesso alla diagnosi precoce. Questo può determinare differenze significative nelle possibilità di prevenzione e cura tra i neonati nati in diverse strutture ospedaliere.

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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