Tra il 2015 e il 2023 l'Italia ha ridotto del 16,5% la spesa per studente destinata agli stipendi dei docenti della scuola secondaria di secondo grado. È il numero meno citato del rapporto OCSE Education at a Glance 2026, ma è quello che spiega perché i salari reali degli insegnanti italiani sono calati di oltre dieci punti in un decennio.
Il numero che spiega il resto
Il Rapporto OCSE Education at a Glance 2026 pubblicato il 29 settembre 2026 misura otto anni di scelte di finanza pubblica, non di sola congiuntura. La spesa pubblica italiana per scuola primaria e secondaria è scesa dal 2,8% al 2,7% del PIL fra il 2015 e il 2023, mentre la media OCSE oscilla tra il 3,1% e il 3,2%. Il dato macro nasconde una scelta più specifica: nella secondaria di secondo grado la quota di spesa per studente che finiva in busta paga ai docenti è diminuita del 16,5% in otto anni.
Ha un impatto diretto perché nella scuola secondaria di primo grado la retribuzione dei docenti pesa per l'87% della spesa corrente delle scuole, e la spesa complessiva per tutto il personale copre l'88%. Quando la voce dominante di un bilancio si contrae di un sesto in otto anni, il risultato è quello che il rapporto certifica: salari statutari iniziali giù del 10% in termini reali fra 2015 e 2025, stipendi effettivi reali calati di almeno il 3% a tutti i livelli di istruzione. L'Italia è uno dei pochissimi paesi OCSE in cui questo accade.
La fedeltà come effetto, non come scelta
Questa contrazione convive con la stabilità professionale più alta d'Europa. Solo il 3% dei docenti italiani tra 30 e 49 anni della scuola secondaria di primo grado dichiara di voler cambiare lavoro nei successivi cinque anni: è tra le percentuali più basse dell'area OCSE. Un altro dato del rapporto spiega perché: il 49% degli occupati italiani ha almeno dieci anni di anzianità nello stesso posto. La permanenza sul lavoro in Italia è la norma, non l'eccezione.
Nel caso degli insegnanti c'è però un secondo strato. Il 14,9% dei docenti italiani ha scelto la scuola come seconda opzione professionale, contro l'8,4% della media OCSE. Chi entra spesso non lo fa per prima vocazione, e chi entra tende a restare perché il mercato del lavoro laureato paga poco tutti: la laurea triennale garantisce solo il 4% di vantaggio salariale sul diploma, contro il 39% della media OCSE, e la laurea magistrale il 35% contro il 54%. La retribuzione bassa dei docenti non è un'anomalia isolata, è la faccia di un problema più ampio di valorizzazione dei titoli di studio in Italia.
Nel frattempo la carriera resta piatta: dopo il primo decennio lo stipendio non cresce più fino alla pensione. Un docente di scuola secondaria di primo grado con quindici anni di esperienza guadagna circa 66.000 dollari a parità di potere d'acquisto contro i 111.800 di un collega tedesco e i 150.900 di un lussemburghese. Il confronto tra meno alunni e docenti più anziani in Italia mostra che il sistema tiene grazie all'anzianità, non grazie a percorsi di crescita.
Cosa cambia con l'inverno demografico
Il ridimensionamento della spesa incrocia una demografia in ritirata. L'OCSE prevede che entro il 2033 la popolazione italiana tra 5 e 14 anni scenderà del 18%: meno alunni, meno classi, meno cattedre. In parallelo, il 36% dei docenti italiani ha superato i 55 anni nel 2024, dieci punti in meno rispetto al 2015 ma ancora tra le percentuali più alte dell'area OCSE.
I due numeri insieme delineano una strategia implicita: il ricambio generazionale non sarà mai davvero necessario, perché il calo demografico assorbirà buona parte dei pensionamenti previsti nei prossimi dieci anni. Chi resta troverà una scuola con meno colleghi, retribuzioni che i rinnovi contrattuali del biennio 2022-2024 hanno solo parzialmente riequilibrato, e un carico di 80 ore annue di lavoro collegiale programmato tra assemblee, consigli di classe e programmazione. La denuncia dei docenti sulla burocrazia che divora tutto va letta insieme a questi numeri: le condizioni di lavoro non riguardano solo la busta paga, ma anche il tempo restituito all'insegnamento vero.
Tra gli insegnanti sotto i 30 anni la percentuale di part-time supera di oltre quindici punti la media dell'intero corpo docente: chi entra oggi entra con contratti più corti, mentre i colleghi senior restano fino alla pensione. La stessa dinamica investe gli strumenti quotidiani, come racconta l'analisi sul registro elettronico come collo di bottiglia dal 2026-2027, dove il carico digitale si concentra sui docenti stabili.
Il nuovo contratto scuola firmato a inizio 2026 riallinea in parte i salari nominali, ma non recupera il divario reale accumulato in otto anni di sotto-finanziamento. Con la spesa per docente della secondaria giù del 16,5% e i bambini che diminuiranno del 18% entro il 2033, la partita del prossimo triennio contrattuale non sarà solo alzare le retribuzioni: sarà decidere se la scuola italiana torna a essere una voce autonoma del bilancio pubblico o resta ancillare rispetto ad altre priorità di spesa.
Domande frequenti
Perché la spesa per docente nella scuola secondaria di secondo grado è diminuita così tanto tra il 2015 e il 2023?
La riduzione del 16,5% è dovuta a scelte di finanza pubblica che hanno privilegiato altre voci di spesa, determinando una contrazione significativa della quota destinata agli stipendi dei docenti nel bilancio scolastico.
Come ha influito la diminuzione della spesa sui salari reali degli insegnanti italiani?
La diminuzione ha portato a una riduzione dei salari reali di oltre il 10% tra il 2015 e il 2025, con un calo di almeno il 3% a tutti i livelli di istruzione, rendendo l'Italia uno dei pochi paesi OCSE in questa situazione.
Quali sono le prospettive di ricambio generazionale tra i docenti italiani nei prossimi anni?
Il calo demografico previsto, con una diminuzione del 18% degli alunni entro il 2033, assorbirà gran parte dei pensionamenti, rendendo poco necessario un ricambio generazionale significativo tra i docenti.
Perché molti docenti italiani restano nella professione nonostante i salari bassi?
Molti restano per la stabilità lavorativa, dato che il mercato del lavoro per laureati offre vantaggi salariali minimi rispetto al diploma, e la permanenza sul lavoro è la norma in Italia.
Cosa prevede il nuovo contratto scuola firmato nel 2026 riguardo agli stipendi?
Il nuovo contratto riallinea parzialmente i salari nominali, ma non riesce a colmare il divario reale accumulato negli anni di sotto-finanziamento, lasciando irrisolte molte criticità.
Quali sono le principali problematiche lavorative segnalate dai docenti oltre alla retribuzione?
Oltre ai salari, i docenti denunciano un eccessivo carico burocratico e un aumento delle ore di lavoro collegiale, che sottraggono tempo all'insegnamento vero e proprio.