- Il mosaico dei calendari regionali
- Chi apre per primo: Bolzano e Valle d'Aosta
- La settimana del 14 settembre: Friuli Venezia Giulia e Umbria
- Lazio, Sicilia e Puglia: si parte dalla metà del mese
- Le Regioni che mancano all'appello
- Come funziona il meccanismo dei calendari scolastici
- Domande frequenti
La domanda è sempre la stessa, ogni anno, e torna puntuale con i primi caldi primaverili: quando inizia la scuola a settembre 2026? Famiglie, docenti, personale ATA e studenti cercano date certe per organizzare vacanze, supplenze, trasferimenti. E le Regioni, con tempistiche diverse tra loro, stanno iniziando a fornire risposte concrete pubblicando i calendari scolastici per l'anno 2026/27.
Il quadro, ad oggi, è ancora parziale. Ma le delibere già approvate permettono di tracciare una mappa abbastanza chiara del primo giorno di scuola 2026 in diverse aree del Paese.
Il mosaico dei calendari regionali
Come ogni anno, l'inizio delle lezioni a settembre 2026 non sarà uguale per tutti. In Italia non esiste una data unica nazionale: la competenza spetta alle singole Regioni e Province autonome, che fissano autonomamente apertura e chiusura dell'anno scolastico, nel rispetto del vincolo minimo di 200 giorni di lezione stabilito dalla normativa statale.
Il risultato è un calendario frammentato, con differenze che possono arrivare anche a dieci giorni tra una Regione e l'altra. Ecco il riepilogo aggiornato delle date di inizio scuola 2026 finora ufficializzate:
| Regione / Provincia autonoma | Data inizio lezioni |
|---|---|
| Provincia autonoma di Bolzano | 7 settembre 2026 |
| Valle d'Aosta | 10 settembre 2026 |
| Friuli Venezia Giulia | 14 settembre 2026 |
| Umbria | 14 settembre 2026 |
| Lazio | 15 settembre 2026 |
| Sicilia | 15 settembre 2026 |
| Puglia | 17 settembre 2026 |
Chi apre per primo: Bolzano e Valle d'Aosta
Non è una novità. La Provincia autonoma di Bolzano conferma la tradizione e si posiziona come il territorio dove le aule riapriranno prima di tutti: il 7 settembre 2026, un lunedì. Del resto l'Alto Adige chiude anche prima, a metà giugno, seguendo un modello più vicino a quello austriaco e tedesco.
Tre giorni dopo toccherà alla Valle d'Aosta, che ha fissato l'apertura delle scuole il 10 settembre 2026. Anche in questo caso si tratta di una scelta coerente con gli anni passati: la Regione a statuto speciale tende ad anticipare leggermente rispetto alla maggioranza delle altre.
La settimana del 14 settembre: Friuli Venezia Giulia e Umbria
L'ultimo aggiornamento riguarda l'Umbria, che ha deliberato il 14 settembre 2026 come data di avvio delle lezioni, allineandosi al Friuli Venezia Giulia. Due Regioni geograficamente distanti ma accomunate dalla stessa scelta di collocarsi nella fascia intermedia del calendario.
Per le famiglie umbre e friulane, dunque, la seconda settimana di settembre segnerà il ritorno sui banchi. Un dato utile anche per chi sta già pianificando gli acquisti del materiale scolastico: stando a quanto emerge dagli ultimi dati disponibili, i costi per le dotazioni di base continuano a rappresentare una voce significativa nei bilanci familiari, come evidenziato dal recente aggiornamento sui costi dei libri di testo per la scuola primaria nel 2025/2026.
Lazio, Sicilia e Puglia: si parte dalla metà del mese
Il calendario scolastico del Lazio per il 2026/27 prevede l'inizio delle lezioni il 15 settembre, un martedì. Stessa data per la Sicilia, che conferma un allineamento ormai consolidato con la Regione laziale.
Chi rientrerà per ultimo, almeno tra le Regioni che si sono già espresse, è la Puglia: il 17 settembre 2026. Un giovedì, il che significa che per molti studenti pugliesi la prima settimana sarà di fatto cortissima, con appena due giorni di lezione prima del weekend.
La scelta pugliese non sorprende chi segue l'andamento dei calendari regionali. La Regione ha spesso optato per date leggermente più tardive, bilanciando il ritardo in apertura con chiusure posticipate o un diverso schema di sospensioni durante l'anno.
Le Regioni che mancano all'appello
Ad oggi, la maggior parte delle Regioni italiane non ha ancora pubblicato il proprio calendario scolastico regionale 2026/27. Mancano all'appello, tra le altre, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Calabria, Sardegna, Liguria, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e la Provincia autonoma di Trento.
Le delibere arriveranno nelle prossime settimane, con una concentrazione prevedibile tra aprile e giugno. In genere le Regioni del Centro-Nord tendono a collocare l'inizio tra l'11 e il 15 settembre, mentre alcune Regioni del Sud hanno storicamente preferito date più avanzate, ma le variazioni anno su anno non mancano.
Questo articolo verrà aggiornato man mano che le singole Regioni renderanno note le proprie decisioni.
Come funziona il meccanismo dei calendari scolastici
Vale la pena ricordare il quadro normativo di riferimento. Il DPR 275/1999 sull'autonomia scolastica e il D.Lgs. 112/1998 attribuiscono alle Regioni la competenza in materia di calendario scolastico. Il vincolo principale resta quello dei 200 giorni minimi di lezione, fissato dall'art. 74 del D.Lgs. 297/1994 (Testo Unico sulla scuola).
All'interno di questa cornice, ogni Regione stabilisce:
- la data di inizio e di fine delle lezioni
- i periodi di sospensione (vacanze natalizie, pasquali, ponti)
- eventuali giorni aggiuntivi di chiusura legati a festività locali o patronali
Le singole istituzioni scolastiche, poi, possono apportare adattamenti al calendario regionale nell'ambito del proprio Piano dell'Offerta Formativa, purché sia garantito il monte ore minimo previsto dalla legge. Questo significa che anche all'interno della stessa Regione possono esserci differenze tra un istituto e l'altro.
Un sistema complesso, che riflette la natura fortemente decentrata della governance scolastica italiana. E che ogni anno, puntualmente, genera il medesimo interrogativo tra milioni di famiglie: quando si torna in classe?
La risposta, per ora, è chiara solo per sette territori. Per tutti gli altri, non resta che attendere.
Nel frattempo, il mondo della scuola resta attraversato da tensioni che vanno ben oltre il calendario. Tra le questioni aperte, il dibattito sulla riforma delle prove Invalsi e delle Indicazioni Nazionali e il confronto sull'impatto dell'intelligenza artificiale nella didattica promettono di accompagnare anche il prossimo anno scolastico.